SETTIMANALI DIOCESANI
Referendum sulla legge 40 a proposito di procreazione assistita, tutto sta nel quorum. Esauriti anche gli ultimi appelli, la parola passa alla coscienza delle persone. Non sono mancati i confronti, le inserzioni pubblicitarie, gli appelli di diverse categorie e le prese di posizione di molti leader politici. Neppure le accuse reciproche, le “ingenue” considerazioni, i silenzi interessati, qualche piazzata: a testimonianza che il tema oggetto di consultazione è quanto mai sentito e importante, anche se una buona dose d’ideologia è riuscita a complicare la linearità delle posizioni. Questo appuntamento referendario vede gli schieramenti di voto attestati su tre aree: il “sì” (con differenziazione tra la maggioranza “sparata” per i quattro “sì” e chi invece vota “no” al quarto quesito, sulla fecondazione eterologa), il “no” ai quattro quesiti e il “non voto”. Sta proprio qui il fatto nuovo del referendum, nella forte proposta del “doppio no”: “no” all’uso improprio dello strumento referendum su temi così delicati e di coscienza e “no” al cambiamento-stravolgimento di una legge “neonata” che non ha avuto il tempo di dare prova di sé. La via del “doppio no” è stata indicata con chiarezza e tempestività anche dai vescovi italiani, cui ha espresso vicinanza Papa Benedetto XVI durante l’assemblea della Cei. È stata, infine, ribadita con serenità e fermezza dal card. Camillo Ruini il 9 giugno in San Giovanni in Laterano. Il Comitato “Scienza e vita”, appositamente costituito in sede nazionale e capace di dare vita a vari gruppi locali, ha portato avanti con determinazione la strada dell’impegno contro questo referendum abbinata a una capillare informazione sulle tematiche in gioco e sulle ragioni del “doppio no” e ha anche avuto il coraggio di rispondere con puntualità e puntigliosità agli interventi pubblici del fronte avverso. Il punto cruciale del referendum è dunque il quorum: andranno a votare più o meno della metà degli italiani aventi diritto? L’attesa di chi è per il “sì” (ritenendosi maggioranza dei votanti ma non degli elettori) è che molti convinti per il “no” vadano alle urne, anche se la logica di questa consultazione dice di astenersi; dall’altra parte, si scommette su un’astensione vasta e generalizzata, utile al fine di mantenere la legge 40, che è comune con chi andrebbe a votare “no” ma aiuterebbe i “sì” a raggiungere il quorum. La differenza la faranno i cattolici, probabilmente. I quali decideranno nel primato della coscienza, “illuminata” ora dalle autorevoli indicazioni del magistero della Chiesa e sostenuta dal vasto movimento d’opinione che ha coinvolto e animato parrocchie e aggregazioni ecclesiali. Le questioni della vita restano decisive anche per il futuro dell’Italia e per la qualità della testimonianza cristiana nell’oggi. Il referendum è un passaggio, la strada continua. Cesare Contarini
direttore “La Difesa del Popolo” (Padova)