da Sir 8/2004
“Democrazia e governance internazionale”. Su questo tema si è svolto a Napoli, il 31 gennaio, l’ultimo seminario preparatorio alla 44ª Settimana sociale (Bologna, 7/10 ottobre 2004). All’incontro sono intervenuti tra gli altri Lorenzo Ornagli, rettore dell’Università Cattolica; Stefano Zamagni, economista e docente all’Università agli studi di Bologna; Sergio Marelli, direttore generale Focsiv e Giovanni Conso, presidente dell’Accademia dei Lincei. All’apertura dei lavori, mons . Lorenzo Chiarinelli , presidente del Comitato scientifico-organizzativo delle Settimane sociali ha invitato a “individuare nel mondo, anche se con fatica, ciò che è buono e giusto per l’umana convivenza”. Presentiamo alcuni spunti emersi durante il seminario, oltre al bilancio conclusivo tracciato da don Paolo Tarchi, direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale sociale e del lavoro.
Un nuovo “Medioevo”. Lorenzo Ornaghi ha posto l’accento sui mutamenti che hanno caratterizzato, negli ultimi quindici anni, il sistema internazionale. “Il politologo inglese Hedley Bull ha detto Ornaghi ha ravvisato nell’evoluzione dell’ordine internazionale (tramonto della sovranità degli Stati, risorgere della violenza privata, sviluppo di organizzazioni internazionali, unificazione tecnologica del mondo) un ‘nuovo Medioevo'”. “Una metafora”, ha chiarito, che però “mostra, in tutta la sua gravità, la sfida dell’insicurezza globale che ha cominciato ad affacciarsi dal 1989, con la rapida dissoluzione del blocco sovietico, con un aggravamento dopo l’11 settembre 2001”.
Ornaghi ha, poi, richiamato il politologo statunitense Amitai Etzioni, secondo il quale “la sussidiarietà richiama quell’istanza universalistica che percorreva e sosteneva la ‘società senza Stato’ della christiana respublica“. “La globalizzazione ha osservato Ornaghi porta con sé qualcosa dell’età di mezzo. Se nel passaggio dal Medioevo all’età moderna era in gioco il passaggio dall’universalismo al particolarismo, oggi si presenta come necessario il cammino opposto. Proprio quell’antico modello, capace di coniugare l’appartenenza a una singola comunità con un’identità universalistica, può forse aiutare a superare i molti ostacoli di un’insidiosa transizione”.
Basta con il diritto di veto all’Onu. “Lo scenario attuale ha affermato Giovanni Conso è drammatico: il gap sempre più grande tra Paesi ricchi e poveri, la tragedia africana (alla carenza di acqua e cibo, si aggiunge il flagello dell’aids), l’11 settembre e le sue conseguenze (anche il venir meno dei diritti fondamentali a Guantanamo), i casi di Enron e Parmalat sono alcuni esempi”. Sul piano politico ogni popolo deve ricevere lo stesso trattamento, ma bisogna prestare attenzione al principio di unanimità, avverte Conso, che si vuole inserire anche nella Costituzione europea. Per Conso “l’unanimità è uguale al diritto di veto, che impedisce all’Onu di garantire una governance davvero democratica. Gli Stati devono cedere un po’ della loro sovranità a favore della maggioranza per non tradire lo stesso concetto di partecipazione democratica”.
Quali sono le conseguenze della globalizzazione sul funzionamento e le qualità delle istituzioni della democrazia? Con questa domanda è iniziato l’intervento di Stefano Zamagni. “Quando si realizzano avanzate condizioni di globalizzazione ha sostenuto l’economista – le classiche istituzioni rappresentative della democrazia (elezioni, partiti, parlamento, governo) sono ridotte a svolgere una funzione più limitata e di minor peso”. E’ perciò vano, a giudizio di Zamagni, pensare che “il capitalismo globalizzato possa essere regolamentato finché non saranno costituite istituzioni in grado di esercitare in modo legittimo ed efficace il potere politico necessario”. Ma a chi tocca intervenire? Zamagni propone “un sottosistema sopranazionale democratico, sullo stile del metodo adottato dalla Convenzione europea”.
La globalizzazione, ha continuato l’economista, spinge i paesi ad essere più competitivi, ma ciò “è possibile solo investendo di più nel welfare”. Tra le proposte dell’economista, “un miglioramento delle istituzioni già esistenti; una riforma delle Nazioni Unite, con la creazione di una seconda assemblea dove la società civile transnazionale possa far arrivare la sua voce; la creazione di un’organizzazione mondiale delle migrazioni e di un’autorità mondiale in campo finanziario-monetario”.
Una nuova etica globale. “Ritengo che una governance globale ha dichiarato Sergio Marelli debba oggi porre al centro una nuova etica globale e un nuovo approccio alla globalizzazione. L’enciclica di Giovanni Paolo II ‘Sollecitudo rei socialis’ sottolinea come ogni opzione politica ed economica debba essere un’opzione etica per evitare che l’avidità del profitto e la sete del potere sacrifichino i diritti umani”. Tra le proposte da attuare in tempi brevi, Marelli ha individuato “in primo luogo, la riforma dell’attuale sistema delle Nazioni unite per contemperare i criteri economico e politico delle rappresentanze espresse a livello mondiale con il criterio demografico per coinvolgere le grandi nazioni popolose nei percorsi decisionali. In secondo luogo, la modifica del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite in un vero e proprio Consiglio di sicurezza per le questioni economiche, sociali e ambientali, costituito sulla base di una rappresentanza combinata tra potenze economiche, paesi demograficamente significativi e membri eletti dall’assemblea generale dell’Onu, e con poteri analoghi a quelli attribuiti al Consiglio di sicurezza già esistente”.
Comunità ecclesiale e sviluppo della democrazia. “I quattro seminari preparatori alla 44ª Settimana sociale sono stati un’occasione di analisi della democrazia nel contesto attuale, perché la complessità della questione al centro della prossima Settimana sociale, ‘La democrazia: nuovi scenari, nuovi poteri’, richiede che siano sviscerati in modo approfondito diversi aspetti”. È questo il bilancio di don Paolo Tarchi al termine del seminario. “Ora di fronte alle proposte emerse nei quattro incontri preparatori spiega l’impegno del comitato scientifico organizzatore della Settimana sociale è arrivare ad ottobre con tre o quattro tesi forti che possano essere non solo lo strumento su cui si rifletterà a Bologna, ma anche un campo di azione per tutta la comunità ecclesiale”. È importante, infatti, il ruolo della comunità cristiana nello sviluppo della democrazia. “Innanzitutto chiarisce don Tarchi – occorre prendere coscienza della complessità del fenomeno e di cosa comporta effettivamente la globalizzazione. Sarebbe auspicabile, poi, riuscire a cogliere come questo processo si governa e se ciascuno, individualmente ma anche collettivamente, è disposto a spendersi e a giocarsi”.
Insomma, conclude don Paolo, “è necessaria un’assunzione di responsabilità personale e collettiva: tutto questo discorso ha senso nella misura in cui si rilancia un protagonismo anche dal basso, sia delle persone sia delle comunità”.