Il “disorientamento morale della società lituana” è simile “alla melma che dal tugurio di un contadino alcoolizzato si propaga fino ai palazzi del Parlamento e del Governo”. Non ha usato mezzi termini l’arcivescovo di Kaunas Sigitas Tamkevicius, parlando in Parlamento in occasione della “Giornata del dolore e della speranza”, celebrata come ogni anno nei giorni scorsi, in occasione dell’anniversario della prima deportazione di massa sovietica dei lituani in Siberia (14 giugno 1941). L’arcivescovo ha deplorato “lo smarrimento dei fondamenti per la costruzione della futura Lituania” denunciando “i modelli di corruzione” che “fanno crescere nuove generazioni di adoratori del denaro” che “dileggiano l’amore per la patria e scherniscono chi si è sacrificato in suo nome”. Rievocando il genocidio perpetrato dal regime sovietico del quale, secondo il Centro di ricerca lituano sul genocidio e la resistenza, è stato vittima almeno un terzo dei cittadini del Paese, l’arcivescovo ha affermato: “Oggi vi sono nuove forme di schiavitù, le catene invisibili del benessere”, e ha espresso l’auspicio di “un livello morale più elevato nella classe politica” per contrastare “la diffusa tendenza di sostituire i principi del Decalogo con le opinioni dei media”.