La ripresa delle Settimane Sociali

da Sir 2° n.0/1988

Una grande opera di formazione permanente che coinvolgerà Vescovi e laici. Il primo appuntamento previsto per il 1990.   Quali sono stati i motivi che hanno spinto i Vescovi italiani a ripristinare le tradizionali “Settimane Sociali”? Una “nota”, approvata dalla recente XXX Assemblea della CEI, li riconosce prima di tutto nella “sollecitudine per il sociale” che caratterizza il magistero di Giovanni Paolo II. Anche nella realtà italiana molti sono i temi “duri” che “sfidano” la coscienza cristiana. La nota parla del grande numero di “esclusi” e di “marginali”, dei disoccupati e del crescere di “nuove povertà” come la solitudine, lo scarso spirito comunitario, la “bassa qualità della convivenza collettiva”. C’è anche un “segnale” che i Vescovi giudicano importante: dopo anni in cui sembrava prevalere il più chiuso soggettivismo, ora si avverte diffusamente il “ritorno di un forte bisogno di riflessione sul vivere e sul morire, sul significato degli altri e dei loro problemi, sull’etica degli affari, sui limiti della libertà individuale rispetto alle esigenze di solidarietà”. L’impegno di tutti per la trasformazione della società è dunque pieno di “senso” e coinvolge Vescovi e laici. La Nota ricorda il grande contributo dato in passato dalla dottrina sociale cristiana e vede, nella “nuova sollecitudine” il ritorno ad un’etica che guarda al bene comune. La Chiesa dunque deve arricchire i suoi strumenti di conoscenza, di riflessione, di elaborazione culturale “per dare un forte contributo alla cultura sociale del Paese”. Quali dunque le finalità che la nuova serie delle “Settimane” deve proporsi ? La Nota ne fa un breve elenco: 1) consentire approfondimenti di alto profilo culturale e scientifico; 2) consentire una integrazione di varie discipline per non rimanere soltanto su un piano socio-economico; 3) incoraggiare le attività formative (leggi scuole di cultura politica). È dunque “una grande opera comunitaria di formazione permanente” quella che farà capo alle “Settimane Sociali”, le quali rappresenteranno così una “rinnovata attenzione alla dottrina sociale della Chiesa”. Quale sarà il metodo di lavoro delle “Settimane”? Anzitutto esse avranno una periodicità triennale, la quale consentirà numerosi incontri e seminari di preparazione. Le Chiese locali verranno coinvolte in pieno nella preparazione e così tutte le associazioni, i movimenti e gli organismi interessati. I Vescovi si assumono la responsabilità piena della conduzione delle “Settimane” ma il posto dei laici competenti sarà molto ampio e decisivo. Il Presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, Mons. Fernando Charrier, così spiega la “novità” di questa nuova serie di “Settimane”: “Prima di tutto vi sarà la responsabilità diretta della Chiesa italiana, poi il coinvolgimento al massimo livello di laici competenti e impegnati in collegamento con i Vescovi. Le riflessioni, la documentazione e le conclusioni delle Settimane Sociali, non saranno necessariamente un atto del Magistero, ma costituiranno un approfondimento qualificato alla luce del Magistero”. La 41ª Settimana Sociale sarà probabilmente celebrata nel 1990. Sir