La scienza risponde

ASPETTI SCIENTIFICI

In relazione al referendum indetto per la legge 40/2004 che reca norme in materia di procreazione medicalmente assistita sorgono interrogativi circa le richieste di abrogazione o modifica della legge   IL PRIMO QUESITO riguarda le conseguenze relative alla richiesta di abolire il vincolo sulla necessità che sia accertata la sterilità della coppia e che venga cancellato ogni principio di gradualità, che dovrebbe seguire un iter diagnostico-terapeutico, onde poter accedere alla procreazione medicalmente assistita. In relazione a tale quesito va ricordato anzitutto che la procreazione è un processo che si svolge con una gradualità fisiologica per cui nella tromba uterina la cellula uovo fecondata, o zigote, comincia a dividersi prima in 2 cellule e poi, sempre a due a due, fino a 16 per assumere una forma di mora per cui si definisce morula. Quando le divisioni giungono a 32 cellule si forma una cavità nella morula, chiamata blastocisti. Successivamente nella cavità appare una masserella di cellule denominata “bottone embrionario o embrioblasto”. In questa fase il concepito s’impianta nell’utero materno e viene detto embrione. Tutto il processo che va dall’accoppiamento, alla fecondazione, alla formazione dell’embrione, del feto e fino alla nascita, ha una propria dignità biologica.
Il ricorso alla procreazione assistita per favorire un problema riproduttivo in caso di sterilità o infertilità è un provvedimento straordinario che comunque salta la fase dell’accoppiamento e la selezione naturale dei gameti, ottenendo la formazione del nuovo genoma, e cioè l’identikit della nuova vita in laboratorio al di fuori dell’ambiente naturale che è la tromba uterina. È comprensibile che prima di procedere ad una tale tecnologia sia necessario un iter diagnostico-terapeutico improntato alla gradualità, cioè al vaglio delle possibili alterazioni psicofisiche che possono essere alla base dell’infertilità sia per l’uomo che per la donna onde procedere a opportune terapie. In caso di insuccesso si potrebbe attuare in prima istanza un processo di procreazione assistita (Gift) nel quale vengono depositate le cellule uovo e gli spermatozoi direttamente sulle fimbrie delle tube di Falloppio, sì da favorire l’incontro e far avvenire il processo di fecondazione nelle vie naturali, e quindi in un modo più vicino a quello fisiologico. In caso di insuccesso anche di questa metodica,volendo ricorrere alla fertilizzazione in vitro, dovrebbe essere comunque evitata la produzione di embrioni in eccesso a quelli che si vogliono inserire nella mucosa uterina, dato che il loro congelamento conservativo coinvolge cellule viventi ad altissimo potenziale nelle quali è presente un progetto di vita umana. D’altro canto la crioconservazione degli embrioni pone comunque qualche domanda sul futuro di un essere che nelle prime fasi di vita ha subito un blocco di sviluppo mediante congelamento per un tempo che può variare anche per alcuni anni.
Non è poi senza motivo il timore che, abolendo i limiti per le tecniche di fecondazione artificiale, si possa favorire una produzione di embrioni senza limiti e forse anche destinati a fornire, attraverso le loro cellule staminali, quei sussidi terapeutici che possiamo trovare anche nelle cellule staminaIi adulte, già presenti nei vari tessuti del nostro organismo.   IL SECONDO QUESITO riguarda le conseguenze relative alla richiesta di abolizione dei diritti del concepito dando la possibilità di praticare, tramite la fecondazione artificiale, una selezione eugenetica anche in assenza di malattie genetiche. È un dato scientifico il fatto che una volta iniziato il processo di una nuova vita non vi è frazione particolare di sviluppo più importante di un’altra. Dopo la fecondazione la cellula uovo acquista una totipotenzialità che esprime in pieno la dignità biologica del nuovo individuo. Nella fecondazione in vitro, a prescindere dalla scelta dello spermatozoo fecondante, tra i milioni emessi e dai molti selezionamento per scegliere l’uovo, manca la selezione naturale. Ne vale a giustifica il fatto che la fecondazione in vitro può essere rimedio alla sterilità, della quale bisognerebbe sempre studiare le cause dato che anche la sterilità fa parte di quella selezione naturale indispensabile per la migliore conservazione della specie e del suo inserimento nella catena biologica.
Con la fecondazione in vitro viene saltata la selezione naturale che non è un fatto casuale ma è una componente essenziale della continuità ed evoluzione della vita sulla terra. La selezione naturale rappresenta il meccanismo di controllo che realizza un adattamento a vantaggio dei geni, poiché il gene rappresenta l’unità di selezione. La selezione naturale è essenzialmente opportunistica in quanto tende a far sopravvivere e riprodurre generazioni altrettanto opportunistiche ed ha permesso nel corso di migliaia di anni un’evoluzione tale da consentire all’uomo una creatività inimmaginabile nei più svariati campi. Già al momento della maturazione dei gameti maschili e femminili avviene una selezione genetica e le combinazioni possibili sono difficilmente misurabili. Questa selezione naturale è fondamentale nel processo evolutivo che ha sempre favorito, nell’enorme diversità degli individui, quelli più idonei. Nella procreazione medicalmente assistita anche se è saltata la selezione naturale, si tratta pur sempre di un essere umano con tutta la sua potenzialità e quindi l’embrione non può essere considerato privo di diritti dato che con la loro abolizione il concepito rischierebbe di essere solo oggetto di un’accurata selezione eugenetica. Nella procreazione medicalmente assistita, dopo l’accurata osservazione della blastocisti, si procede all’impianto nell’utero materno dove, attraverso i legami che in esso si costituiscono prima mediante le cellule periferiche della blastocisti e la mucosa uterina e progressivamente con la fonnazione della placenta, si rende possibile lo sviluppo dell’embrione a feto e, quindi, la nascita del nuovo essere. È opportuno riaffermare una verità incontestabile secondo la quale il progetto di vita della cellula fecondata si svolge secondo una caratteristica coordinazione, continuità e gradualità e come tale ha diritto al rispetto del quale nessuno nonna potrà mai deprivarlo.
Felice D’Onofrio
emerito di clinica medica – Seconda Università di Napoli