Cultura e pace: a Sarajevo i Centri culturali cattolici di Mediterraneo Balcani ” “
Il ricorso alla religione per giustificare guerra e terrorismo sono “una bestemmia contro Dio ed un insulto all’uomo. E’ nostra convinzione che l’odio, il fanatismo religioso e il terrorismo profanano il nome di Dio e sfigurano l’immagine autentica dell’uomo”. Lo ha detto il card. PAUL POUPARD , presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, aprendo a Sarajevo, in Bosnia ed Erzegovina, l’Incontro Internazionale dei centri culturali cattolici del Mediterraneo e dei Balcani. Al Convegno che si è svolto dal 7 al 10 luglio – hanno partecipato rappresentanti di più di 25 Paesi d’Europa, Africa e Asia ed ha avuto per tema, “La sfida di un nuovo dialogo culturale nel contesto della globalizzazione”. L’incontro si è svolto nel Centro Napredak (Progresso), dell’Arcidiocesi di Sarajevo. Fondato nel 1902, per la promozione degli studenti delle scuole medie e superiori, è stato riaperto nel 1990, dopo la sospensione delle sue attività durante gli anni del comunismo. Oggi ha più di 20.000 associati e 66 filiali in tutto il mondo e offre attività culturali di vario genere (teatro, cori, bande musicali, attività sportive, stazioni radio, giornali). Il Centro annovera fra i suoi alunni anche due premi Nobel: Ivo Andriæ per la letteratura e Vladimir Prelog per la scienza. LA SFIDA DELL’ISLAM. L’incontro si legge in un comunicato del dicastero vaticano è stato promosso per confrontarsi sulle sfide urgenti che interpellano i centri culturali cattolici del Mediterraneo. In particolare si è voluto concentrare l’attenzione dei partecipanti sulla necessità di dare nuovo impulso al dialogo tra la cultura bizantina e quella musulmana, alla luce delle migrazioni, e al dialogo con il mondo della non credenza che se in Occidente ha generato un lento processo di secolarizzazione culturale; nei paesi dell’Est è piuttosto eredità del comunismo ateo. La prima sfida è dunque quella dell’immigrazione dal Sud verso il Nord e dall’Est verso l’Ovest che sta provocando un “rapido cambiamento del volto europeo. Si tratta ha detto il card. Poupard – di un fenomeno dalla proporzioni gigantesche che offre grandi possibilità in materia di dialogo interculturale ma appare talvolta come detentore di un potenziale pericolo di destabilizzazione. È pertanto nostro compito operare affinché gli interessi di parte siano soffocati all’inizio e la religione non sia utilizzata come strumento di rivendicazioni che non hanno nulla a che fare l’umile relazione d’amore del credente con Dio e del credente con il suo fratello”. NO AL TERRORISMO. Pur non facendo esplicito riferimento agli attentati di Londra, il card. Poupard ha parlato nella sua prolusione della drammatica esperienza vissuta solo qualche anno fa dai Paesi dei Balcani e quindi della “falsa” implicazione religiosa nei conflitti. “Dobbiamo ridirlo forte e chiaro: il conflitto non era religioso. Ma come tristemente e troppo spesso succede nella storia degli uomini, la religione è stata presa vergognosamente in ostaggio per giustificare dei ripiegamenti nazionalistici ingiustificabili e attirare l’odio di altri per servire le ambizioni personali di una piccola parte. Bisogna ribadirlo senza tregua: la religione è portatrice di un’idea alta dell’uomo. Sa che ogni vita è sacra, è un dono di Dio per riunire tutti gli uomini in una sola famiglia, nell’amore e nella pace”. LA SECOLARIZZAZIONE E L’EUROPA. L’altra sfida è quella della “crescente secolarizzazione sulla riva Nord del Mediterraneo”, un processo che “contribuisce ad alimentare forti tensioni e a provocare profondi cambiamenti sociali”. Il card. Poupard ha parlato della “marginalizzazione delle religioni nella vita pubblica”, di “implosione del modello tradizionale di famiglia”, di società di consumo e della “onnipresenza della tecnologia nella vita privata”. Forte il passaggio che il cardinale dedica all’Europa. “Senza anima, senza i valori trascendenti condivisi nelle diverse culture ha detto le nazioni europee non sapranno unirsi in un progetto comune e dare così all’Europa la possibilità di rispondere alla sua vocazione nel mondo”. Queste “radici comuni” vanno ricercate nelle radici del Vangelo, sono “radicate nella Bibbia, condivise con tutti i figli di Abramo”, sono “in dialogo costruttivo con gli eredi della filosofia dei lumi”. IL RUOLO DEI CENTRI CULTURALI. È proprio questo ha proseguito il card. Poupard – l’obiettivo al quale lavorano i Centri culturali e cattolici, che nascono ed operano per diventare “forum pubblici, luoghi di incontro e di riflessione, di studio e di informazione, di scambio di idee e di approfondimento della fede e delle culture”. “I centri culturali cattolici hanno l’ambizione di servire l’uomo di oggi nella sua vita quotidiana e di dargli la possibilità di aprire la sua intelligenza allo splendore della verità, una verità esigente perché rifugge dalle frontiere dell’immediato”.