Non si può tornare indietro

ASPETTI ETICI

I giudici della Corte costituzionale, al termine della camera di consiglio, hanno deciso mercoledì 13 gennaio l’inammissibilità del quesito referendario, proposto dai Radicali, di abrogazione totale della legge sulla procreazione assistita. La Consulta ha invece dichiarato ammissibili gli altri quattro referendum di abrogazione parziale della legge. Si tratta dei punti relativi al limite alla ricerca sperimentale sugli embrioni; alle norme sui limiti all’accesso alla procreazione medicalmente assistita (in particolare l’eliminazione dell’obbligo di creare in vitro non più di tre embrioni); alle norme sui diritti dei soggetti coinvolti (in particolare per la cancellazione totale dell’art. 1 della legge sui diritti del concepito); al divieto di fecondazione eterologa. Il FORUM DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI, il MOVIMENTO PER LA VITA (Mpv) e il FORUM DEGLI OPERATORI SANITARI hanno espresso in una nota congiunta “soddisfazione” per la sentenza della Corte. “È evidente il ‘no’ della Corte ad un ritorno al far west – ha detto Luisa Santolini, presidente del Forum delle Famiglie -. L’auspicio è che la campagna referendaria che si prospetta raccolga il messaggio dei giudici costituzionali e, superando la stantia e artificiosa contrapposizione tra cattolici e non cattolici, non voglia spostare indietro le lancette della storia e restituire l’Italia ai signori della provetta selvaggia”.   Certamente, è un segnale positivo che il referendum abrogativo totale sulla legge 40/2003 sia stato dichiarato inammissibile. Verosimilmente la Corte ha deciso in tal senso poiché su questa materia, che tocca valori fondamentali, essa stessa aveva dichiarato essere necessaria una legge e essere contro la Costituzione del nostro Paese il vuoto legislativo. La Consulta ha invece dichiarato ammissibili gli altri quattro referendum di abrogazione parziale della legge. Si tratta dei punti relativi al limite alla ricerca sperimentale sugli embrioni; alle norme sui limiti all’accesso alla procreazione medicalmente assistita (in particolare l’eliminazione dell’obbligo di creare “in vitro” non più di tre embrioni); alle norme sulle finalità, sui diritti dei soggetti coinvolti e sui limiti all’accesso (in particolare per la cancellazione totale dell’art. 1 della legge sui diritti del concepito); al divieto di fecondazione eterologa. L’attenzione resta alta, perché i referendum ammessi dalla Consulta, anche se non abrogano complessivamente la legge, ne intaccano gravemente lo spirito, che è quello della difesa della dignità dell’essere umano nella fase iniziale del suo sviluppo. L’attuale divieto di sperimentare sull’embrione, così da distruggerlo, e quello che impedisce di introdurre una terza figura genitoriale, tramite la donazione di gameti sessuali, sono un limite invalicabile nel rispetto della dignità della persona. Al contrario, il fatto che ora si voglia permettere di sperimentare sull’embrione è un dato inquietante perché pone la ricerca al di sopra del rispetto della persona. Riaffermiamo con forza che la tutela della dignità umana sin dal concepimento deve necessariamente prevalere sulla libertà di ricerca e deve trovare una imprescindibile tutela nelle procedure di procreazione assistita.
Assolutizzare la ricerca e il progresso, ponendoli al di sopra dell’uomo significa che quest’ultimo può essere sacrificato in qualsiasi momento. L’autentico progresso è, invece, quello perseguito tramite l’assoluto rispetto del bene della persona e di ogni persona, in qualsiasi stadio del suo sviluppo. Inoltre, permettere la fecondazione eterologa va contro il diritto dell’individuo a venire al mondo in modo dignitoso, figlio vero dei propri genitori. Occorre superare la miope prospettiva che conferisce diritti solo agli esseri umani adulti, favorendo il loro desiderio di creare o distruggere una vita umana. Non temiamo di affermare che questi aspetti sono il volto reale ed attuale della cultura di morte, così come l’ha smascherata, già dieci anni fa, Giovanni Paolo II nell’enciclica sul valore della vita umana. La legge italiana ci ha offerto una mentalità nuova perché rispettosa dell’uomo e al passo con le attuali conoscenze scientifiche.
“I tempi si fanno difficili – ha recentemente affermato il presidente del Senato Marcello Pera – i nostri valori, di noi laici e credenti, sono oggi sottoposti a sfide ieri appena concepibili per effetto delle conquiste scientifiche. L’ingegneria genetica, le manipolazioni, le clonazioni, le riproduzioni biologiche di ogni tipo pongono problemi nuovi ai quali siamo così impreparati che talvolta li risolviamo in fretta, con supponenza filosofica ed etica, o per interesse spicciolo, o per convenzione improvvisata o con fughe in avanti”. Davanti a queste derive lo stesso presidente dichiara: “Ritengo che si debba, in sede filosofica e morale, adottare la posizione che l’embrione è persona fin dal concepimento”. O si ammette questo principio o, oggi, si cade nella barbarie.

Marco Doldi