Non sono eterni scolari

Cattolici e laici

Sembra che la questione dell’inizio della vita umana sia un problema dei cattolici. Così l’ha inteso Edoardo Boncinelli, che ha scritto in merito con l’intento di chiarire “alcuni punti, almeno quelli di più stretta pertinenza scientifica” (“Corriere della sera” 26/01/2005).

A quali risultati giunge? “Possiamo affermare che la vita di un particolare organismo – uomo compreso ndr – comincia in condizioni normali con la fecondazione, cioè con l’unione del gamete paterno con quello materno”. E, ancora: “Dal punto di vista biologico non c’è in sostanza nessuna discontinuità dal concepimento alla nascita”. Questo, di per sé, lo si è sempre affermato in sede scientifica ed è sufficiente per rispettare l’embrione umano, sia allo stadio di zigote, sia in quelli successivi (morula, blastociste…).
Secondo Boncinelli la vita umana comincia con la fecondazione, ma l’individuo umano sarebbe un’altra cosa e per questo si devono mettere degli spartiacque. E la preferenza è – ma non è una novità di pensiero – per il momento in cui assistiamo alla formazione della stria primitiva e registriamo una minima traccia di sistema nervoso: è il quattordicesimo giorno. Termine proposto negli anni ’80 dalla Commissione inglese Warnock per stabilire, fino a che punto dello sviluppo, era permessa la sperimentazione dell’embrione.
Sulla questione dell’inizio della vita umana si è espressa autorevolmente la Pontificia Accademia per la vita nel 2000 nella “Dichiarazione sulla pillola del giorno dopo”, concludendo che non si può “creare artificialmente una discriminazione di valore tra momenti diversi dello sviluppo di un medesimo individuo umano. In altre parole, se può essere utile, per motivi di descrizione scientifica, distinguere con termini convenzionali (ovulo fecondato, embrione, feto…) differenti momenti di un unico processo di crescita, non può mai essere lecito decidere arbitrariamente che l’individuo umano abbia maggiore o minor valore (con conseguente fluttuazione del dovere alla sua tutela) a seconda dello stadio di sviluppo in cui si trova”. A questo punto è opportuna qualche precisazione. I dati scientifici devono essere presentati nella loro obiettività, senza investirli di una precomprensione culturale. Porre degli spartiacque è un’indebita ingerenza nella riflessione biologica. Se non si riesce a spiegare come mai l’embrione passi da stadi più semplici a stadi più complessi non dipende da una “povertà” della vita, ma dalle nostre osservazioni, che non sono ancora complete in tutti i loro aspetti.
In questo senso occorre un grande rispetto per la genesi della vita umana, nella consapevolezza che gli studi attuali non sono definitivi e che in futuro si scopriranno ancora altre cose. La ricerca non va mai conclusa. Un conto è quello che oggi noi riusciamo a vedere, un conto è quello che da millenni avviene sapientemente nel silenzio del grembo materno. Davanti alla povertà delle nostre risposte sembra, invece, più accettabile la soluzione che l’embrione dalla fecondazione possiede in sé un progetto che lo porta a svilupparsi senza soluzione di continuità. Afferma il genetista Angelo Serra: “Il neo concepito ha una propria e ben determinata realtà biologica: è un individuo totalmente umano in sviluppo, che autonomamente, momento per momento, senza alcuna discontinuità costruisce la propria forma eseguendo, per intrinseca attività, un disegno progettato e programmato nel suo stesso menoma”. Forse noi siamo ancora lontani dal decifrare questo progetto nei suoi risvolti particolari, ma non per questo possiamo affermare che non esista! A questo punto, davvero l’introduzione di ogni spartiacque diviene un arbitrio culturale ed una contraddizione. Lo ammette anche Boncinelli: il 14° giorno è una convenzione come la decisione che a 18 anni una persona divenga maggiorenne; “non succede niente di particolare a 18 anni, ma la convenzione umana ha fissato questo limite e a volte lo ha anche cambiato”.
Dispiace che, in questo momento “particolare” per la crescita morale del Paese, dove è necessario approfondire insieme questioni tanto delicate, come quella dell’embrione umano, i cattolici siano considerati come eterni scolari, ai quali bisognerebbe con pazienza insegnare ogni cosa.
Marco Doldi