Per la verità scientifica

ASPETTI SCIENTIFICI

A PROPOSITO DI EMBRIONE. I dati della scienza dimostrano incontrovertibilmente che lo zigote è la prima cellula di un nuovo individuo umano, unico ed irripetibile, destinato a svilupparsi secondo il programma genetico scritto nel suo Dna e quindi a diventare embrione, feto, neonato, adulto seguendo un processo di crescita che non conosce soluzioni di continuità. L’impianto nella mucosa uterina, la comparsa della stria primitiva al 14° giorno, che rappresenta il primo abbozzo non solo del sistema nervoso centrale ma dell’intero piano architettonico del nuovo individuo, l’inizio dell’organogenesi, la nascita, lo sviluppo puberale, altro non sono che tappe di un continuum, nel cui corso è impossibile riconoscere cambiamenti di sostanza tali per cui si possa dire che ciò che viene prima ha meno valore di ciò che viene dopo. E’ per questo motivo che riaffermiamo con forza l’indisponibilità da parte dell’embrione umano fin dal suo stadio iniziale di zigote, e lo riaffermiamo per rispetto della verità scientifica, prima che per ogni altra considerazione.

Abbiamo sentito dire da un noto personaggio del mondo medico e politico che se ci obblighiamo a rispettare l’embrione umano, dobbiamo allora usare lo stesso metro per quello di scimpanzè, visto che le due specie non differiscono che per il 2% del loro Dna. Ebbene a me sembra che questa affermazione, intenzionalmente paradossale, risulti involontariamente ascrivibile a favore della tesi che il noto personaggio oppone e che noi sosteniamo, e cioè che l’embrione deriva il proprio valore non solo dalla sua individualità biologica e genetica, ma anche e soprattutto da un elemento essenziale che la scienza non è in grado di definire, e che gli consente di essere sostanzialmente diverso dallo scimpanzè, nonostante la quasi identità genetica.   A proposito di diagnosi genetica preimpianto. E’ vero che la diagnosi genetica preimpianto permette di scegliere gli embrioni “sani” e di scartare quelli “malati”, nel caso in cui i genitori siano a rischio di generare figli affetti da una malattia genetica. Ma è altrettanto vero che questa procedura introduce e giustifica il principio della selezione eugenetica, che può essere impiegato: a) per selezionare embrioni compatibili con fratelli già nati in vista della donazione di organi, una procedura che, sotto la nobiltà del fine benefico, nasconde una realtà cruda: l’uso di un essere umano come mezzo e non come fine, il che contraddice l’etica kantiana ancora prima che quella cattolica; b) per selezionare figli con caratteristiche genetiche gradite ai genitori. Grazie allo sviluppo delle nanotecnologie questa opzione sarà presto praticabile.

E questo – non ho timore di ripeterlo chiaro e forte – è eugenismo della più bell’acqua. Non riteniamoci immuni dalla pestilenza dell’eugenismo, inventato in Inghilterra e praticato non solo dalla Germania nazista ma anche da Paesi cosiddetti civili del mondo occidentale. Con l’introduzione dell’eugenismo in questa nuova veste, la procreazione umana non potrà più essere affidata al caso. La società finirà con l’imporre alle coppie, anche quelle fertili, di passare comunque attraverso la procreazione medicalmente assistita per eliminare gli embrioni difettosi, e quindi per non dover farsi carico di individui considerati inferiori.   A proposito di embrioni congelati. Non è dimostrato che dopo un lungo periodo di crioconservazione, gli embrioni possano ancora fornire cellule staminali utilizzabili per la ricerca. Ma anche se fosse, ciò non giustificherebbe comunque la distruzione di un essere umano a beneficio della salute di altri esseri umani (peraltro ancora da dimostrare). Non lo faremmo di certo con un neonato, che differisce da un embrione solo perché si trova ad uno stadio più avanzato del suo sviluppo.

Giovanni Neri direttore Istituto genetica medica – Università Cattolica (Roma)