Rassegna stampa

SETTIMANALI DIOCESANI

A poco meno di un mese dall’appuntamento del 12 e 13 giugno è entrata nel vivo la campagna referendaria sulla legge 40/2004. Sono diversi gli editoriali dei settimanali cattolici dedicati all’argomento.   “Il 12 giugno – scrive Bruno Fasani su VERONA FEDELE (Verona) – saremo chiamati a votare un referendum dove, se scriveremo sì ai quattro quesiti proposti, aboliremo di fatto la legge in vigore nei suoi contenuti essenziali”. Ripromettendosi di proseguire la riflessione nelle prossime settimane, Fasani smentisce alcuni luoghi comuni: “Ci raccontano che se noi potessimo prendere le cellule staminali dagli embrioni potremmo curare molte malattie come il Parkinson, l’Alzheimer e demenze varie… Questo non solo è un falso scientifico, ma è un atto di disonestà” così come affermare “che se fosse possibile fare l’analisi pre-impianto dell’embrione, non avremo più bambini malati”.
“Quanti avranno letto gli articoli della legge e quanti saranno oggettivamente a conoscenza delle concrete conseguenze se un articolo venisse abrogato? Al più entreranno in cabina convinti della ‘necessità della ricerca’, della ‘libertà di decisione’ d consentire alle donne sulla ‘scelta dei figli’, sul ‘progresso della scienza’… crederanno di cambiare il mondo o di essere al passo con i tempi, ma non sapranno in realtà niente dei veri percorsi della scienza e delle autentiche risultanze degli articoli della legge”: è la “previsione” di Emilio Pastormerlo (L’ARALDO LOMELLINO, Vigevano) che definisce “non solo inadeguato, ma soprattutto ingannevole il ricorso al referendum”.
“I diritti dell’uomo non sono concessi né da uno Stato, né da una madre, tantomeno da un gruppo di referendari: i diritti sono ‘originari’; un essere umano li ha per sé, proprio per il fatto che è un essere umano” scrive Giorgio Zucchelli, presidente della Federazione dei settimanali cattolici. Riferendosi ad uno dei messaggi del comitato per il sì ai referendum che parla di “responsabilità femminile sulla nascita”, Zucchelli sottolinea che “per giustificare la negazione di tali primari diritti si coinvolge – assurdità delle assurdità – la madre del concepito, infangando il rapporto più bello che esiste al mondo qual è appunto quello tra una mamma e il proprio figlio”.
“Non una legge qualsiasi, ma una legge che incide su concetti assolutamente fondamentali quali la vita umana e la famiglia” osserva Carmelo Petrone su L’AMICO DEL POPOLO (Agrigento). “La legge 40 – spiega – anche se non è perfetta e neppure cattolica, come strumentalmente si afferma, ha il grande merito di aver posto fine al cosiddetto ‘far west procreatico’, assicurando ad ogni figlio le garanzie di una vita umana e la protezione di una vera famiglia. La posta in gioco è alta ed è bene porsi con intelligenza e subito anche come esprimere, in occasione della votazione, la nostra netta contrarietà alla modifica della legge”. Per Petrone “il ‘non voto’ appare la scelta più opportuna e una consapevole presa di coscienza”.
“Interrogativi e stranezze a parte – afferma Carlo Ferrari (IL CITTADINO, Lodi) – è sicuro che il non andare a votare, nella presente circostanza, non è disertare le urne, è invece un giudizio negativo sul ricorso al metodo referendum per legiferare su una tematica tanto delicata e complessa, è protesta con chi gioca spregiudicatamente al referendum. È anche difesa della vita umana”. “Non sarebbe stato più logico – si legge ancora nell’editoriale – attendere una sperimentazione della legge? Non c’è – per caso – da parte di certi gruppi una volontà di rivincita, un voler tornare al far west che tutti dicevano volersi cancellare?”.