Tempo di primavera per le Settimane Sociali

da Sir 511/1995

Si è concluso nei giorni scorsi in Vaticano il primo incontro dei responsabili delle Settimane Sociali dei cattolici che attualmente si tengono in 12 Paesi (5 europei, 7 sudamericani. A mons. F. X. Nguyên Van Thuân, vicepresidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace che ha promosso il convegno, il Sir ha rivolto alcune domande.   Mons. Van Thuân, quali linee comuni sono emerse dal confronto tra i responsabili delle Settimane Sociali? “Quando si parla di un incontro delle Settimane Sociali, mi si pone spesso la seguente domanda: ‘ma non sono morte da un pezzo?’. Chi può presentarne il ‘certificato di morte’? È vero che dopo il Concilio Vaticano II, c’è stato un periodo di crisi, un sorta di ‘quiescenza’, cosa che ha toccato anche altri movimenti. Dunque, è stata veramente una gioia per noi poter salutare i responsabili delle Settimane Sociali di 12 Paesi, venuti a Roma per questo primo incontro. Questa ripresa delle Settimane Sociali si è realizzata in 5 Paesi europei: Spagna, Francia, Italia, Polonia, Portogallo e in 7 Paesi dell’America Latina: Argentina, Brasile, Cile, Cuba, Ecuador, Uruguay e Venezuela. Di fronte alle grandi trasformazioni del mondo contemporaneo e alle difficoltà che la Chiesa si trova a dover fronteggiare, in molti Paesi si è preso coscienza che l’occasione di incontro internazionale offerta dalle Settimane Sociali a tutti coloro che cercano di tradurre la loro visione cristiana in un impegno di vita sociale, è tuttora valida. Voci sempre più numerose hanno manifestato il desiderio di trovare una soluzione ai problemi sociali e il rilancio delle Settimane Sociali cominciato all’incirca alla metà degli anni ’80 ha conosciuto perciò un grosso successo”.   Quali suggerimenti per l’impegno pastorale della Chiesa in ambito culturale, sociale e politico? “Se esaminiamo i temi delle Settimane Sociali di questi ultimi anni nei diversi Paesi, vediamo chiaramente che tipo di impegno pastorale è stato prospettato da parte della Chiesa. In Francia, per esempio, i temi sono stati: Lavoro ed impiego: problemi della società e dell’ uomo (1987); La mancanza di formazione: quale persona? Per quale società? (1989); Concorrenza e solidarietà: fino a che punto l’economia di mercato? (1991); Noi ed i media: quali poteri? Quali libertà? (1993); La famiglia: luogo d’amore e soggetto sociale (1995)”.   Considerando i Paesi rappresentati, quale contributo può venire da questa esperienza per il dialogo Nord-Sud? “Per l’America Latina, questa esperienza delle Settimane Sociali è un eccellente contributo al dialogo, specie nel quadro del sinodo americano. Le Settimane Sociali dell’America Latina sono state rilanciate in occasione dell’enciclica ‘Centesimus annus’, nel 1991. Quanto all’Europa, si tratta di riflettere sull’idea di riedificarla, sulla base di una struttura precisa. Per tutti, il punto è di cooperare, di aiutare gli altri Paesi, specialmente là dove le Settimane Sociali sono state dimenticate o dove occorre cominciare da zero. Partendo da una diversa prospettiva, invece di realizzare uno scambio di esperienze tra Nord e Sud, si assiste a scambi tra Paesi indipendenti, Paesi che hanno raggiunto l’indipendenza solo recentemente, come la Polonia, e Paesi che non sono ancora indipendenti, come Cuba. Nell’Europa dell’est, ci si trova di fronte ad un’autocoscienza che coinvolge tutti, vescovi, sacerdoti e laici. Esiste il problema del dialogo ma senza perdere la propria identità, senza lasciare strumentalizzare la dottrina sociale della Chiesa ed il problema dell’educazione alla libertà. Il cardinale Roger Etchegaray ha presieduto la seconda Settimana Sociale di Cuba ed ha proposto due conferenze: ‘La missione e la partecipazione sociale del laico cubano’ e ‘La missione riconciliatrice della Chiesa ed il suo servizio alla giustizia e alla pace a Cuba”. Durante la seduta finale, fu annunciata la creazione della Commissione Giustizia e Pace di Cuba. A questa seduta, hanno partecipato delegati del Governo, membri del corpo diplomatico, professori universitari e personaggi del mondo della cultura”.