ASPETTI PASTORALI
IL CONTESTO ATTUALE. Disponiamo rispetto al passato di maggiori conoscenze biologiche circa il processo di fecondazione e di generazione della vita umana; così, la tecnica è stata impiegata al punto da poter intervenire, sostituendosi ai coniugi, nel procreare una nuova vita. Tuttavia, non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche eticamente bene. In questo delicato argomento esiste un costante punto di riferimento, che proviene dall’insegnamento della Chiesa: lungi dall’essere una tra le tante opinioni, il magistero morale è il volto pratico della fede cristiana e permette di portare nella nostra storia la luce liberante del Vangelo. LA FECONDAZIONE ASSISTITA. L’atto in cui lo sposo e la sposa diventano padre e madre attraverso il reciproco dono totale li rende cooperatori del Creatore nel mettere al mondo un nuovo essere umano, chiamato alla vita per l’eternità. Un gesto così ricco, che trascende la stessa vita dei genitori, non può essere sostituito da un mero intervento tecnologico, impoverito di valore umano e sottoposto ai determinismi dell’attività tecnica e strumentale. Ha affermato recentemente il Santo Padre: “Sempre di più emerge l’imprescindibile legame della procreazione di una nuova creatura con l’unione sponsale, per la quale lo sposo diventa padre attraverso l’unione coniugale con la sposa e la sposa diventa madre attraverso l’unione coniugale con lo sposo. Questo disegno del Creatore è inscritto nella natura stessa fisica e spirituale dell’uomo e della donna e, come tale, ha valore universale” (“Discorso” 21/02/04). Va poi ricordato che le tecniche di fecondazione assistita comportano un’offesa alla dignità dell’embrione e del figlio. Tramite il loro impiego, il figlio è avvertito sempre più come un diritto della coppia e si dimentica che egli ha un diritto: quello di essere frutto d’amore dell’atto coniugale e non il prodotto della tecnica. Tristemente queste tecniche espongono la vita dell’embrione ad alta mortalità: visto il loro alto insuccesso su 100 coppie che vi ricorrono solo 20 possono sperare di portare a casa il figlio desiderato – il 92% degli embrioni prodotti sono consapevolmente destinati a morte (cfr A.Serra, in “La Civiltà Cattolica”, II/2004). DISIMPEGNO POLITICO? Ne consegue che le tecniche di fecondazione assistita restano di per sé contrarie alla moralità perché non rispettano il significato dell’atto coniugale e non tutelano l’embrione. Non per questo si deve rinunciare a regolamentarne l’utilizzo, perché non vengano commesse violazioni sempre più gravi e per mantenere deste le coscienze. L’impegno trasversale di tanti cattolici e laici ha portato lo scorso anno all’approvazione di una legge (40/04) che, pur nella sua perfettibilità, resta un segno di alta civiltà europea. LA LEGGE assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti nelle tecniche di fecondazione assistita compreso il concepito. L’art. 1 recepisce con responsabilità i dati della scienza: la fecondazione è il processo mediante il quale i gameti sessuali si fondono insieme per creare un nuovo individuo con un corredo genetico derivato da entrambi i genitori (cfr Scott F.Gilbert, “Developmental Biology”, VI, ed. 2000, p. 185). Pertanto, sulla base non di teorie religiose o astratte, ma conformemente alla scienza, dobbiamo riconoscere che l’embrione è soggetto coinvolto al pari della madre. I RISCHI DEL MOMENTO. Ora la legge è in pericolo: sono stati ammessi quattro referendum di abrogazione dei punti relativi al limite alla ricerca sperimentale sugli embrioni; alle norme sui limiti all’accesso alla procreazione medicalmente assistita (in particolare l’eliminazione dell’obbligo di creare “in vitro” non più di tre embrioni); alle norme sulle finalità, sui diritti dei soggetti coinvolti e sui limiti all’accesso (in particolare per la cancellazione totale dell’art. 1 della legge sui diritti del concepito); al divieto di fecondazione eterologa, che comporterebbe un terzo/quarto genitore per il figlio. I referendum ammessi sembrano abrogare aspetti parziali della legge, ma in realtà ne intaccano gravemente lo spirito, che è quello della difesa del figlio nella fase iniziale del suo sviluppo. Per questi motivi la legge va mantenuta e con il tempo migliorata.