Una garanzia in più

SETTIMANALI DIOCESANI

Ad un mese dall’appuntamento con il referendum sulla legge 40/2004 (12-13 giugno), si è intensificato il lavoro dei Comitati locali “Scienza e vita” per diffondere nella maniera più capillare possibile una informazione puntuale sui quattro quesiti referendari e per spiegare le ragioni democratiche di chi ha scelto di astenersi dal voto. “La gente – dice il teologo altoatesino KARL GOLSER, che fa parte del Comitato provinciale di bioetica (Bolzano) – segue in queste settimane attraverso i mass media i dibattiti politici, ma non conosce effettivamente la portata di questa legge, né i contenuti dei quattro quesiti che puntano a minarne la base giuridica”.   Esiste, a suo avviso, una reale informazione sui contenuti della legge sulla fecondazione medicalmente assistita o la gente ne sa ancora troppo poco?
“Ho l’impressione che da quello che è passato attraverso i mass media, la gente ne sa ancora troppo poco e anche dai dati delle indagini statistiche condotte in questi giorni lo dimostrano. L’impegno dei media e dell’associazionismo cattolici è lodevole e ci auguriamo che riesca ad offrire un contributo per superare la comprensibile difficoltà a capire la legge. Molti infatti attraverso i mass media colgono di più la polemica politica, ma non entrano veramente nel merito delle singole questioni, dei quesiti e di come sono stati posti”.   A proposito di polemiche politiche, in questi giorni gli esponenti delle varie forze politiche stanno dando le loro “indicazioni di voto”. Che ruolo sta giocando, secondo lei, la politica in questo campo squisitamente etico?
“Tutti i problemi hanno un risvolto etico e in questo caso è ancor più evidente, dal momento che si parla del rispetto della vita. In Parlamento, non bisogna dimenticarlo, la legge è stata approvata da una maggioranza trasversale e anche in questi giorni, prima del referendum, si vede questa trasversalità nelle vedute. Lo abbiamo visto con le dichiarazioni del ministro Fini, che non sono state accolte da tutti gli esponenti del suo partito. Ciò che dispiace è la diversa interpretazione che si dà alla realtà: si etichetta cioè quanti avversano i referendum come persone che sono contro la ricerca medica, contro la salute della donna, contro il desiderio di avere un figlio. Si dice che la Chiesa interferisce nella politica. Poste in questi termini le questioni spingono la gente ad esprimersi per il sì, ma poi credo che non si sappia quali siano le reali conseguenze ad un voto di questo tipo, non si conosce effettivamente cosa provocherebbe l’abrogazione di alcuni passaggi fondamentali di questa che tutela la vita sia della donna, ma soprattutto dell’embrione”.   Cosa succederebbe se dovesse prevalere la cordata dei “sì”?
“Fondamentalmente cambierebbe la legge e diventerebbe una delle più permissive di tutta Europa. Si arriverebbe a permettere la clonazione di esseri umani a scopi di ricerca, un tema, quello della clonazione, che l’Italia ha avversato con grande energia anche in campo internazionale, presso le Nazioni Unite. Questo non si dice, ad esempio. Si parla solo di embrioni crioconservati che morirebbero comunque e che allora sarebbe meglio utilizzare a scopi di ricerca medica, per trovare una cura a malattie finora inguaribili, mentre non c’è nessuna prospettiva seria che da queste cellule staminali embrionali si possa arrivare poi ad un reale risultato, che invece è da subito molto più stabile, da un punto di vista scientifico, se si utilizzano cellule staminali adulte”.   La Chiesa cattolica ha invitato a non andare a votare. Ci spiega questa indicazione?
“La legge 40 va salvaguardata, perché tutela la vita umana. Sappiamo che il voto referendario non è obbligatorio, come negli altri casi di voto e sappiamo anche che il referendum perde validità se non si raggiunge il quorum del 50% dei votanti. Non andare a votare costituisce in questo senso una garanzia in più di tutela di una legge che la Chiesa stessa ha detto non essere perfetta, ma che è la migliore affinché venga difesa la vita dell’essere umano, fin dal suo concepimento. Una legge che, a mio avviso, prima di essere avversata con tanta forza, deve essere sperimentata per due o tre anni, dopo i quali, qualora vi fossero delle modifiche da apportare, potrebbe essere lo stesso Parlamento ad intervenire”.
a cura di Irene Argentiero direttore “Il Segno” (Bolzano-Bressanone)