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Tragica intolleranza” è il titolo di uno degli editoriali di The Times (13/07) nel quale si riflette sullo stupore e l’orrore degli inglesi, che hanno scoperto di aver allevato al proprio interno un gruppo di fanatici terroristi. “ Quali legami hanno avuto gli attentatori con Al-Qaeda e le reti terroristiche all’estero? – è una delle domande – Come hanno ottenuto l’esplosivo? E come è stato possibile che tenessero i loro piani del tutto segreti, senza suscitare sospetti tra i loro famigliari, amici e correligionari musulmani?“. Secondo il quotidiano, “ troppo spesso la visione terroristica è stata non solo tollerata ma anche probabilmente diffusa nelle moschee da imam improvvisati, sbucati da villaggi in Pakistan, incapaci di parlare inglese e impreparati a guidare i giovani musulmani in una società occidentale. Alla deriva nel loro lavoro, essi hanno risolto i loro problemi rispolverando una crudele lettura della jihad. Questo può influenza solo una ridotta minoranza, ma tale minoranza è in grado di seminare distruzione tra la stessa comunità musulmana e all’interno delle altre comunità. La maggioranza di quanti sono rispettosi della legge deve quindi assumersi la responsabilità di impedire il culto dell’estremismo nichilista e diffondere l’imperativo dell’intolleranza all’intolleranza”. Anche la Francia è in stato di allerta in tema di terrorismo islamico. Non solo il governo ha preso la decisione di sospendere il Trattato di Schengen sulla libertà delle frontiere all’interno della zona Ue, ma Le Monde (13/07) sottolinea che “ Le conversioni all’islam radicale inquietano la polizia francese“. “ Gli uffici governativi – spiega Piotr Smolar – si sono interessati a 1610 casi ufficiali, riferiti a forme di proselitismo attivo“. “ Tra coloro che hanno dei precedenti penali o sono già conosciuti dalla polizia, oltre il 10 per cento ha scoperto l’islam in prigione. Uno di questi convertiti, il tedesco Christian Ganczarski, sospettato di essere coinvolto nell’attentato alla sinagoga di Djerba in Tunisia, che ha fatto 11 morti nell’aprile 2002, e bloccato in Francia nel giugno 2003, è passata a più riprese dall’Afganistan, dove avrebbe incrociato Osama Bin Laden, il capo di Al Qaeda“. Un aspetto inquietante del fenomeno delle conversioni all’islam consiste – come evidenza Le Monde – nel fatto che “ la precarietà sociale è una circostanza ricorrente di conversione… più della metà degli individui studiati sono senza attività dichiarata e un terzo ufficialmente senza lavoro“. All’interno del gruppo studiato “ più del 31% hanno occupazioni di bassa qualificazione (impiegati, operai, personale di servizio). Molti lavorano oltretutto nei settori della sicurezza e delle guardie giurate, oppure nelle zone aeroportuali, considerate ‘altamente sensibili'”. La stampa tedesca commenta il tentativo di Schröder di ottenere l’ingresso della Germania nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu. “ Ci sono altre potenze di medie dimensioni, che ritengono di essere altrettanto importanti per entrare nei piani dirigenziali dell’Organizzazione mondiale” si legge sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (13/7): “ Ma sarebbe deplorevole se nella lotta per il Consiglio di sicurezza venissero bloccate altre parti della riforma dell’Onu: dalla composizione scandalosa della Commissione per i diritti umani, fino alla corruzione nel quartier generale, vi sono tante cose che devono essere cambiate con urgenza nell’Onu. I tedeschi farebbero bene a trarre insegnamento dalle esperienze in New York del fatto che l’Onu non è quella santa organizzazione per la comprensione tra i popoli per cui la si vuole far passare. Così, sarebbe anche più facile accettare l’eventualità di non ottenere un posto al Consiglio di sicurezza“. Knut Pries della Frankfurter Rundschau osserva: “ Nella dinamica dei giochi sulla riforma del Consiglio di sicurezza vi sono così tante imponderabilità che non rendono sicure le prognosi almeno quando lo furono a suo tempo in occasione della disputa sull’Iraq“. E su Die Welt, Jacques Schuster commenta: “ Diversamente da Helmut Kohl, che a suo tempo aveva osservato gli sforzi di Kinkel con distanza compiaciuta, Schröder si è sporto dalla finestra. Per lui, l’appartenenza al Consiglio di Sicurezza è la prova più importante del presunto maggior influsso della Germania nel mondo. Sperava di ottenerla soprattutto con l’aiuto dell’amico Putin e di un comportamento accondiscendente nei confronti di Pechino. Purtroppo, il cancelliere ha scordato di chiarire quali siano i piani della Germania all’interno del Consiglio di sicurezza e quali obiettivi voglia rappresentare, oltre alla soddisfazione per il prestigio. Probabilmente Schröder non potrà più rimediare a questa dimenticanza. Per ora, un posto al Consiglio di sicurezza è fuori discussione. Il più importante progetto di politica estera del Cancelliere è in mille pezzi“. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1405 N.ro relativo : 54 Data pubblicazione : 15/07/2005