Ungheria, equivoci sull’integrazione dei disabili ” “

Il Ministero dell’istruzione ungherese aveva chiesto alle Chiese e ai vari gruppi civili la loro opinione riguardo ad un emendamento di legge, da varare a settembre, riguardante l’integrazione degli alunni disabili nelle scuole. La Conferenza episcopale ungherese ha formulato la sua opinione consultando anche l’Istituto pedagogico cattolico di perfezionamento e d’organizzazione, un documento fatto poi trapelare dal Ministero. Un quotidiano ne ha riportato alcuni brani isolati, e contemporaneamente sono apparse varie interpretazioni che facevano apparire la Chiesa del tutto sfavorevole all’integrazione degli alunni disabili. Per chiarire la propria posizione, il segretario della Ceu mons. András Veres, vescovo ausiliare di Budapest, ha tenuto nei giorni scorsi una conferenza stampa e ha fatto pervenire una lettera ai media. Nel testo si ribadisce la posizione della Conferenza episcopale, che riguardava “da una parte la precarietà del finanziamento che dovrebbe assicurare la promozione dell’integrazione”. Mons. Veres ha precisato che la Chiesa è “tutt’altro che contraria all’integrazione, della quale testimoniano le varie istituzioni da essa gestite, ma si oppone a una integrazione forzata che non tenga conto del livello e delle possibilità della persona da integrare. Ritiene quindi necessaria la presenza di istituzioni specializzate allo sviluppo degli alunni svantaggiati e in condizione di handicap”. Secondo il vescovo “gli attacchi contro la Chiesa, il linguaggio e la tendenziosità delle presentazioni ricordano il clima apertamente antiecclesiale degli anni ’50 e ’60, mentre l’accusa di segregazionismo dovrebbe riguardare invece l’attività finanziaria dello Stato nei confronti delle scuole gestite dalle Chiese”. Nell’autunno dell’anno scorso si era scatenata infatti una animata discussione tra il Ministero e le Chiese ungheresi sul finanziamento delle scuole. Il governo, contrariamente a quanto fissato dal concordato tra il Vaticano e la Repubblica d’Ungheria, aveva tolto alcune sovvenzioni supplementari alle scuole gestite dalle Chiese.