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Passato nazionale e passato” ” europeo, senza dimenticare” “gli episodi intollerabili” “
“La riconciliazione tra amici e nemici, tra vincitori e vinti, è necessaria per garantire un futuro all’Europa; ma l’assenza di una distinzione tra vittime e carnefici conduce ad una generalizzata deresponsabilizzazione politica che non promette nulla di buono”. Ne è convinta SOPHIE WAHNICH , ricercatrice presso il Centro nazionale per la ricerca scientifica (Cnrs) di Parigi, che tracciando in “Etudes” (n.6/2005) un quadro dei musei di storia del XX secolo in Europa, si sofferma sui diversi atteggiamenti “nazionali” verso il proprio passato e mette in guardia dai rischi legati al diffuso rifiuto, “comprensibile – anche se non accettabile -, di produrre e provare sentimenti di vergogna” per alcuni aspetti della propria storia. “Se si desidera rompere con un passato vergognoso – chiarisce la studiosa – occorre riconoscerlo come tale, e non neutralizzarlo, perché il rifiuto delle emozioni legate ad esso” può condurre ad “un atteggiamento di indifferenza e passività verso gli episodi intollerabili della storia”. UNA STORIA DIFFICILE, quella del Novecento, che “da oltre vent’anni è affidata in Europa ai musei storici” osserva Wahnich citando, tra questi, “in Francia il museo di Péronne dedicato alla Grande guerra e il Memoriale di Caen che copre anche il secondo conflitto mondiale; il Museo imperiale di guerra a Londra; la ‘Casa dei terrori’ a Budapest”. In Germania “le esposizioni sulla guerra di sterminio e sui crimini della Wehrmacht, per lo più temporanee e itineranti, vengono organizzate dai Land con riferimento alla propria memoria; il sito di Berchtesgaden (dove si trova il ‘Nido dell’aquila’, il quartier generale-bunker delle vacanze di Hitler, ndr) è stato trasformato in museo e infrastruttura turistica”. IL CONFLITTO TRA “INTOLLERABILI”. Qual è lo scopo di questi musei? “Trasmettere con un linguaggio razionale una storia fatta di emozioni, capace di ricondurre il visitatore laddove la memoria familiare o la storia studiata a scuola lo hanno lasciato. La trasmissione e l’elaborazione delle memorie collettive nascono dall’intreccio di memoria individuale, memoria familiare e memoria pubblica” afferma Wahnich, e si tratta di “una questione morale che coinvolge l’immaginario simbolico e politico dell’Europa”, alla quale “non tutti i Paesi rispondono allo stesso modo”. “Un rapporto emotivo” che suscita reazioni diverse: per la studiosa “la storia dei conflitti bellici del XX secolo pone in contrasto due differenti maniere di ‘concepire l’intollerabile'”. Secondo la prima, “ogni violenza fatta all’uomo è intollerabile. Sia la guerra che ogni altra pratica violenta meritano esecrazione”; in base alla seconda concezione “sono intollerabili le ideologie che negano i valori della libertà e dell’uguaglianza, e ciò che è vergognoso è consentire la loro diffusione”. Di qui la legittimazione della guerra “contro tali ideologie”. Un “conflitto tra ‘intollerabili’ che diventa in qualche modo ‘estetico’ “perché “l’eroismo, categoria non riconducibile alla prima definizione di ‘intollerabile’, è assolutamente indispensabile alla seconda”. EROISMO D’ALTRI TEMPI. Eppure, “mentre la Gran Bretagna onora i propri eroi, la Francia ha maggiori difficoltà a rappresentarli” ed esprime al riguardo “una museografia minimale” dove ampio spazio “è riservato alle vittime civili”. Un rifiuto della “mitizzazione egli eroi che sembra essere un tratto caratteristico della memoria francese” secondo la quale anche “essere figli di un ‘giusto’ , di chi cioè si è prodigato per sottrarre ebrei allo sterminio, sembra costituire un peso esistenziale”. Più in generale, “la volontà di prendere le distanze dai ‘valori eroici'” è per Wahnich “un altro modo di rifiutare una storia che intreccia destino individuale e destino collettivo”. Una prospettiva nella quale “gli eroi si trasformano in don Chisciotte o in martiri inutili” e secondo cui “è più importante salvare la pelle che sacrificare la vita agli ideali. L’eroismo è ormai considerato d’altri tempi. Oggi si comprende più facilmente un atteggiamento di ‘attendismo’, anche dove sono a rischio i fondamenti della libertà”. PIETA’ E VALORI. “Non è piacevole – annota la studiosa – tra memoria ufficiale e silenzio familiare, affrontare la vergogna di ascendenti nazisti in Germania o in Ungheria, o più banalmente, di una storia collaborazionista in Francia”. In Ungheria si rifiuta il confronto con il passato del Novecento mentre la “storia ufficiale dipinge un povero Paese, mai protagonista del proprio destino e vittima di Hitler”. “La sola emozione non posta in discussione è la pietà”; tuttavia, conclude Wahnich, “se essa è riconciliatrice, è al tempo stesso relativista” poiché “conduce a deindividualizzare gli avvenimenti, quasi ad appiattirli, a vantaggio di un umanesimo lontano da ogni prospettiva storica, più sensibile ai corpi sofferenti che ai valori da difendere”.