“Dare un nuovo impulso al processo di pace” in atto, partendo dalla consapevolezza che “la Bosnia e l’Erzegovina hanno bisogno dell’aiuto della comunità internazionale”, ma anche quest’ultima ed in particolare l’Europa ha bisogno di questi due Paesi, se vuole assicurare “stabilità” alla regione dell’ex Jugoslavia e scongiurare “massacri” come quello che dieci anni fa è costato la vita ad ottomila persone. è l’indicazione contenuta nel documento “Mai più Srebrenica!”, elaborato dalla Commissione Giustizia e Pace del Lussemburgo, e diffuso a dieci anni dall’eccidio di Srebrenica (11 luglio 1995). “La libertà in Bosnia ed Erzegovina non è stata ancora raggiunta”, è il presupposto attorno a cui si muove il testo, che individua nelle tre parole chiave “memoria, verità e diritto” l’antidoto ad episodi come quello accaduto durante la guerra in Bosnia-Erzegovina. “Sempre più uomini e donne nei Paesi occidentali – si legge nel testo si pongono la questione su quanto debba durare l’impegno internazionale in Bosnia ed Erzegovina”, in un momento in cui sembrano prevalere la “rassegnazione” e la “stagnazione”, mentre “il problema della povertà indebolisce ulteriormente i già deboli fondamenti della libertà”. A dieci anni dagli accordi di Dayton, sostiene la Commissione Giustizia e Pace del Lussemburgo, è urgente una “chiara definizione del ruolo della comunità internazionale”, soffermandosi in particolare sul contributo specifico che l’Unione europea può offrire nel far avanzare il cammino di “libertà” in Bosnia ed Erzegovina, parte essenziale del processo di allargamento ed unificazione del nostro Continente.