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Terrorismo e Unione europea ” “
Il terrorismo internazionale era all’attenzione dell’Unione europea già da prima degli attentati alle Torri gemelle di New York. Ma con l’11 settembre 2001 il “nemico invisibile” diventa un “ospite fisso”, per quanto sgradito, nell’agenda comunitaria. Dopo Madrid e Londra ha così ripreso quota la strategia di contrasto formulata negli ultimi anni a Bruxelles, che peraltro attende di essere messa in pratica. Al di là di iniziative assunte sull’onda del dolore e dell’indignazione popolare (ad esempio la temporanea sospensione del Trattato di Schengen per la circolazione delle persone decisa dalla Francia), l’impegno per combattere un terrorismo ormai “senza frontiere” richiede ai Venticinque collaborazione, mezzi adeguati e volontà politica. “Coniugare libertà e sicurezza”. Il tema della sicurezza interna si impone nel dibattito comunitario con il Consiglio europeo di Tampere dell’ottobre 1999, quando gli allora quindici Stati membri stabiliscono le tappe per realizzare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, volendo intraprendere politiche comuni in materia di immigrazione, asilo, lotta contro la criminalità organizzata. Da quel momento si intensificano le collaborazioni fra gli Stati e giungono diverse decisioni dell’Unione che, con varia efficacia, puntano a: realizzare una maggiore cooperazione fra le autorità giudiziarie e tra le forze dell’ordine nazionali; migliorare l’accesso alle banche dati dei vari Paesi; creare un programma europeo per la protezione delle infrastrutture critiche; rafforzare la cooperazione e lo scambio di informazioni per bloccare le fonti di finanziamento al terrorismo. Solidarietà e azioni congiunte. Dopo gli attentati di Madrid, è il Consiglio europeo del 25-26 marzo 2004 a imporre all’Ue l’urgenza della lotta al terrorismo. Il presidente di turno del Consiglio, l’irlandese Bertie Ahern, durante il summit constata la disponibilità unanime per un’offensiva coordinata: “Nessun Paese al mondo può considerarsi immune dalla minaccia. Il terrorismo – dichiara Ahern – sarà sconfitto soltanto con la solidarietà e l’azione collettiva”. Gijs de Vries, olandese, è chiamato a coordinare gli impegni dell’Ue in questo campo che prevedono, tra l’altro: la “clausola di solidarietà” per una risposta congiunta ad atti violenti; il miglioramento della cooperazione giudiziaria; la condivisione dell’ intelligence; il rafforzamento dei controlli alle frontiere; il consolidamento di Europol ed Eurojust. Il Consiglio e la Commissione insistono affinché, “accanto a queste misure si affrontino con decisione le cause che stanno alla base di tante ingiustizie economiche e sociali, spesso alla radice del terrorismo”. I nodi irrisolti a livello comunitario. Nel marzo 2005 l’Ue ricorda il primo anniversario degli attentati di Madrid, rilanciando le azioni da tempo prospettate in tale direzione. “L’11 marzo 2004 ha posto gli europei nella prospettiva mondiale del terrorismo, il quale necessita di una risposta globale”. Con queste parole il presidente dell’Europarlamento, lo spagnolo Josep Borrell, interviene a Strasburgo, osservando che “la tradizionale cooperazione giudiziaria transfrontaliera non è più sufficiente”. Segue l’elenco dei molti nodi irrisolti: “Quali sono i problemi di fondo che impediscono la piena operatività di Europol? Quando disporremo del procuratore europeo? Quando avremo una legislazione europea che impedisce il riciclaggio dei capitali, spesso fonte di finanziamento delle organizzazioni terroristiche?”. Infine Borrell insiste sull’importanza, in chiave preventiva, di “favorire il dialogo culturale e religioso, senza dimenticare la cooperazione allo sviluppo”. Il monito che giunge da Londra. Prende forma, col tempo, la strategia comunitaria. La quale può peraltro contare su una serie di provvedimenti precedenti: il 5 settembre 2001 il Parlamento aveva infatti adottato la risoluzione in cui si prospettava il “mandato d’arresto europeo”. Erano seguite varie azioni, fra cui il congelamento dei beni delle persone sospettate di iniziative estremistiche (autunno 2001), gli accordi con gli Usa sull’estradizione e la cooperazione giudiziaria (2003), la querelle con gli Stati Uniti per la trasmissione dei dati relativi ai passeggeri dei voli aerei (2003-2004), i progetti del futuro passaporto europeo, comprendente i dati biometrici (2003). Nel maggio 2005 il commissario alla sicurezza, l’italiano Franco Frattini, illustra finalmente al Parlamento il “piano d’azione” adottato dalla Commissione “per la realizzazione di uno spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia”. “Abbiamo preparato un programma che comprende 84 iniziative nell’ambito del mandato della Commissione – spiega Frattini – 32 misure saranno realizzate già entro il 2005, che sarà l’anno più importante per la partenza del piano d’azione”. Tale strategia doveva essere al centro dell’interesse del Consiglio Ue di metà giugno, che si è invece caratterizzato per lo scontro sulle Prospettive finanziarie e per la moratoria sulle ratifiche della Costituzione. Per riportare la questione-terrorismo sotto i riflettori ecco infine i 55 morti di Londra.