unione europea" "

A corrente alternata?” “

Convergenza sulla lotta ” “al terrorismo e sul rilancio del processo di integrazione, ma non mancano segnali negativi” “

È un’Europa a “corrente alternata” quella che si appresta a chiudere i battenti per le ferie estive. Segnali positivi si alternano a notizie preoccupanti, ma nel contempo tende ad affermarsi l’urgenza di un processo politico rafforzato dinanzi alle sollecitazioni che giungono all’Ue dai Paesi membri e dall’esterno dei suoi confini. Uniti contro il terrorismo. Si è registrata maggior convergenza sul tema della lotta al terrorismo da parte dei ministri degli Esteri riuniti a Bruxelles lunedì 18 luglio sotto presidenza britannica. Il primo incontro al vertice dopo gli attentati di Londra ha prodotto una dichiarazione che rilancia “la massima collaborazione fra gli Stati membri nella lotta al terrorismo”, per “l’individuazione dei terroristi, la protezione dei potenziali obiettivi, la preparazione di fronte a un attacco”. I rappresentanti dei governi hanno confermato l’impegno, già delineato dalla Commissione a maggio, di pervenire “entro dicembre a un progetto comune per combattere la radicalizzazione e il reclutamento da parte dei gruppi terroristici”. Secondo il ministro degli Esteri inglese, Jack Straw, che presiedeva l’incontro, “è finito il tempo per le scuse sul terrorismo”. Secondo il titolare del Foreign Office non esistono legami immediati “fra la guerra in Iraq e gli attacchi terroristici che hanno colpito molti Paesi, inclusa in questi giorni la Turchia”, che non ha sostenuto l’azione militare della coalizione, ma “ha avuto un atteggiamento apprezzabile nella lotta al terrorismo”. Straw è parso convinto della opportunità di aprire ad ottobre i negoziati per l’adesione di Ankara. Rilanciare l’integrazione. Sembra intanto prendere quota, nelle sedi europee, il dibattito sul rilancio dell’integrazione, resosi necessario dopo gli stop alla Costituzione, l’ impasse sul bilancio, i dubbi su allargamento e Trattato di Schengen seguiti agli attentati nel Regno Unito. Così i governi di Belgio e Lussemburgo intendono avanzare delle proposte in vista del vertice informale della Ue di ottobre che sarà dedicato a discutere del modello sociale europeo. I premier GUnter Verhofstadt e Jean-Claude Juncker si sono recentemente incontrati nel Granducato e ora vorrebbero coinvolgere i governi di altri Paesi su temi come il lavoro, la formazione, la coesione sociale, il problema delle immigrazioni. A ciò si aggiunga la proposta dei sette capi di Stato di Austria, Finlandia, Germania, Italia, Lettonia, Polonia, Portogallo, resa nota la scorsa settimana, volta a confermare la bontà della Costituzione e i grandi obiettivi comunitari, coinvolgendo maggiormente i cittadini. Alcuni segnali controversi. Non mancano però i segnali di segno negativo. La Corte costituzionale della Slovacchia ha sospeso la validità della ratifica del Trattato costituzionale, approvata a maggio dal Parlamento. Secondo il portavoce della Corte, Stefan Nemeth, “i giudici hanno accolto una richiesta presentata da un gruppo di cittadini slovacchi che ritengono che i loro diritti siano stati violati dalla decisione di sottoporre la ratifica al Parlamento e non a un referendum popolare”. Una questione superabile, ma certo una spina in più per l’Unione. A cui si aggiunge il fatto che in Germania è stata sospesa l’applicazione del mandato d’arresto europeo. “La Commissione si rammarica che la Germania non abbia più una legge di attuazione del mandato di cattura europeo”, ha spiegato Friso Roscam Abbing, portavoce dell’Esecutivo. Il giudizio di incostituzionalità espresso dalla Corte tedesca è una decisione “non utile alla lotta contro il terrorismo”. A Bruxelles si profila invece un’intesa sul bilancio Ue: i ministri competenti hanno raggiunto il 15 luglio un primo accordo che prevede un taglio di risorse e investimenti piuttosto consistente. Sì alla carta, dubbi sulla Turchia. Eurobarometro, l’istituto demoscopico della Ue, ha diffuso i risultati di un’inchiesta fra trentamila cittadini dei 25 Stati aderenti più quelli candidati, realizzata fra il 9 maggio e il 14 giugno. Ne emerge che il 61% dei cittadini è favorevole alla Costituzione, benché il dato dei “sì” sia in fase calante nei confronti delle precedenti rilevazioni. Il 52% degli intervistati è invece contrario all’adesione della Turchia all’Unione. “Il supporto che i cittadini danno all’Europa rappresenta un enorme capitale politico che non deve essere dato per scontato – ha commentato la svedese Margot Wallström, vicepresidente della Commissione -. Gli europei hanno bisogno di essere più coinvolti nel processo politico e le sfide che li preoccupano sono la globalizzazione, la disoccupazione e i problemi sociali”.