La politica interna con uno sguardo alla politica internazionale, e in particolare alla lotta contro il terrorismo: questi i temi su cui si interroga la stampa tedesca. La visita di Angela Merkel, candidata della Cdu/Csu alle prossime elezioni che potrebbero segnare la fine dell’era Schröder, viene commentata da Die Welt (20/7), che a proposito dell’incontro di Merkel con Nicolas Sarkozy, ministro degli Interni francese e possibile successore di Chirac, scrive: “ Perlomeno con lui, la candidata al cancellierato sa di trovarsi d’accordo sul fatto che le relazioni tra Francia e Germania continuano ad essere strette o addirittura ‘fondamentali’, ma che necessitano una chiara correzione in senso europeo. Merkel ha utilizzato la sua visita, apprezzata da molti, condotta con sicurezza di stile, per dare forma concreta alla sua idea di dare una nuova direzione della politica europea. Non ci sarà una prosecuzione della linea politica per quanto riguarda gli assi Parigi-Berlino e Berlino-Mosca, fintantoché il quadro pan-europeo rimarrà escluso dalla prospettiva. […] Gli assi hanno fatto il loro tempo, Londra vuole e deve essere coinvolta maggiormente, così come i membri Ue più piccoli. Ma è altrettanto chiaro che Merkel cerca un avvicinamento agli Usa per quanto riguarda la politica estera. Viene da pensare a come Parigi la prenderà. Ma non si può far contenti tutti”. Sulla Frankfurter Rundschau (Fr) si legge: “ Angela Merkel si avventura con cautela a Parigi in una realtà eterogenea e s’intende a meraviglia con l’oppositore di Chirac”. Sulla situazione della Turchia all’indomani degli attentati e sul dibattito circa l’ingresso nell’Ue, Rolf Paasch scrive sulla Fr: “Anche chi potrebbe avvantaggiarsi in futuro del populismo europeo dovrebbe considerare le conseguenze di una politica europea contraria alla Turchia, alla luce dei recenti eventi in Iraq, Londra e nei luoghi di villeggiatura turchi: la conseguenza del terrorismo globale può e deve essere la fortezza Europa? La politica europea di Merkel, Sarkozy e Schüssel consisterà in futuro nel perseguire severamente gli attivisti del PKK all’interno delle proprie frontiere, abbandonando contemporaneamente a se stessa la Turchia con il problema fondamentale del conflitto curdo nell’est dell’Anatolia?“. “ La Chiesa cattolica è alla vigilia di una forte trasformazione. Nel giro di dieci-quindici anni le strutture demografiche del suo apparato (invecchiamento e assottigliamento delle nuove vocazioni) non permetteranno più un rinnovo adeguato alla gestione delle istituzioni religiose secondo la logica geografica che ha finora predominato … si marcia verso una Chiesa minoritaria, sul modello protestante“: queste parole, tratte dal Quaderno del Piano n. 8, sono poste in evidenza sul quotidiano francese La Croix (20/7), nel servizio dedicato al tema dell’integrazione col titolo “ Il Piano ausculta il divenire delle religioni ‘atomizzate’“. L’autore, Guillaume Barou, sottolinea che “ per la prima volta il Commissariato generale del Piano si interessa alle religioni, attraverso il loro ruolo per l’integrazione sociale degli individui“. Il discorso che riguarda la Chiesa cattolica francese è messo, naturalmente, al centro dell’attenzione del quotidiano La Croix: “ L’indebolimento delle sue istituzioni ha per corollario la crescita di peso dei movimenti religiosi più giovani e dei credenti ‘fuori pista’. Un’evoluzione che può essere pericolosa, se i movimenti settari non sono tenuti a bada. Ma commenta Barou l’équipe invita, al contrario, i poteri pubblici a collaborare con questi movimenti, a condizione che essi rispettino certi limiti“. La conclusione del servizio di Barou è che “ la questione della loro integrazione è pregnante: per le loro azioni caritative e un intervento equilibrato nel dibattito pubblico, le religioni sono riconosciute come ‘una delle vie possibili dell’integrazione degli individui nella società‘”. “ Quando il rifiuto può uccidere” è il titolo di un editoriale di Time (25/7) nel quale l’autore, Irshad Manji, che ha scritto il libro “The Trouble with Islam today. A Wake-Up Call for Honesty and Change”, afferma che “ noi musulmani dobbiamo ammettere che la nostra religione può motivare gli attentatori“. “ Non è sufficiente per noi prosegue protestare che i musulmani radicali stanno utilizzando l’Islam come una spada. E’ ovvio che lo stanno facendo. Ora invece i musulmani moderati debbono smetterla di usare l’Islam come scudo, che ci protegga dall’autentica introspezione e rispetto ai nostri vicini dalla genuina conoscenza“. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1407 N.ro relativo : 56 Data pubblicazione : 22/07/05