In attesa della ripresa economica” “

La ripresa non c’è ancora; l’appuntamento è rinviato agli ultimi mesi del 2005. L’Unione europea si interroga sul futuro dell’economia continentale, stretta fra i successi crescenti dei competitori asiatici (Cina e India in testa) e degli Stati Uniti, la rincorsa del prezzo del petrolio, una difficile situazione interna per il momento stabile. Su questi temi sono recentemente intervenuti Tony Blair, presidente di turno del Consiglio europeo dal 1° luglio, il presidente della Banca centrale europea Trichet, il Parlamento e la Commissione, anche in vista del summit straordinario di ottobre che sarà dedicato all’Europa sociale e dell’applicazione della rivisitata Strategia di Lisbona. Agli esperti della Commissione si deve inoltre la relazione congiunturale trimestrale, presentata il 19 luglio a Bruxelles, secondo la quale “l’impennata dei prezzi del petrolio e la perdita di slancio nella produzione manifatturiera mondiale sono le cause del rallentamento della crescita economica di Eurolandia nei mesi compresi fra aprile e giugno”. Nella relazione si evidenziano però “alcuni segnali positivi a livello europeo e mondiale”, che “fanno sperare in un’accelerazione della crescita nel secondo semestre del 2005”. Diversi gli elementi che confortano gli economisti dell’Esecutivo Ue: “I segni che la fase di rallentamento dell’economia mondiale stia volgendo al termine e che gli scambi mondiali stiano riprendendo a crescere”; “il recente aggiustamento del tasso di cambio fra euro e dollaro”, che dovrebbe avvantaggiare le imprese esportatrici. Inoltre si osserva che “le condizioni monetarie e finanziarie permangono favorevoli e sono attualmente accompagnate da segni di fiducia crescente”. Dalla relazione trimestrale emergono poi i “differenziali di crescita” in Eurolandia, che riguardano soprattutto lo sviluppo a lungo termine. Tra i rimedi suggeriti, spiccano il miglior funzionamento dei mercati del lavoro e l’aumento della concorrenza nei mercati dei prodotti. “Una particolare ragione dei differenziali tra i tassi di crescita potrebbe risiedere nella frammentazione dei mercati dell’edilizia abitativa e ipotecari”. Dalla fine degli anni ’90, “i prezzi reali delle abitazioni nell’area dell’euro hanno registrato un incremento considerevole soprattutto a causa del calo dei tassi di interesse. Ma essi non sono stati necessariamente una fonte rilevante di tenuta economica, contrariamente a quanto si è potuto osservare nel Regno Unito e negli Stati Uniti”.