frère roger " "
L’ultimo insegnamento del fondatore della Comunità ecumenica di Taizé” “
Arrivo a Taizé poco dopo mezzogiorno del 23 agosto. Ho viaggiato da Ginevra con Keith Clements, segretario generale della Conferenza delle Chiese d’Europa. Cade una pioggia leggera. I fratelli della comunità con le lacrime agli occhi, ma con grande serenità, stanno portando il corpo di frère Roger, nella bara ancora scoperta, dalla casa sotto una tenda per la possibilità di un ultimo saluto. Mi sento accolto: ci sono cardinali e vescovi, responsabili delle diverse Chiese e comunità, l’anziana sorella di frère Roger, parenti, amici, bambini e soprattutto i giovani: sono venuti a migliaia. Arriva il presidente della Germania: si siede anche lui in un angolo della tenda per un dialogo con frère Alois, il nuovo priore di Taizé. Chi desidera può ricevere un pranzo nella comunità. Tutto è semplice. Frère Roger è stato uno strumento di Dio per aprire nella Chiesa un sentiero di essenzialità. Ha generato uno spazio del vangelo su questa collina e i giovani sono stati attirati e sono venuti da tutto il mondo.In cuore portiamo la domanda sul mistero della sua morte. Un atto di violenza ha interrotto la vita di questo fratello anziano, ammalato, che ha dedicato la sua vita per aprire un sentiero di riconciliazione e di pace sulla terra. Un evento che appare irreale. L’attuale cammino ecumenico ha bisogno di nuovi germogli che possono nascere solo dal martirio? Chi ha desiderato conformare la sua intera esistenza al vangelo è stato reso più simile al Figlio, al Giusto inchiodato dalla violenza sulla croce? Davanti al corpo di Frère Roger ho la chiara percezione che ora l’ecumenismo ha un nuovo protagonista in Cielo: alla sua intercessione presso il Padre affido in particolare il cammino della terza assemblea ecumenica europea che stiamo per iniziare e concluderemo a Sibiu in Romania nel settembre 2007.Nella grande chiesa della riconciliazione inizia la celebrazione liturgica. La prima preghiera è per Luminita Solcan, la donna che ha posto fine alla vita di Frère Roger. Essa è affidata al perdono di Dio, perché “non sapeva quello che faceva”. Questo perdono è un evento estremamente reale. Questo miracolo del perdono è la novità del vangelo di cui ha bisogno il nostro mondo per trovare la via della riconciliazione e della pace.Risuonano i canti di Taizé. Come tradizione qui a Taizé, si celebra l’Eucaristia cattolica, presieduta dal cardinale Kasper. Le letture bibliche sono proposte da responsabili di Chiese evangeliche. Gli ortodossi cantano le preghiere delle esequie con l’inno della Risurrezione. Identità diverse, ma già unite da un unico vangelo. Al termine solo i fratelli della comunità accompagnano frère Roger nel piccolo cimitero del villaggio. E’ un momento intimo della famiglia. La comunità è la vera parabola di fiducia generata da frère Roger.Ero venuto la prima volta a Taizé nel 1974, l’anno del concilio dei giovani. Erano gli anni tormentati della contestazione: in 40.000 eravamo saliti sulla collina di Taizé per cercare vie per cambiare il mondo. La comunità testimoniava una via non violenta e non ideologica. Sono passati gli anni: i giovani hanno continuato a venire sulla collina o si sono incontrati nei grandi incontri europei per trovare una fiducia, un amore, una luce per poter rischiare la vita per qualcosa che vale. Nel 1997 abbiamo invitato Frère Roger all’assemblea ecumenica europea di Graz: dalla spiritualità, dal vangelo vissuto sorge la speranza del ritrovamento dell’unità tra i cristiani. Nel 1999 ho condiviso con lui le tre settimane del sinodo speciale per l’Europa. Era presente ai funerali di Giovanni Paolo II. La mia generazione ha avuto il dono di avere delle persone che ci hanno indicato la via di Dio e ora queste persone ci stanno lasciando per il Cielo: da Madre Teresa a don Giussani, da frère Roger a Giovanni Paolo II. Nelle nostre mani la responsabilità di non disperdere questa eredità, ma di prendere con coraggio il testimone. L’eredità di questi grandi sarà ripresa da altri grandi oppure sarà ripresa da un intero popolo che è divenuto adulto e maturo nella fede grazie ai carismi che Dio ha dato al mondo attraverso questi suoi testimoni? Il popolo di Colonia sarà l’erede maturo di questi doni? Non solo singoli sapienti e santi, ma un popolo intero di sapienti e santi è la speranza per la nostra storia.