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Dialogo ecumenico nei due Paesi balcanici ” “” “
“Qui si respira aria di unità. Le difficoltà non sono negate, ma anziché essere ostacoli, diventano nuove occasioni di incontro, di conoscenza e di fratellanza”. Mons. Luigi Stucchi , in rappresentanza dell’arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, ha presieduto a fine agosto a Villa Cagnola di Gazzada (Varese – Italia) una tavola rotonda sul dialogo ecumenico in Serbia e Bulgaria, nel contesto della XXVII settimana europea di studi religiosi promossa dalla Fondazione ambrosiana Paolo VI. Al centro dell’attenzione una frase di papa Montini del 1967, che faceva riferimento, pur in un contesto storico differente, all’attesa operosa verso “un’alba nuova di speranza e di pace”. Ecumenismo, “cammino di popolo”. Il vescovo ortodosso di Novi Sad, Irinej Bulovic, ha esordito ricordando la figura di San Sava e il “periodo di tolleranza, quasi anticipatore del dialogo ecumenico, in cui viveva il nostro santo”, tra i “padri” dell’ortodossia serbo-montenegrina. Dal Medioevo a oggi, “abbiamo avuto molti momenti bui e altri di ripresa e di apertura”. Ma “se la storia ha una grande importanza, essa non deve risultare come un’ipoteca sui rapporti odierni tra le due chiese sorelle, ortodossa e cattolica. Noi ha aggiunto Bulovic – abbiamo responsabilità concrete verso le nostre comunità e la nostra gente; non dobbiamo essere vittime della storia. Occorre invece orientarsi a rapporti di reciproca fiducia e apertura, guardando avanti”. Il dialogo non può però “restare una questione di vertice, bensì deve coinvolgere i fedeli delle due comunità. Occorre camminare assieme nella vita quotidiana”. Bulovic ha proseguito sostenendo che “tutto ciò non significa che non esistano difficoltà, specialmente con alcuni sacerdoti e vescovi chiusi al dialogo. Siamo dunque chiamati ad aprirci agli altri, ai fratelli, con l’aiuto del Signore e di Maria”. Riconciliazione e comunione. La prospettiva dell’integrazione europea è stata indicata, durante la discussione, quale “possibile orizzonte futuro per il vecchio continente”, entro il quale “sta già avvenendo un lento ma significativo processo di unità religiosa”. Mons. Stanislav Hocevar, arcivescovo metropolita di Belgrado, anch’egli ospite della Fondazione Paolo VI, ha ricordato la propria esperienza personale: “Sono sloveno; mio padre fu ucciso dai comunisti nell’immediato dopoguerra. Da mia madre, che seppe perdonare i suoi assassini, ho appreso una forte sensibilità per la riconciliazione e la comunione”. “Voglio ringraziare Dio per questa occasione di incontro ha proseguito Hocevar -. Del resto il vescovo Bulovic e io stiamo spesso assieme, partecipiamo a celebrazioni religiose tra la nostra gente: siamo quasi diventati un tandem. Nella sua persona sto scoprendo il mondo ricco e affascinante delle chiese orientali”. Secondo il vescovo cattolico, “l’avvicinamento tra le chiese è importantissimo” nei Balcani, che rappresentano “un ponte tra oriente e occidente”. “L’incontro e il dialogo vanno però promossi a vari livelli: personale, per costruire fiducia e conoscenza vicendevole; caritativo, a sostegno dei più bisognosi; strutturale, ad esempio mediante la collaborazione sull’insegnamento religioso nelle scuole. Altrettanto rilevanti diventano i momenti di preghiera e di spiritualità condivisi e le occasioni culturali”. “Abbiamo bisogno gli uni degli altri ha concluso Hocevar – e senza una sinergia non possiamo essere veri testimoni di Cristo nella nostra terra”. Il ruolo della ricerca teologica. La Serbia-Montenegro conta nei confini attuali (derivanti dallo smembramento dell’ex Jugoslavia dopo il crollo dei regimi comunisti e le guerre balcaniche degli anni ’90) una popolazione di circa 10 milioni di abitanti. Oltre il 60% degli abitanti è di nazionalità serba; gli albanesi sono quasi il 17%. Consistenti le minoranze ungherese e montenegrina. Dal punto di vista religioso, gli ortodossi rappresentano i due terzi della popolazione complessiva. I musulmani sono il 20%, mentre i cattolici si attestano attorno al 5% del totale. Sia Bulovic che Hocevar hanno fatto riferimento nel corso del dibattito “ai risultati del cammino ecumenico a livello europeo”, citando alcune figure significative in tal senso, a partire dallo stesso Paolo VI. Vladan Perisic, decano della Facoltà teologica ortodossa di Belgrado, ha portato la sua “piccola esperienza di collaborazione nell’ambito degli studi teologici. Collaborazione che non è mai venuta meno, neppure nel periodo dell’ultima guerra”. Perisic ha fatto notare la “vasta presenza dei fratelli cattolici romani a nostre iniziative di studio e ai convegni intesi ad approfondire la conoscenza delle Scritture e della fede in Cristo”. Positivo a detta del teologo ortodosso – anche “il lavoro comune con università cattoliche di vari Paesi. In questo modo i nostri studenti possono partecipare a tirocini in atenei esteri”.