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Tre "temi forti" all’ordine del giorno della sessione dopo la pausa estiva ” “” “
Mentre il Parlamento europeo si riunisce, dopo l’estate, per affrontare alcuni temi di stringente attualità (terrorismo, sicurezza aerea, concorrenza dei prodotti tessili cinesi, bilancio 2006), restano in sospeso le principali questioni sollevate a luglio con la presentazione del programma di lavoro della presidenza inglese: avvio delle negoziazioni per l’adesione della Turchia; risorse finanziarie 2007-2013; rilancio del processo di ratifica della Costituzione Ue; Europa sociale. I lavori parlamentari. I vertici comunitari sono riuniti dal 5 all’8 settembre a Strasburgo. L’Emiciclo si è misurato con le posizioni di Consiglio e Commissione sulle recenti catastrofi naturali che hanno colpito diversi Stati europei, sulle possibili risposte alla minaccia terroristica, sul bilancio comunitario. Interessante anche la Dichiarazione della Commissione su “Dialogo con le chiese e le organizzazioni non confessionali”. (Servizio sul prossimo numero) A proposito dell’aumento delle importazioni di prodotti tessili nel vecchio continente, la relazione Saïfi chiede che “i paesi terzi, e in particolare la Cina, rispettino le regole internazionali e applichino standard minimi in campo sociale e ambientale”. Secondo il testo giunto in aula, deve essere “rafforzata la lotta alla contraffazione e, a livello europeo, occorre elaborare un piano tessile che fissi un bilancio specifico per la ricerca, l’innovazione, la formazione e il sostegno alle piccole medie imprese”. Anche di questo si è parlato lunedì 5 a Pechino, nel corso dell’ottavo summit Ue-Cina, alla presenza del capo dell’Esecutivo, José Manuel Durao Barroso. Turchia sotto i riflettori. I deputati hanno quindi affrontato un dibattito sulla sicurezza aerea, dopo le numerose sciagure di questi mesi. La definizione del bilancio per il prossimo anno, il programma integrato per l’occupazione, la promozione delle opere culturali “made in Europe”, si aggiungono alla relazione Sarnez per una navigazione in Internet più sicura per i bambini. Ma nei corridoi del Parlamento proseguono le discussioni sulla prossima apertura dei negoziati con Ankara, dopo che le istituzioni dell’Unione si erano dette disponibili, nel dicembre scorso, per il “taglio del nastro” fissato al 3 ottobre 2005. In realtà, la riunione informale dei ministri degli esteri dei 25, tenutasi la scorsa settimana a Newport (Galles), non ha sortito alcuna decisione definitiva. L’argomento tornerà ad essere affrontato dal Coreper (riunione dei rappresentanti permanenti degli Stati a Bruxelles) e la decisione ultima dovrebbe essere assunta in sede di Consiglio proprio il 3 ottobre. A Newport, il ministro degli esteri britannico, Jack Straw, si era detto “ragionevolmente fiducioso” sulla possibilità di rispettare la data stabilita. Ha complicato le cose il governo turco, che afferma di non considerare l’estensione degli accordi commerciali sottoscritti con l’Ue ai dieci nuovi Stati membri come riconoscimento automatico della Repubblica cipriota. Crescono le perplessità. Il nocciolo del problema risiede proprio nel rapporto tra Turchia e Cipro (la parte nord dell’isola è occupata da truppe turche e Ankara non riconosce la piena sovranità di Nicosia). D’altro canto appare impossibile non solo l’adesione, ma persino l’avvio dei negoziati, senza che uno Stato candidato (in questo caso la Turchia) non accetti l’esistenza di un paese a pieno titolo aderente all’Ue. E su questo punto crescono i dubbi in Europa, già ampiamente espressi da Austria, Grecia, Francia e dalla candidata alla cancelleria tedesca per Cdu-Csu, Angela Merkel, che invece propende una “cooperazione privilegiata” con la Turchia. Secondo Hans Gert Poettering, capogruppo Ppe, maggior forza politica dell’Emiciclo, “l’Ue finirebbe per essere sopraffatta” dall’eventuale ingresso a pieno titolo del paese euroasiatico. Schuessel: “Precedenza alla Croazia”. I politici europei appaiono anche sensibili alla contrarietà che emerge nell’opinione pubblica continentale verso la Turchia, confermata dal “no” di Francia e Olanda alla Costituzione (dietro cui si celerebbe soprattutto uno stop all’Europa “senza confini”) e da sondaggi di pochi giorni or sono (in Germania il 62% dei cittadini sarebbe per bloccare la strada di Ankara verso l’Ue). La partita resta quindi aperta: il ministro degli esteri turco, Abdullah Gul, sostiene in questi giorni che se i 25 ponessero “nuove condizioni per l’accesso della Turchia nell’Ue, oppure ci offrissero qualcosa d’inferiore allo status di membro, noi ce ne andremmo dal tavolo negoziale”. Ancora più duro il premier Recep Tayyip Erdogan, secondo cui “alcuni paesi, per motivi che non capiamo, vogliono far vedere l’Ue come un club di cristiani. Ma essa non lo è; per noi l’Unione è un insieme di valori che condividiamo”. Inoltre “la Turchia ha già ottemperato a tutti i cosiddetti criteri di Copenaghen per l’avvio dei negoziati”. Ad avviso del cancelliere austriaco Wolfgang Schuessel: “l’adesione della Croazia dovrebbe precedere quella della Turchia”.