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Minori in istituto:nell’Europa dell’est la situazione più grave ” “” “
In Europa ci sono decine di migliaia di bambini “fuori” famiglia e “dentro” gli istituti. Stando ai dati forniti dall’Aibi (Associazione Amici dei Bambini), la situazione peggiore si registra nei paesi dell’Est. In Russia i “figli di nessuno” sono oltre 720mila, il 2% della popolazione minorile complessiva, e gli ospiti degli orfanotrofi negli ultimi dieci anni è raddoppiato. Oltre 14mila sono quelli costretti a vivere negli istituti statali in Moldavia, mentre in Bulgaria il numero sale a 34mila bambini e in Romania a 40mila. L’abbandono minorile esiste anche in Italia, dove circa 25mila minori vivono fuori da una famiglia o in condizioni di semi-abbandono. Tremila sono nei 202 orfanotrofi che chiuderanno entro il 31 dicembre 2006. Diecimila gli affidi temporanei. RUSSIA, I BAMBINI “TROPPI”. “Più di 200mila bambini russi sopravvivono oggi nei 2500 istituti sparsi sul territorio. Queste strutture però non bastano e se ne aprono continuamente di nuove”. Parola di NINA REZINIK, funzionaria della Federazione Russa, che in riferimento ai minori abbandonati nel suo paese ha parlato di “bambini troppi”. La ragione principale per cui essi rimangono senza la tutela dei genitori risulta la privazione della patria potestà, determinata dall’estendersi di una grave situazione di indigenza tra le famiglie. “Il passaggio brusco all’economia di mercato – spiega – ha creato migliaia di poveri e lasciato in strada migliaia di bambini che sfuggono soprattutto a maltrattamenti domestici e ad un’endemica miseria familiare”. Tra i fattori che contribuiscono alla moltiplicazione dei minori non accompagnati, c’è anche l’aumento delle gravidanze precoci. Alla piaga sociale dei “bambini di strada” – più di 5mila ogni anno scappano di casa – si collega quella della criminalità minorile e dell’elevato consumo, tra i giovanissimi, di sostanze stupefacenti. Una soluzione può arrivare, dice la Rezinik, proprio dalle adozioni. Ma se quelle internazionali sono in crescita, quelle interne alla Russia si sono dimezzate negli ultimi anni: “Nel 2004 sono stati 10mila i piccoli russi adottati all’estero. Nonostante siano tante le famiglie russe che desidererebbero offrire una famiglia a questi minori, difficoltà burocratiche e legislative rendono particolarmente difficile questo percorso. In Russia non siamo contrari all’adozione internazionale, ma ci preoccupano i traffici illeciti in espansione”. MOLDAVIA, I FIGLI DELLE FIRME. “Il 90% dei bambini collocati nei 67 istituti moldavi risulta avere entrambi i genitori e la metà di questi viene ‘ricoverato’ su richiesta della stessa famiglia”. È la sconcertante realtà descritta da MARIA GHERVAS, presidente del Tribunale Ordinario di Chisinau, che al convegno Aibi ha spiegato come basti una semplice firma dei genitori biologici per prolungare sine die la permanenza dei figli in istituto. “Il genitore – spiega – chiede l’autorizzazione allo Stato di ‘piazzare’ il figlio in un istituto. La Legge prevede che la richiesta debba essere motivata, ma nei fatti è sufficiente una situazione di povertà per obbligare lo Stato a prendersi la responsabilità del minore”. Il mancato rispetto delle norme a tutela dell’infanzia pone così il bambino istituzionalizzato in un contesto di abbandono e dimenticanza da parte degli stessi genitori “che hanno il diritto di rinnovare la loro richiesta anche per interi anni”. “Con l’istituzionalizzazione dei bambini – continua la Ghervas – lo Stato ha usurpato il ruolo di genitore, mentre quest’ultimo si considera libero da ogni responsabilità e cura nei confronti del figlio tanto che, in molti casi, arriva pure a non visitare il proprio bambino”. IL LIMBO AL DI LA’ DELLA POVERTÀ. Il “limbo dell’abbandono” non si registra solo nei paesi europei più colpiti dalla povertà, o derivanti da un sistema politico che a lungo ha ostacolato i diritti dell’infanzia. “In tutti i contesti sociali si abbandona il proprio bambino e la violenza ed il maltrattamento non appartengono solo alle classi più degradate”, ha puntualizzato SOPHIE MARINOPOULOS, psicanalista francese dell’ospedale di Nantes, spiegando come in numerosi casi siano gli stessi legami di sangue ad alimentare il limbo. “Dopo la nascita biologica – è il messaggio – ci sono altri due tipi di nascite: quella ‘sociale’, che il bambino vive quando viene riconosciuto come figlio, e quella ‘psicologica’, data dalla percezione dell’essere desiderato e accolto”.