“Non si tratta di un complesso di persecuzione proprio delle Chiese, ma di una volontà di persecuzione da parte di alcuni”. Così si esprime mons. András Veres, vescovo ausiliare di Eger e segretario della Conferenza episcopale ungherese, a proposito del progetto di riforma sociale che vorrebbe limitare il ruolo delle Chiese nel sistema dei servizi sociali. Il ministro ungherese della gioventù, della famiglia e delle pari opportunità Kinga Göncz, in una lettera al premier ungherese Ferenc Gyurcsány resa nota una settimana fa informa l’agenzia cattolica Magyar Kurìr -, ha definito infatti “un processo indesiderato la consegna in massa delle istituzioni sociali alle Chiese”. Dalla lettera risulta che il pacchetto di riforma sociale limiterebbe le fondazioni ecclesiali e il passaggio di quelle già presenti nella gestione ecclesiastica. Il ministro propone inoltre di ripensare il concordato con la Santa Sede e la legge riguardante il finanziamento delle Chiese, per abolire le sovvenzioni supplementari. Mons. Veres ha replicato ricordando che lo scorso anno “gli ordini e le diocesi cattolici non hanno preso in consegna nessun’istituzione sociale dagli enti locali. Se il budget sembra capovolto dalle istituzioni sociali ecclesiastiche, il ministero avrà probabilmente sbagliato le previsioni”. Secondo il segretario della Ceu, contrariamente a quanto riportato dai mass media, è in atto “una volontà di persecuzione da parte di alcuni. E ciò non contribuisce ad un buon rapporto tra Stato e Chiesa”. Anche la Chiesa protestante in Ungheria si unisce alla protesta della Chiesa cattolica: il pastore Zoltàn Balog accusa il governo di attuare una campagna che va a “punire le persone anziane che scelgono una casa di riposo finanziata dagli enti ecclesiali”.