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La conservazione e la gestione delle risorse materiali, la produzione di benefici e di ricchezze sono gli elementi chiave dello sviluppo dell’economia. Da secoli, la tradizione giudaico-cristiana cerca di risvegliare il senso di responsabilità sull’uso coscienzioso delle risorse umane e materiali della Creazione. La dottrina sociale della Chiesa in particolare mette in risalto l’importanza della dimensione umana e sociale dell’attività economica. I mezzi, che consentono la creazione di ricchezza, devono essere discussi in questa prospettiva ed esplorati da un punto di vista etico e più precisamente etico-sociale. Trascurare tale riflessione sarebbe biasimevole, tenuto conto degli effetti potenzialmente nocivi sulle componenti sociali e ambientali della società di un’economia di mercato abbandonata alle proprie leggi. È dunque estremamente importante che la Chiesa e il mondo degli affari, anche in Europa, uniscano i propri sforzi per valutare ed esaminare i metodi di investimento suscettibili di generare utili contribuendo nello stesso tempo alla promozione del Bene comune. A tal fine, si è tenuta quest’anno Bruxelles un incontro a cui hanno partecipato vescovi, teologi e rappresentanti del mondo degli affari. Tale riunione, intitolata “Gli elementi degli investimenti etici”, è stata patrocinata dalla Comece e da Uniapac (Unione cristiana internazionale dei dirigenti d’impresa www.uniapac.org). Il seminario è stato l’occasione per uno scambio di testimonianze dirette su esperienze pratiche in materia di investimenti etici. Sarebbe molto utile ripetere tale esperienza in altri contesti. Alcune delle relazioni illustrate in tale occasione sono pubblicate nel numero 73/2005 di Europe Infos (cfr.pagina 24). La Chiesa, che ha tra le sue missioni quella “di sforzarsi di ispirare gli atteggiamenti giusti nei rapporti con i beni terreni e nelle relazioni socio-economiche” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2420) deve quindi incoraggiare questo tipo di riflessione. La promozione di tale dibattito con il mondo degli affari è urgente ed essenziale allo stesso tempo. Inoltre, la Chiesa e le organizzazioni ecclesiali sono anche attori finanziari; esse detengono un patrimonio da condividere, che necessita di una gestione creativa e responsabile. È dunque indispensabile, a questo proposito, che esse si impegnino, anche in Europa, non solo come osservatrici, ma anche come partner nella ricerca di nuovi sistemi etico-sociali al fine di gestire nel modo migliore possibile i beni della terra che sono stati loro affidati.