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Un confronto necessario ” “

Il dialogo tra istituzioni e comunità religiose per un’ Ue più solida ” “” “

Le istituzioni Ue rilanciano un confronto stabile con le comunità religiose, le associazioni filosofiche e umaniste, “quali espressioni della società civile europea”. Una iniziativa in atto da anni, condotta, seppur con modalità e cadenze differenti, dagli Esecutivi guidati da Delors, Santer e Prodi e rilanciata dall’attuale presidente José Manuel Durao Barroso. Lunedì 5 settembre, il vice presidente della Commissione JACQUES BARROT ha presentato all’Europarlamento il progetto di una “Dichiarazione sul dialogo con le chiese e le organizzazioni non confessionali”. INFORMAZIONI E PUNTI DI VISTA. Barrot ha anzitutto precisato che, secondo il Trattato di Amsterdam, “l’Ue rispetta e non pregiudica lo status di cui beneficiano, in virtù del diritto nazionale, le chiese e le comunità religiose negli Stati membri”. Inoltre il Trattato “ricorda l’importanza dello statuto delle organizzazioni filosofiche e non confessionali”. Nella Costituzione Ue, tuttora in attesa di ratifica, la questione è normata all’articolo 52, che recepisce le acquisizioni di Amsterdam, per poi affermare: “Riconoscendone l’identità e il contributo specifico, l’Unione mantiene un dialogo aperto, trasparente e regolare con tali chiese e organizzazioni”. Il confronto “consiste essenzialmente in uno scambio di informazioni e di punti di vista”. Una “porta aperta” verso la società civile, di cui tali comunità sono espressione, che comporta “riunioni regolari e aperte, nel rispetto del principio di uguaglianza di trattamento con i vari interlocutori”. In effetti il presidente Barroso ha già avuto alcuni appuntamenti con le comunità religiose e il 12 luglio ha incontrato i rappresentanti delle chiese cristiane, ebraica e islamica. Jacques Barrot ha infine annunciato un rendez-vous per l’autunno con le associazioni umaniste. IN AULA VOCI FAVOREVOLI E CONTRARIE. Nell’Assemblea di Strasburgo si sono registrati numerosi interventi, per lo più favorevoli a una forma di consultazione tra Ue e comunità religiose, benché non siano mancate posizioni contrarie, volte ad accusare la Commissione di “fare preferenze fra gli interlocutori”. ALOJZ PETERLE, popolare sloveno, ha dato pieno sostegno all’iniziativa: “Occorre creare occasioni per aprire le istituzioni alla gente e per avvicinare fra loro cittadini di credi religiosi e filosofici differenti”. PROINSIAS DE ROSSA, socialista irlandese, pur favorevole a un dialogo inclusivo, s’è detto “deluso dalla dichiarazione della Commissione perché non chiarisce i termini in cui si svolgono tali incontri, con una preoccupante carenza di trasparenza”. Dal canto suo GRAHAM WATSON, liberaldemocratico inglese, ha spiegato: “Il mio gruppo è favorevole a questo dialogo aperto, secondo la formula di ‘libera chiesa in libero Stato'”. Anche Watson ha invocato la “trasparenza”, aggiungendo che “è compito dell’Unione difendere la libertà di religione e di credo”. Voci contrarie o quantomeno perplesse si sono levate dai banchi dei verdi, della sinistra, da esponenti radicali ed euroscettici. Non sono mancate frasi a effetto, quali: “no all’Europa vaticana” oppure “l’Europa non è una vacca da mungere per il Vaticano”. A questo proposito MARIO MAURO, popolare italiano, vice presidente del Pe, dichiara al Sir: “Nell’emiciclo sono emerse tante posizioni tendenti a marginalizzare i cristiani in Europa e contrarie a un confronto libero e sereno tra Unione e Chiese, che sia rispettoso dei diversi statuti e ruoli. Rilevo anche una sorta di ‘intimidazione preventiva’ in vista di un rapporto stabile come previsto dal Trattato costituzionale”. TREANOR: “UNA BASE ETICA ALLA CASA COMUNE”. Contattato dal Sir, mons. NOËL TREANOR, segretario generale della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), afferma: “Anzitutto credo sia giusto rilevare che la maggioranza dei deputati intervenuti s’è detto favorevole a questo dialogo. Alcuni di essi hanno invocato la ‘trasparenza’ e non possiamo che condividere tale esigenza”. “A quanti si sono dimostrati perplessi sull’iniziativa, non posso che ricordare come le chiese siano impegnate per la promozione della dignità dell’uomo, per la tutela della libertà, per la pace, la solidarietà e per il benessere dei cittadini. Ecco perché negare la possibilità di un confronto fra comunità religiose e Unione, significa mancanza di tolleranza, che potrebbe giungere ad atteggiamenti discriminatori”. Treanor si dice poi convinto che “per una solida Europa unita occorrono fondamenti etici e antropologici alla politica. È necessario avviare una riflessione sulla società odierna, così da rispondere al meglio alle attese dei cittadini. La Comece si è più volte espressa per l’entrata in vigore della Costituzione, benché il testo presenti aspetti migliorabili”.