Franco Frattini, commissario europeo alla giustizia, libertà e sicurezza, è intervenuto mercoledì 7 settembre all’Europarlamento di Strasburgo per presentare una linea d’azione comunitaria rafforzata contro la minaccia terroristica “fondata su tre grandi linee direttrici di attacco: prevenzione, protezione, reazione”. Assieme a Frattini era presente il ministro dell’Interno britannico Charles Clarke, che a luglio aveva gestito l’emergenza dopo gli attentati di Londra. Il commissario ha affermato: “Noi siamo con tutti coloro che hanno sofferto il terrorismo in ogni parte del mondo. E dico ‘noi’ noi cittadini, istituzioni e Stati d’Europa perché la nostra unione può fare la differenza in una battaglia che nessuno, nessuno Stato per quanto forte, orgoglioso e preparato, può sognarsi di vincere da solo”. Clarke ha invece invocato “decisioni concrete entro la fine del semestre”, affermando che avrebbe sottoposto al vertice di Newcastle dell’8 e 9 settembre “nuove misure in tema di archiviazione dei dati sulle conversazioni telefoniche e sui contatti mediante Internet”. Allo studio anche l’utilizzo dei dati biometrici sui passaporti. Il dibattito in Aula ha però confermato le perplessità di quasi tutti i gruppi politici circa il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali dei cittadini, che possono essere messi in pericolo nell’azione intrapresa dai governi per arginare il terrorismo. Hans-Gert Poettering, capogruppo Ppe, ha affermato: “L’Ue deve utilizzare tutti gli strumenti giuridici esistenti, ma non deve lasciarsi coinvolgere in uno spazio privo di diritti”. Secondo il leader socialista Martin Schulz, “l’Unione deve reagire con forza contro chi minaccia la democrazia, ma non può disconoscere i diritti fondamentali”. Durante un incontro con i giornalisti, Clarke ha quindi spiegato che, “ritenendo difficile un accordo rapido con le altre istituzioni europee”, potrebbe “proporre ai colleghi di scegliere una procedura che non includa la codecisione con il Parlamento europeo”.