prima pagina" "

Dalle radici ai frutti” “

C’è un grande sogno che Giovanni Paolo II ha lasciato in dono al vecchio continente. Il papa polacco ha indubbiamente investito molte delle sue energie spirituali, pastorali e culturali per far crescere un’Europa unita, pacificata e prospera, capace di dar volto e concretezza alle sue radici cristiane. Ricevendo, nel marzo 2004, il Premio Carlo Magno, affermava: “L’Europa che ho in mente è un’unità politica, anzi spirituale, nella quale i politici cristiani di tutti i Paesi agiscono nella coscienza delle ricchezze umane che la fede porta con sé: uomini e donne impegnati a far diventare fecondi tali valori, ponendosi al servizio di tutti per un’Europa dell’uomo, sul quale splenda il volto di Dio”. L’espressione di un desiderio grande che, aggiungeva, “porto nel cuore e che vorrei affidare alle generazioni future”.Sono innumerevoli le occasioni in cui la Chiesa ha invitato i credenti a farsi costruttori della “casa comune”: basterebbe in tal senso riprendere gli insegnamenti dell’esortazione apostolica “Ecclesia in Europa” del 2003 e gli interventi dei vescovi europei.Intervenendo la scorsa settimana alla Pontificia accademia di teologia di Cracovia, mons. Giovanni Lajolo, ponendosi nell’orizzonte del sogno papale, ha contribuito a precisare caratteristiche e ruolo della presenza cristiana in un’Europa moderna e secolarizzata, sollecitata dalle sfide della globalizzazione, esposta alle dinamiche demografiche, sociali e culturali del terzo millennio. In questo quadro, “il cristianesimo – ha affermato Lajolo – è il solo vero fattore unificante tra i diversi Paesi europei”. Nella Chiesa “si attua, come in nessun’altra realtà umana, l’unità del tutto nella diversità delle parti; in essa si rispecchia la varietà delle genti, delle loro lingue, dei loro costumi e delle loro tradizioni nell’unicità della fede”. Ma questo “elemento unificante” non può rimanere un “tesoro nascosto”; per mostrare la loro vitalità, le radici cristiane del continente devono germinare frutti visibili. Lajolo elenca dunque tre “requisiti soggettivi” per un impegno efficace dei cattolici all’Europa di domani: competenza, umile fierezza, intraprendenza. La capacità di “dare ragione della speranza” insita nella fede in Cristo, sprona i credenti a servire l’uomo e la donna di oggi, condividendone le necessità, le attese più vere e profonde e operando per fornirvi risposte esaustive “alla luce della ragione” e con il conforto dall’insegnamento sociale della Chiesa. L’Unione europea di oggi, in particolare, sta cercando vie percorribili che coniughino ulteriori allargamenti dei confini senza tradire la propria identità; che accrescano la solidarietà tra i Paesi membri, pur nel rispetto del principio di sussidiarietà; che irrobustiscano il “corpo” dell’Ue (istituzioni, norme, politiche comuni…) facendo al contempo emergere l'”anima” del continente. È a questa Europa che i cittadini credenti non possono far mancare il loro originale contributo.