Aprire “una consultazione diretta” per “approfondire nuove forme di presenza negli ambienti universitari europei”, in una realtà quale quello attuale “caratterizzata da un marcato pluralismo culturale, etico e religioso” e “segnata profondamente dalla secolarizzazione, nella quale i cristiani possono offrire un contributo originale anche per la crescita della realtà comunitaria europea”. Questo lo scopo principale dei “Lineamenta” di pastorale universitaria in Europa, al centro dell’incontro europeo dei delegati nazionali di pastorale universitaria in programma a Budapest, dal 23 al 25 settembre, per iniziativa del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee). Ad analizzare il documento già presentato nel novembre scorso, e ora disponibile in una nuova stesura è Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa, in un articolo apparso sull’ultimo numero della rivista bimestrale “Studium” (n.4/2005), definendolo un testo “di particolare interesse non solo per la vita interna della Chiesa e per la sua azione pastorale, ma anche per il sistema universitario italiano ed europeo”, grazie al “rilievo” che esso possiede per le università statali e non statali, cattoliche e non cattoliche. Al centro del testo, il riconoscimento della “libertà” e del “diritto inderogabile”, per gli atenei, di “esprimere ed esercitare la propria fede religiosa”, da cui deriva – spiega il giurista – “il divieto di discriminazioni per ragioni religiose” ed “il dovere dello Stato e delle pubbliche istituzioni di rimuovere gli ostacoli che impediscono, di fatto, l’esercizio di quel diritto”. Di qui la necessità di “assicurare idonei spazi di libero esercizio della religione”, fra cui gli atenei assumono particolare importanza, visto che le “strutture della pastorale universitaria” appartengono all’ambito tradizionale della cosiddetta “assistenza spirituale”. Ad un livello più ampio, fa notare Dalla Torre, il documento del Ccee “vede nella pastorale universitaria un luogo e uno strumento di inculturazione della fede e di evangelizzazione delle culture” , che “rientra nelle responsabilità della Chiesa, specie nel contesto di una società secolarizzata quale è quella contemporanea”.