rapporto oecd 2005" "
Il Rapporto Oecd 2005″ “
Negli Stati dell’Oecd (Organisation for economic cooperation and development – Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico,Ocse – cui aderiscono 30 Paesi industrializzati del mondo, 22 dei quali europei) “i livelli di istruzione sono in progressiva crescita” ma “le opportunità di formazione postscolastica sembrano privilegiare le persone dotate già di un buon grado di istruzione e occupate, piuttosto che quelle meno qualificate o in cerca di lavoro”. E’ la fotografia scattata dall’edizione 2005 del Rapporto Oecd sull’istruzione e la formazione, reso noto nei giorni scorsi. Presentiamo una sintesi dei dati, privilegiando la panoramica europea.NON SOLO ISTRUZIONE DI BASE. Secondo la ricerca, intitolata “Istruzione a colpo d’occhio”, “di fronte all’accentuarsi della mobilità professionale e alla maggiore complessità del mondo del lavoro, sono sempre più necessari lo sviluppo e l’aggiornamento delle conoscenze e delle competenze professionali lungo tutto l’arco della vita lavorativa”. Ciò richiama “i governi ad impegnarsi maggiormente per promuovere l’istruzione e la formazione permanente”. Il livello degli studi continua ad innalzarsi in quasi tutti i Paesi Oecd, si legge ancora nel Rapporto, tanto che, “in media, i tre quarti dei nati negli anni’70 hanno conseguito un diploma di scuola secondaria, livello minimo per accedere al mercato del lavoro, contro la metà dei nati negli anni’40”. Tuttavia in Francia, Italia, Gran Bretagna, Repubblica slovacca, Turchia e Messico “oltre il 10% dei giovani tra i 15 e i 19 anni possiede ancora un basso livello di istruzione e non frequenta la scuola, né è impegnato in attività lavorative”. FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO. “Se l’istruzione scolastica costituisce una via privilegiata per il primo impiego”, per “il mantenimento del lavoro e l’avanzamento nella carriera professionale” essa da sola non basta e deve pertanto accompagnarsi alla formazione professionale e all’aggiornamento continuo. Fattori essenziali ma che, secondo il Rapporto Oecd, “sembrano accessibili per lo più alle persone dotate già di un buon grado di istruzione e occupate, piuttosto che a quelle meno qualificate o in cerca di lavoro”. In Danimarca, Finlandia, Svezia, Svizzera e Stati Uniti più del 40% dei lavoratori attivi partecipa a programmi annuali di aggiornamento professionale, contro il 10% di Grecia, Italia, Portogallo, Spagna e Ungheria. La frequenza a questi programmi è accessibile in eguale misura a uomini e donne; tuttavia sono gli occupati nel settore dei servizi a beneficiarne maggiormente; più in generale, “i corsi di formazione e aggiornamento sono diffusi nelle grandi aziende, nel settore pubblico e in quello dei servizi alle imprese, nelle banche e nelle istituzioni finanziarie, e sono rivolti soprattutto ai dirigenti e ai dipendenti che occupano posti di responsabilità, all’inizio e fino a circa metà del percorso professionale”. Risultano meno coinvolti i dipendenti più anziani. LA FORBICE DEGLI STIPENDI. Il Rapporto si sofferma inoltre sul progressivo allargamento della “forbice tra i salari dei lavoratori più qualificati e quelli dei meno qualificati”. Uno scarto che, informa l’Oecd, tra il 1997 e il 2003 è aumentato del 25% in Danimarca e Nuova Zelanda; mentre in Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica ceca, Svizzera, Ungheria e Stati Uniti raggiunge livelli compresi addirittura tra il 50% e il 119%. Ulteriore elemento a riprova dell’importanza del connubio “istruzione di base – formazione a aggiornamento”. SPESE SCOLASTICHE. I Paesi Oecd erogano ogni anno e per ogni studente (tra insegnamento primario e secondario) in media 7.343 dollari Usa, ma anche questa cifra conosce grandi disparità. Sono infatti 11.000 i dollari investiti pro capite in Svizzera e negli Stati Uniti; soltanto 2.000 quelli destinati agli studenti slovacchi e messicani. In Svizzera e negli Stati Uniti si registrano inoltre gli stipendi più elevati per gli insegnanti; in Austria, Danimarca e Norvegia vi è il più basso numero di allievi per docente. “Spese elevate non garantiscono tuttavia una migliore qualità dell’istruzione – conclude il Rapporto – l’Australia, il Belgio, la Corea, la Finlandia, il Giappone, la Nuova Zelanda, i Paesi Bassi e la Repubblica ceca, pur presentando livelli medi di spesa per la scuola, registrano i migliori rendimenti scolastici da parte degli alunni di scuola secondaria”.