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Le vicende dell’Onu in primo piano sulla stampa europea. Ampi commenti in Germania, Paese che ha richiesto un seggio permanente, come l’Italia. Ecco cosa scrive K.F. sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (15/9): “ Il giorno di inaugurazione del vertice delle Nazioni Unite ha segnato già un bilancio in passivo. Molte cose si sono verificate contemporaneamente, molti – per volontà o negligenza – hanno contribuito a far sì che l’ambiziosa agenda di riforme del segretario generale dell’Onu diventasse un documento disordinato che tutt’al più farà progredire l’organizzazione solo un po’ qui un po’ là. Ma non rappresenterà un’iniezione di efficienza e credibilità per le Nazioni Unite. Forse, anche coloro che hanno contribuito ad impedirlo si pentiranno un giorno del fatto che il “grande patto” tra Nord e Sud in materia di sicurezza, progresso e diritti umani non abbia visto la luce”. E così prosegue: “ Queste Nazioni Unite sono divise e sono rimasti delusi anche coloro che si vedevano già tra le prime file del Consiglio di sicurezza e che propagandavano questo successo. Il Consiglio non verrà ampliato, l’opposizione era troppo feroce. Grandi erano le ambizioni di ampliamento del governo federale rosso-verde, che ha talora unito il fanatismo alla cecità. Il fallimento è dirompente“. “ Tra successo e fiasco“, titola la Frankfurter Rundschau (14/9). Nell’articolo, Pierre Simonitsch commenta: “ L’esito del vertice Onu è per lo più già deciso prima ancora dell’arrivo dei capi di Stato e di governo. È discutibile quanto valga l’unione – ad esempio in materia di diritti umani. Sul valore del risultato” delle discussioni “vi sono pareri diversi. Per alcuni il bicchiere è mezzo pieno, per altri mezzo vuoto ed altri considerano il risultato addirittura un fiasco. …Le trattative su una riforma e sull’ampliamento del Consiglio di sicurezza dell’Onu debbono ricominciare da zero“. Riflessioni sull’Onu anche nella stampa spagnola. In un editoriale del 14/9 sul quotidiano El Paìs si ricorda la grande sfida di “adattare l’Onu, unica istituzione di governo globale, alle necessità del XXI secolo, o lasciare che continui a rantolare nei suoi 60 anni”. El Paìs ricorda i temi e le sfide, soprattutto quella della lotta alla povertà nel mondo tramite gli Obiettivi del millennio, notevolmente in ritardo. “Ma se gli Stati Uniti hanno finalmente accettato di menzionare questi obiettivi – osserva l’editorialista – tuttavia c’è una resistenza ad impegnarsi a destinare lo 0,7 del Pil agli aiuti allo sviluppo entro la fine di questo periodo. Principi sì, impegni no”. Secondo il quotidiano spagnolo non c’è “il consenso minimo per rendere più rappresentativo il Consiglio di sicurezza, né è stato possibile un accordo su una definizione precisa di terrorismo, anche se da questa dipendono importanti strumenti giuridici per lottare contro di esso. Alla fine ciò che sembra mediamente garantita è la creazione di una Commissione per il consolidamento della pace, che supervisioni le numerose operazioni, e le basi per un Consiglio per i diritti umani che rimpiazzi in maniera effettiva la Commissione per i diritti umani che Cuba o la Libia hanno saputo manipolare a piacimento”.Il quotidiano francese La Croix (14/9) porta l’attenzione su “ Le priorità di Benedetto XVI”, affermando che “ prima del viaggio del Papa a Istanbul, per il quale si attende la conferma di Ankara, la Chiesa commemora l’adozione dei testi conciliari ‘Dei Verbum’ e ‘Nostra Aetate'”. Quello in Turchia – scrive Isabelle de Gaulmyn – sarebbe “ il secondo viaggio all’estero di Benedetto XVI dopo la Gmg di Colonia, ma il primo da lui stesso programmato“. “ In effetti – aggiunge – il Papa può dubitare che la sua visita sia utilizzata da un governo alla ricerca di benemerenze per la sua integrazione europea“. Eppure “ il suo viaggio, se si farà, avrà incontestabilmente un significato per le relazioni tra l’islam e il cattolicesimo“. Quanto al risvolto ecumenico di questo viaggio, secondo de Gaulmyn “ la visita si annuncia appena meno complessa … in quanto le due grosse pietre d’inciampo, primato petrino e uniatismo, rimangano“. “ Mantenere l’ordine nei seminari” (“Policing seminaries”) è il titolo dell’editoriale su The Catholic Herald (9 settembre), con riferimento ai numerosi casi, soprattutto negli Usa, di preti accusati di pratiche omosessuali. “ Ci sono occasioni – apre l’editoriale – in cui dobbiamo essere grati del fatto che la Curia romana si muova con passo artritico. Se la burocrazia vaticana muovesse con l’efficienza di una impresa multinazionale, l’istruzione per l’ammissione di uomini omosessuali nei seminari sarebbe stata pubblicata diverso tempo fa“. Secondo il giornale, “ è piuttosto sull’impegno al celibato, che all’orientamento sessuale, che la Chiesa deve concentrarsi se vuole affrontare il problema in maniera comprensibile”.