Il lavoro del fondo di risarcimento della Chiesa cattolica tedesca ha portato i suoi frutti: a 594 persone è stata versata la somma di 2.556 euro. Il dato emerge dalla presentazione del bilancio fatta alla fine di agosto dal presidente della Conferenza episcopale tedesca card. Karl Lehmann e dal presidente delle Caritas tedesche, mons. Peter Neher. Il fondo era stato istituito il 28 agosto 2000 dai vescovi tedeschi, a 60 anni dalla conclusione della Seconda guerra mondiale, come gesto concreto di perdono e di riconciliazione verso quegli uomini e quelle donne che furono costretti a lavorare nelle istituzioni ecclesiastiche. “Le nostre riflessioni sono state orientate da tre principi: risarcimento, riconciliazione, memoria” – ha sottolineato il card. Lehmann – “un rapporto misurato con l’eredità del nazionalsocialismo non si può esaurire con il pagamento simbolico di un risarcimento materiale”. Questa iniziativa ha permesso di sostenere finora 175 progetti di solidarietà promossi dai cattolici tedeschi a favore di persone dell’Europa centro-orientale, per un impegno economico di oltre 2,5 milioni di euro. Dopo una ricerca durata quattro anni e mezzo è emerso che 8 lavoratori stranieri su 10 della chiesa Cattolica erano impegnati nel settore agricolo e dell’economia domestica. Questo gruppo, nel 2000, era apparso come minoritario nell’ambito dei lavoratori coatti. “La Caritas, l’appoggio delle comunità parrocchiali spiega mons. Peter Neher ci hanno permesso di condurre le ricerche negli archivi delle varie diocesi”. La fatica e l’impegno della ricerca è stata intesa dalla maggior parte delle persone interessate, come gesto di risarcimento e di riconciliazione.