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Dopo il "no" francese e olandese alla Costituzione europea” “
“Bisogna fare il punto. Non si tratta di adulare in modo cieco i suoi leader (dell’Unione europea, ndr), quanto piuttosto di avviare un processo di educazione civica” su un “progetto storico che rischia di essere annullato dall’ignoranza e dalla mancanza di senso di responsabilità politiche”. Così NOËL TREANOR, segretario generale della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) e direttore di “Europe infos”, mensile della Comece e dell’Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa (Ocipe), nell’editoriale del numero di settembre invita ad “approfittare del periodo di riflessione che si è aperto dopo i due ‘no’ dei referendum francese e olandese sul Trattato costituzionale”. Un fallimento dovuto a diverse ragioni, ma di fronte al quale occorre trovare un nuovo consenso. Presentiamo alcuni stralci del pensiero del segretario generale Comece e, a seguire, spunti di una riflessione sull’istruzione religiosa nelle scuole europee. SUSCITARE FIDUCIA. “È evidente – osserva Treanor – che i nostri leader politici non hanno saputo mobilitare i cittadini, né suscitare la loro fiducia. Il Consiglio europeo e le istituzioni dell’Unione si sono lanciati a tutta velocità sull’allargamento e sul processo costituzionale, così come su numerose iniziative politiche, senza informare adeguatamente la gente”. “Non siamo riusciti – in altre parole – a spiegare gli obiettivi e la novità del metodo politico dell’Unione europea alle giovani generazioni; né a promuovere l’apprezzamento dei suoi obiettivi politici, economici e sociali da parte delle persone, ancorché tutti i Paesi abbiano raccolto i frutti dell’adesione all’Ue”. UN DESTINO CONDIVISO. Di qui la necessità “di fare il punto” e di “trovare un consenso dotato di vitalità nuova”. Per Treanor “le realizzazioni dell’Ue negli ambiti di sua competenza e il suo contributo agli sforzi dei Paesi membri per promuovere la crescita e l’impiego devono essere spiegate ai cittadini dai leader politici”, così come “occorre sottolineare che il nostro futuro economico, sociale e politico a livello nazionale è inestricabilmente legato a quello dei nostri concittadini europei. La solidarietà e la condivisione dei nostri destini costituiscono il nostro avvenire”. Con la bocciatura del Trattato costituzionale, “compromesso certamente imperfetto ma ragionevole”, gli elettori francesi e olandesi “hanno provocato una crisi”. Esso rimane, nondimeno, “una realizzazione che continuerà ad essere fonte d’ispirazione”. Un tempo di riflessione, dunque, che “può portare frutto se politici, opinionisti, educatori, media, organismi intermedi, società civile, Chiesa e leader religiosi giocheranno il proprio ruolo nella promozione di un vasto dibattito pubblico”. UN SAPERE “OGGETTIVO”. “Se la conoscenza del cristianesimo scomparisse dalla nostra società, non comprenderemmo più la nostra cultura”. Da questa affermazione dell’ex ministro francese della cultura, il socialista Jack Lang, prende l’avvio la riflessione di MICHAEL KUHN sull’istruzione religiosa nelle scuole europee. Partendo da una concezione di istruzione “non confessionale”, ma intesa come “scienza delle religioni”, ovvero “conoscenza del cristianesimo come religione che ha dato una direzione all’Europa, conoscenza dei suoi messaggi e del suo significato per la cultura”, ma anche “studio dei contenuti delle altre religioni del continente: giudaismo, islam, buddismo, induismo”. Un “incontro” che potrebbe contribuire “alla coesistenza delle diverse religioni e a disinnescare i conflitti sociali”. In tale direzione, osserva Kuhn, va la recente iniziativa dell’Alto commissario europeo per i diritti dell’uomo, Gil Robles, di fondare un istituto a Strasburgo “per la formazione permanente degli insegnanti di religione, volto a proporre modelli pratici di corsi che trasmettano agli allievi un sapere ‘oggettivo’ ed equilibrato sulle religioni”. IL DIBATTITO. Quali le condizioni necessarie per la realizzazione del progetto? Il dibattito, apertosi nello scorso aprile in un congresso a Strasburgo “cui hanno partecipato rappresentanti di diverse comunità religiose e Ong, proseguirà probabilmente in autunno – continua Kuhn – con la presentazione da parte del deputato francese al Consiglio d’Europa André Schneider di un progetto di rapporto sull’istruzione religiosa in Europa. Si discute anche del futuro dell’insegnamento religioso nelle scuole europee” che “accolgono i figli del personale delle istituzioni comunitarie e attualmente offrono un’istruzione religiosa confessionale in diverse lingue, sia nella scuola primaria che in quella secondaria”. Ma, a seguito di una riforma dell’organizzazione del tempo nella scuola elementare, avverte con preoccupazione Kuhn, “i corsi di religione rischiano di essere spostati verso ore ‘vuote’, la pausa pranzo o l’ultima ora della giornata scolastica, il che equivarrebbe a declassare l’istruzione religiosa ad una sorta di attività del tempo libero”.