Il popolo del dono

VERSO IL SINODO DEI VESCOVI

E’ urgente “chiedersi che cosa creda e come viva il popolo di Dio, affinché l’Eucaristia possa essere sempre più la fonte e il culmine della vita e della missione della Chiesa e di ciascun fedele mediante la liturgia, la spiritualità, la catechesi negli ambiti culturali, sociali e politici”.
Così leggiamo nell’ Instrumentum laboris preparato in vista del prossimo Sinodo dei vescovi. Si svolgerà a Roma dal 2 al 23 ottobre e avrà come tema centrale “L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”.
L’insegnamento dottrinale, che si vuole meglio comprendere e adattare alle odierne situazioni di vita, ha al suo centro il mistero dell’Eucaristia nella sua dimensione di fons et culmen della vita della Chiesa. Il Sacrificio sacramentale è fonte, in quanto, per virtù delle parole del Signore e per l’opera dello Spirito Santo, contiene l’efficacia redentrice della passione del Signore e la potenza della sua gloriosa risurrezione. L’Eucaristia, inoltre, è culmine in quanto porta alla comunione con il Signore per la santificazione e la filializzazione dell’uomo, chiamato a sedere alla mensa del Figlio di Dio. Da questa verità di fede, richiamata particolarmente dal Concilio, scaturisce l’impegno per la trasformazione delle realtà terrene e per la considerazione dei fattori culturali contemporanei. Il Sinodo si celebra in un periodo caratterizzato da forti contrasti all’interno della famiglia umana: a problemi consolidati, come la fame o gli sfruttamenti, se ne aggiungono altri ugualmente drammatici; basti pensare al terrorismo o al dilagare dell’Aids, che producono desolazione ovunque. Se è grande la preoccupazione della Chiesa, affinché ogni uomo abbia il pane quotidiano e insieme la dignità e la pace, non meno grave è quella affinché ciascuno si nutra di quel pane spirituale, che solo il Figlio dell’uomo può donare. Il documento preparatorio mostra che, se la frequenza alla Santa Messa domenicale è piuttosto alta in certe Chiese africane o asiatiche, giunge a punte negative -attorno al 5% – nei Paesi europei e americani. Se la Messa prefestiva permette di soddisfare il precetto, non sono pochi quelli che ne approfittano per occupare sistematicamente in modo diverso la domenica. Si assiste, ancora, ad un declino della partecipazione alla Messa tra i giovani; come anche la Messa feriale è poco frequentata. C’è da aggiungere che nella vita ecclesiale si registra un marcato divario tra la vita e la missione, tra la celebrazione e la sua naturale realizzazione nella storia quotidiana. Questi dati conducono a qualche riflessione: “I fedeli che trascurano il precetto domenicale, nella maggior parte dei casi, non danno – si legge nel documento – particolare importanza alla partecipazione alla Messa. In fondo, essi non sanno che cosa sia veramente il banchetto eucaristico che unisce i fedeli intorno all’altare del Signore”. Con lucidità ci si deve interrogare “su quanto tempo si dedichi da parte di pastori e catechisti all’educazione dei ragazzi e bambini alla fede e quanto invece ad altre attività, come quelle sociali”. Ecco, allora, urgente una catechesi che conduca ad una celebrazione degna, ma soprattutto di fede. Sì, di fede nell’azione che la Chiesa celebra per incontrare realmente il Signore Gesù Risorto. Occorre una rinnovata educazione alla fede, ma anche una celebrazione convinta, dove si possa vivere di persona quello che si è ascoltato. Laddove l’Eucaristia è celebrata con convinzione, si ritrova il senso cristiano della vita; il senso del vivere e del morire, il senso della gioia e della sofferenza, il senso dell’impegno e della contemplazione. L’Eucaristia è maestra davanti alle grandi domande di senso dell’esistenza dell’uomo ed è interprete dei segni dei tempi, offerti dalla cultura contemporanea.
“Alla cultura della morte, l’Eucaristia risponde con la cultura della vita; contro l’egoismo individuale e sociale l’Eucaristia afferma la donazione totale. All’odio e al terrorismo l’Eucaristia contrappone l’amore”. Davanti al positivismo scientifico, che riduce tutto a materia e a biologia, l’Eucaristia proclama il mistero dell’uomo e la sua grandezza.
In un clima di secolarismo, dove si guarda solo in orizzontale e Dio stesso viene considerato come “organizzatore della giustizia sociale”, l’Eucaristia conduce ad alzare gli occhi verso altre realtà e altri volti. In un mondo di relativismo religioso, in cui, abolita la verità del cristianesimo, una religione vale l’altra, l’Eucaristia rafforza l’attività missionaria. (13 luglio 2005)