VERSO IL SINODO
Si svolgerà il prossimo ottobre il Sinodo dei Vescovi a conclusione dell’Anno dell’Eucaristia, entrambi voluti da Giovanni Paolo II. Il documento preparatorio registra alcune preoccupazioni al riguardo di manifestazioni contrarie alla presenza reale di Cristo nel sacramento e, piuttosto, favorevoli ad un’interpretazione simbolica. A ben pensarci, se si presenta il sacramento come simbolo della presenza di Cristo, è perché si dubita che Dio possa intervenire nelle realtà materiali. Anche il comportamento di taluni ministri provoca un certo disagio: “sembra che nella liturgia leggiamo nell’ Instrumentum laboris alcuni agiscano come animatori che devono attirare l’attenzione del pubblico sulla loro persona, anziché come servitori di Cristo, chiamati a condurre i fedeli all’unione con lui” (40). Tutto questo, purtroppo, si ripercuote negativamente sui fedeli, i quali rischiano di restare confusi, al riguardo della comprensione e alla fede nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Non è fuori luogo, allora, ricordare chi è il vero protagonista dell’azione sacra e che cosa crede la Chiesa Cattolica. In ogni celebrazione eucaristica si rinnova il mistero pasquale della morte e risurrezione del Signore Gesù, pane spezzato per la vita del mondo e sangue versato per la redenzione degli uomini e per il rinnovamento del cosmo. Il Sinodo sarà “incentrato nel far riscoprire il mistero pasquale di Gesù quale mistero della salvezza, da cui sgorga la vita e la missione della Chiesa” (35).
L’Eucaristia si rivela come “Dono”: il Signore dà se stesso e rimane con noi, è l’Emmanuele, per sostenere la Chiesa nella sua opera evangelizzatrice, missionaria e salvifica. Resta centrale la consapevolezza dell’incontro credente con colui che era morto, ma risorto si è mostrato a Simone e agli altri (cfr. Lc. 24,34). L’incontro del Signore con i primi testimoni è essenziale per la nostra vita cristiana, memoria continua del fatto più grande della storia: “Ricordati che Gesù Cristo è risorto dai morti” (2 Tim 2, 8), ammonisce Paolo. E ci si può fidare. Osservava un padre della Chiesa, san Giovanni Crisostomo alla fine del quarto secolo: “è evidente perciò che se non lo avessero visto risuscitato e non avessero avuto una prova inconfutabile della sua potenza, non si sarebbero esposti a tanto rischio”. Incontrato dagli apostoli, presente oggi nell’Eucaristia. Per esprimere la sua fede, la Tradizione della Chiesa ha pensato diversi nomi del Sacramento, ognuno esprime, in modo proprio, il contenuto del mistero: “Eucaristia”, cioè azione di grazia in Cristo Gesù; “Cena del Signore”, ripresentazione della Pasqua; “Cena delle nozze dell’Agnello”, anticipo della Gerusalemme del cielo; “Frazione del pane”, sorgente della condivisione fraterna; “Assemblea eucaristica”, espressione visibile della Chiesa; “Memoriale” della passione, morte e risurrezione del Signore Gesù; “Santo Sacrificio”, attualizzazione del vero sacrificio redentore; “Santi misteri”, ripresentazione degli eventi centrali della nostra salvezza; “Santissimo Sacramento”, in quanto presenza piena del Figlio di Dio, tre volte Santo; “Viatico”, Pane con cui il Signore nutre il suo fedele perché possa camminare e giungere alla Casa paterna; “Santa Messa”, che sottolinea la dimensione missionaria. Ora, ricordare il significato di questi termini, senza escluderne alcuno è importante per una catechesi completa, la quale è condizione indispensabile per una partecipazione alla liturgia davvero consapevole. Senza catechesi eucaristica si vanificano gli sforzi compiuti dal Concilio per porre le fondamenta del rinnovamento liturgico, nella continuità con la Tradizione precedente. Da questa catechesi emergerà con forte evidenza il ruolo centrale di Cristo e la necessità che questo posto Gli sia riconosciuto nel celebrare e nell’animare la divina liturgia. Tra i tanti nomi, il Catechismo della Chiesa cattolica ne predilige uno: “sacrificio sacramentale”; esso porta, ancora una volta, al centro di tutto: il fatto della morte di Cristo per salvarci dai peccati con il suo sacrificio, la cui efficacia è a disposizione di ogni uomo nel sacramento Dunque, l’azione di grazie è resa per il suo sacrificio, il memoriale del suo sacrificio, la presenza del suo sacrificio nel Corpo dato e nel Sangue versato . L’azione di grazie è rivolta a Dio per la creazione e la salvezza del mondo. Considerare in tal modo l’Eucaristia fa superare la dialettica tra sacrificio e convito. “Infatti, se si intende questo secondo termine come sinonimo di cena , esso include il sacrificio, in quanto si tratta della cena dell’Agnello immolato; se lo si intende come sinonimo di comunione , esso manifesta il fine o il culmine dell’Eucaristia”. (09 settembre 2005)