L’arte del celebrare

VERSO IL SINODO

L’intera Chiesa sta guardando al prossimo Sinodo dei vescovi, come a un’occasione per rivitalizzare la propria fede eucaristica, anche mediante la scelta di impegni concreti. Soprattutto i vescovi avvertono la loro responsabilità nei confronti della celebrazione eucaristica e della devozione verso il mistero eucaristico. Lo ricorda il documento preparatorio, l’ Instrumentum laboris: “Ogni celebrazione eucaristica in una diocesi ha luogo in comunione col vescovo e in dipendenza dalla sua autorità. Egli vigila affinché i fedeli possano partecipare alla Messa e il sacramento sia celebrato degnamente e decorosamente, eliminando eventuali abusi”. Il vescovo è il primo dispensatore dei misteri divini, il garante che in ogni celebrazione appaia innanzitutto il senso della comunione con la Chiesa e non i particolarismi di un gruppo o di una cultura. Primi collaboratori dell’Ordine episcopale sono i presbiteri, i quali celebrano nelle diverse comunità per mandato e in nome del vescovo; ad essi è chiesta la disponibilità di condurre i fedeli a una partecipazione viva e consapevole, di educarli al culto completo, in un’osmosi di liturgia e di vita, di guidarli alla riverenza e all’adorazione personale. Queste e altre attenzioni fanno capire che il ministro consacrato è chiamato a esercitare una vera e propria “ars celebrandi”. Sì, celebrare i divini misteri è un’arte in vista della quale occorre continuamente esercitarsi e migliorarsi. L’atteggiamento di partenza resta quello dell’umiltà: non è egli il protagonista dell’azione sacra, ma Cristo Signore. “Affinché la celebrazione dell’Eucaristia esprima la fede cattolica – si legge ancora nel Documento preparatorio – si raccomanda che sia presieduta dal sacerdote con umiltà; solo così potrà essere davvero mistagogica e contribuire all’evangelizzazione”. La mistagogia aiuta l’arte del celebrare, perché consiste nell’introdurre gradatamente i fedeli al mistero della presenza del Signore; lungi dall’essere un trascinamento emotivo, suscitato da elementi esterni, essa si basa su una profonda e completa catechesi circa i misteri che si celebrano. Senza appropriata catechesi si può facilmente cadere nell’esteriorità o nel sentimentalismo. “Ars celebrandi” è, poi, evitare certi comportamenti e favorirne altri. Ascoltiamo alcuni suggerimenti giunti da ogni parte del mondo in preparazione al Sinodo: “Per favorire il dovuto rispetto e venerazione per l’Eucaristia, è auspicabile che soprattutto i ministri sacri si preparino con la preghiera alla celebrazione del Sacrificio Eucaristico, in cui il Signore si fa presente nelle loro mani e che dopo rendano grazie a Dio”. Da molte parti si chiede di prepararsi alla celebrazione con il silenzio e la preghiera, attingendo anche alle precedenti tradizioni di culto. Il sacerdote – sottolinea il Documento – “ha bisogno dell’assistenza di lettori, accoliti, ministranti, laici, in modo che egli possa concentrarsi sui sacri misteri che sta celebrando, trasmettendo tale atteggiamento di pace e di raccoglimento a tutta l’assemblea radunata intorno alla mensa del Signore. Si propone di potenziare la collaborazione di laici adeguatamente preparati e di ripristinare il servizio degli ostiari, laici ben disposti soprattutto ad accogliere le persone in chiesa”. È stato rilevato che non sempre si cura in modo adeguato della proclamazione della Parola di Dio. Occorrerebbe migliorare il servizio dei lettori nel trasmettere ai fedeli la bellezza del contenuto e della forma della Parola che Dio rivolge al suo popolo. Una parte importante della liturgia della Parola è l’omelia, tenuta dal ministro sacro con la finalità di aiutare i fedeli ad aderire con la mente e con il cuore alla Parola di Dio.
Per raggiungere tale scopo, molti consigliano omelie mistagogiche, che permettono “di introdurre i fedeli nei sacri misteri che si stanno celebrando, secondo le letture proclamate, per illuminare con la luce di Gesù Cristo la vita di ognuno, evitando comunque accenni e riferimenti impropri o profani”. La presentazione dei doni serve soprattutto a richiamare l’attenzione sul pane e sul vino, che diverranno il Corpo e il Sangue del Signore. È ad essi che va dato risalto, prima che agli altri doni per il culto e la carità, in quanto è per essi che avviene la preparazione e la presentazione all’altare. Il congedo della Messa include un invito alla missione, che la Chiesa, sorretta dall’Eucaristia, preceduta e accompagnata dall’esempio e dall’intercessione di Maria, porta a compimento nell’evangelizzare il mondo odierno. L’Eucaristia ha lo scopo di farci crescere nell’amore di Cristo e nel suo desiderio di portare il Vangelo a tutti. Talvolta un eccesso di interventi porta a manipolare la Messa, arrivando in alcuni casi a sostituire testi liturgici con altri estranei.
La musica e il canto non sempre possiedono la bellezza necessaria e il repertorio del canto gregoriano non sempre è conosciuto dai fedeli. I luoghi sacri, non sufficientemente curati, trasmettono una fede eucaristica debole. In definitiva, suggerimenti e osservazioni costituiscono un forte stimolo per giungere a una spiritualità eucaristica intensa. (21 settembre 2005)