Le note comuni

VERSO IL SINODO

Oggi, nella vita della Chiesa vi sono da registrare alcune gravi ombre a riguardo dell’Eucaristia. Ne è ben cosciente l’Instrumentum laboris per il prossimo Sinodo dei vescovi, che afferma: “Si va alterando il senso del sacro in relazione a questo grande Sacramento, come effetto di un indebolimento della preghiera, della contemplazione e dell’adorazione del Mistero eucaristico” (n. 27). A questo si aggiunga l’idea che sia la comunità “a produrre la presenza di Cristo, invece che essere Cristo la fonte e il centro della nostra comunione e il capo del suo Corpo che è la Chiesa”. E, ancora, “bisogna certamente constatare la grande sproporzione fra i tanti che fanno la Comunione e i pochi che si confessano; è assai frequente che i fedeli ricevano la Comunione senza badare allo stato di peccato in cui possono trovarsi” (n. 22). Spesso “viene a mancare un giusto equilibrio nella celebrazione: si va da un ritualismo passivo a una creatività eccessiva, che talvolta raggiunge espressioni di protagonismo del celebrante dell’Eucaristia, caratterizzato non di rado da loquacità, da troppi e lunghi commenti, senza lasciar parlare il mistero stesso attraverso il rito e le formule della liturgia” (n. 27).
Queste e altre ombre non sono infrazioni di natura rubricista o di prassi liturgica; sono, purtroppo, qualcosa di più: segno di una ignoranza e di un’indifferenza nei confronti dell’Eucaristia, così come è proposta dall’insegnamento costante della Chiesa. Realmente, c’è il rischio di dimenticare o compromettere la verità del dogma cattolico della trasformazione del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Gesù Cristo, tradizionalmente denominata transustanziazione, in un contesto di idee che cercano di spiegare la presenza reale di Cristo Signore non secondo la sua oggettività, ma secondo la prospettiva del soggetto che ne entrerebbe in relazione. Davanti a questa situazione, è naturale che il documento preparatorio del Sinodo dedichi buona parte della sua riflessione a richiamare alcuni punti dottrinali, arricchiti ultimamente dal fecondo magistero di Giovanni Paolo II.
L’Eucaristia è così considerata in relazione alla Chiesa e nel contesto vitale dei Sacramenti, segni della salvezza.
Esiste un rapporto costitutivo tra la Chiesa e l’Eucaristia: entrambe sono state istituite da Cristo e una in vista dell’altra; al punto che le note caratteristiche della Chiesa – una, santa, cattolica e apostolica – sono anche dell’Eucaristia.
Il Sacramento è uno, perché ripresenta l’unica offerta che ha salvato gli uomini; “uno” crea comunione “cattolica” tra coloro che lo celebrano e vi partecipano; è “santo”, anzi è il Santissimo Sacramento, in cui Cristo è veramente, realmente, sostanzialmente presente. Infine, l’Eucaristia è apostolica, perché è stata consegnata da Cristo Signore ai Dodici e viene presieduta ancora oggi dai successori degli apostoli e dai loro collaboratori. Il legame è richiamato anche dalla nota affermazione: la Chiesa fa l’Eucaristia e l’Eucaristia fa la Chiesa; c’è un movimento vitale, una reciproca osmosi tra la celebrazione del Sacramento e l’edificazione della Chiesa, tra il Corpo di Cristo e il Corpo Mistico, che è la Chiesa. Tale dinamica sacramentale ed ecclesiale si verifica laddove il vescovo celebra o si celebra per suo mandato: la parrocchia. Da qui si deve ripartire per educare al senso eucaristico ed ecclesiale.
L’Eucaristia ha, poi, una relazione con tutti gli altri Sacramenti; “vivere da cristiano significa rendere attuale il dono del Battesimo, ravvivato dalla Cresima, alimentandolo con la partecipazione regolare, la domenica e i giorni di precetto, alla Santa Messa” (n. 16). L’Eucaristia è il vertice e insieme la fonte dell’itinerario della iniziazione cristiana. Il legame con l’Ordine Sacro è evidente se si considera che questo Sacramento è stato voluto da Cristo Signore nel contesto stesso dell’istituzione dell’Eucaristia; voluto con lo scopo di rendere presente nei secoli il sacrificio redentore. Il matrimonio cristiano annuncia agli sposi la grandezza dell’amore vissuto da Cristo Sposo sino al dono totale di sé e l’Eucaristia continua a ripresentare Cristo, che offre se stesso per la salvezza degli uomini; così, gli sposi attingono dall’Eucaristia la qualità dell’amore. L’Unzione degli infermi prolunga l’attenzione di Cristo verso l’uomo sofferente, donando la grazia per vivere la malattia nella prospettiva eucaristica di Cristo sofferente e risorto. La Penitenza, come l’Unzione, comunica – seppure in modalità diverse – la remissione dei peccati, frutto della Pasqua; ristabilisce i vincoli di comunione con il Padre e con i fratelli.
Partecipare all’Eucaristia significa rinnovare la propria appartenenza alla comunità ecclesiale, nell’accoglienza dei segni di salvezza con cui viene operata la filializzazione dell’uomo. (22 luglio 2005)