L’intelligenza e il mistero

SINODO DEI VESCOVI

L’Eucaristia postula la fede personale ed ecclesiale. Al vertice della preghiera eucaristica il celebrante professa “mistero della fede” e l’assemblea esplicita i contenuti di tale fede: “Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta”. Nell’Eucaristia ritroviamo il disegno del Padre rivelato nel suo Figlio. Dio dà se stesso a noi, rimane con noi: è mistero di ineffabile ricchezza; il Figlio è il Primo e l’Ultimo, il Vivente entrato nel tempo; veramente Dio, veramente uomo. In lui trova piena comprensione l’uomo e appare con chiarezza il senso dell’esistenza umana e la sua dimensione finale. “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6,54); la risurrezione è la meta donata all’uomo dal Figlio. “L’Eucaristia – sintetizza l’Instrumentum laboris per il Sinodo dei vescovi (2-29 ottobre 2005) – annuncia la morte di Cristo che, nella sua drammaticità tutti possono capire. Ma proclama pure la sua risurrezione, che richiede la fede e l’apertura ad accogliere Dio nella nostra esistenza”. La fede, che nasce dall’Eucaristia, conduce il credente ad accogliere il Dio che si è fatto uomo, che ha donato se stesso, che tornerà come Signore della storia. La fede eucaristica segna l’esistenza del cristiano, donandole una prospettiva filiale: il Figlio che si dona diviene sorgente di un nuovo modo di agire per l’altro, in una dimensione ecclesiale e sociale. Ricevere Gesù Cristo in persona significa uscire da se stessi e diventare dono a favore della Chiesa e del mondo, vivendo nella prospettiva “delle cose del cielo”. Una nuova cultura, un nuovo agire. La partecipazione vera esige convinzione nell’iniziativa gratuita del Padre, che è sempre all’origine di tutto e, con il dono dello Spirito Santo, ci fa accogliere la sua azione misteriosa nel sacramento per la trasformazione del pane e del vino, in Corpo e Sangue di Gesù per la nostra santificazione. “Se alla liturgia eucaristica si va senza credere alla grazia – si legge nell’Instrumentum laboris – e senza almeno il desiderio di essere in stato di grazia, non c’è partecipazione adorante in spirito e verità”. La fede eucaristica non è una cieca adesione a un dato rivelato, ma fondamentalmente un incontro segnato dalla libertà; il credente sceglie consapevolmente di incontrare il Signore Gesù, presente nel sacramento, lo cerca nascosto sotto i veli eucaristici con la sua ragione e intelligenza. Il mistero è una porta aperta per l’uomo! La partecipazione all’Eucaristia accende il desiderio dell’intelligenza di entrare nel mistero che investe l’uomo e la sua vita e permette al cristiano di rafforzare la sua fede di fronte a interpretazioni parziali o erronee. Inoltre, l’amore attua e completa la fede: nell’Eucaristia avviene l’incontro con Dio, impegnato nel donarsi all’uomo e che chiede di essere ricambiato nell’amore: “L’Eucaristia – spiega l’Instrumentum laboris – è il sacramento dell’amore che apre l’uomo all’amore e gli fa trovare la sua origine e la sua ragion d’essere. Senza agape non c’è vita nello Spirito”. Insieme, fede e amore alimentano la speranza del cristiano, chiamato ora a nutrirsi del pane del cammino, del viatico, nella sicura speranza di partecipare un giorno al convito senza fine nel regno di Dio. Le testimonianze giunte in preparazione del prossimo Sinodo, sul tema “L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”, registrano nel popolo cristiano “una certa diminuzione della percezione del mistero celebrato”. Si evidenzia, cioè, una certa difficoltà a far comprendere il carattere sacrificale e, nello stesso tempo, conviviale dell’Eucaristia; e, molto spesso, l’accento cade su questo ultimo aspetto. È urgente una catechesi e, forse, anche un ripensamento della liturgia in modo che si ristabilisca l’equilibrio tra le diverse dimensioni dell’Eucaristia. Emerge anche la necessità si superare alcune ombre nella prassi della celebrazione eucaristica, le quali sembrano avere la loro origine in un indebolito senso del dono e, quindi, del sacro in relazione al Sacramento. La Presenza eucaristica domanda di essere riconosciuta e accolta nella sua grandezza e dignità. Al riguardo, tutto ha la sua importanza: parole, silenzi, segni. Il senso del sacro può essere oscurato anche negli elementi sensibili: la trascuratezza nell’uso dei paramenti, la mancanza di decenza nel vestire da parte dei fedeli, l’uso di canti profani, il tacito consenso a eliminare alcuni gesti liturgici, perché ritenuti troppo tradizionali, come la genuflessione davanti al Santissimo Sacramento.
Tutto questo non è certo nello spirito della riforma liturgica, che ha, invece, inciso a grandi lettere la grandezza e la sacralità della celebrazione eucaristica. (29 luglio 2005)