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L’impasse post-elettorale tedesco occupa ancora le pagine dei principali giornali europei, tedeschi, in particolare. Di “ Duello di nervi” tra Merkel e Schröder per l’incarico di cancellierato in un’ipotesi di governo di coalizione scrive la Frankfurter Rundschau (22/9): “ Per i capi della SPD è inconcepibile, soprattutto dopo i risultati delle elezioni di domenica, guidare il partito nella ‘grande coalizione’ in un ruolo subordinato classico. Ciò significa che dovrebbe svilupparsi una partnership paritetica, sia a livello contenutistico che personale. Qualsiasi altra cosa non andrebbe bene nella SPD. Da questo punto di vista, dietro il duello di nervi Schröder-Merkel sul cancellierato si tratta anche di un conflitto di interessi: la questione aperta della ripartizione dei pesi in una grande coalizione. All’ipotesi di diventare partner subordinato, nell’umore in cui è, la SPD reagirebbe con un rifiuto“. Sull’ipotesi della grande coalizione, Matthias Kamann annota per Die Welt: “ L’attuale inquietudine dell’elettorato fa sì che nascano sovrapposizioni sempre nuove, che possono essere utilizzate da una politica più sobria, che cerca le cose realizzabili per ottenere coalizioni efficaci per ottenere degli scopi per periodi circoscritti. Chi sa concludere questo tipo di accordi, sfruttando le opzioni con creatività giocosa e persino spiritosa, assurge a livello di statista. Per contro, coloro, che rimangono attaccati a progetti epocali inamovibili, portano la politica al fallimento“. Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung, Völker Zastrow annota: “ Già nella serata delle elezioni, Schröder festeggiava il suo miserando risultato come una vittoria, marcando il suo diritto al cancellierato come un bracco il suo territorio. Da allora, la SPD annuncia la falsa novella di un popolo che vorrebbe questo cancelliere, dappertutto. L’Unione dice lo stesso di Angela Merkel che può rivendicare anch’essa di aver ottenuto al suo partito un risultato elettorale distruttivo. Ed è stata confermata “a furor di popolo” come presidente del gruppo in Parlamento, anche lei come vincitrice. In realtà dovrebbero essere nominati entrambi cancellieri, Schröder e Merkel, con lo stesso impeto con cui sono stati voluti da elettori sconosciuti”. […] I partiti popolari si basano sulla fiducia. […] Ma non può ottenere fiducia un atteggiamento politico che nel migliore dei casi vuole sfruttare i desideri e le speranze degli elettori, senza voler prendere sul serio le loro preoccupazioni e necessità“. Eco delle elezioni in Germania anche dalla Spagna. L’ Abc del 20/9 sostiene, nel suo editoriale, che “ciò che è accaduto in Germania ci colloca nel peggiore degli scenari: quello dell’incertezza e dell’instabilità” e che “la sconfitta dolce di Schroeder e la vittoria pirrica di Merkel situano la Germania in un difficile incrocio”. Secondo il quotidiano catalano La Vanguardia del 20/9 “il risultato delle elezioni tedesche non offre una diagnosi facile né chiara, però la conclusione fondamentale è che non c’è stata una svolta elettorale, nonostante il trionfo della coalizione di Angela Merkel (Cdu-Csu). Il timore di un drastico taglio allo Stato sociale è stato decisivo perché i votanti si siano mantenuti, con qualche sfumatura, lì dove stavano”. Grande attenzione anche in Francia alla situazione politica tedesca, senza dimenticare i fatti di casa propria. Richiamando le iniziative di commemorazione del primo centenario della legge del 1905 sulla separazione tra la Chiesa e lo Stato, il quotidiano La Croix (19/9) ricorda che “ il governo di Jean-Pierre Raffarin desiderava una commemorazione discreta, meno di un anno dopo i dibattiti sui segni religiosi nelle scuole. Ciò non significava una commemorazione senza intelligenza“. A riprova cita il colloquio internazionale dei giorni scorsi su “La laicità francese nel contesto internazionale” e pubblica il commento di Nicolas Seneze all’intervento inconsueto del ministro dell’Interno, Nicolas Sarkozy, che ha definito la legge del 1905 “ non una legge di proibizione, ma di libertà“. “ Lo spirito della laicità alla francese – ha aggiunto – è il diritto di credere e di trasmetterlo ai propri figli, e il diritto di non credere… significa conoscere poco le religioni dei Francesi se si crede a una minaccia delle religioni sulla vita politica francese“. Il giornale sottolinea che tale posizione significa “ non aver paura della diversità. Una diversità che la legge deve dunque prendere in considerazione“. Su Time (26/9) si dà spazio all’annunciato processo allo scrittore turco Orhan Pamuk, che verrà giudicato il prossimo dicembre per le opinioni espresse in una intervista al giornale svizzero “Tages Anzeiger” in febbraio a proposito degli stermini di massa degli Armeni all’inizio del secolo scorso. “ Se condannato – commenta Time – la pena sarà pagata da tutti i turchi che sostengono il processo di adesione alla Ue“. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1416 N.ro relativo : 65 Data pubblicazione : 23/09/2005