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Insieme per la pace” “

Incontro a Bruxelles dei vescovi europei e statunitensi” “

“Nelle comunità cattoliche di entrambi i continenti cresce la consapevolezza di essere ‘Chiesa universale’. Dunque con responsabilità mondiali. Anche di questo abbiamo parlato nel meeting fra vescovi europei americani, che si è rivelato proficuo. Questa collaborazione è destinata a proseguire”. Mons. JOSEF HOMEYER , vescovo emerito di Hildesheim (Germania) e presidente della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), traccia un primo bilancio della tre-giorni di riflessioni e dibattiti che ha riunito a Bruxelles i vescovi del vecchio continente e quelli degli Usa (Usccb). “A quarant’anni dal Concilio – aggiunge Homeyer – lo scenario mondiale è profondamente mutato e in un mondo senza confini non devono esistere barriere, nemmeno tra le chiese”. LA DIMENSIONE PUBBLICA DELLA FEDE. Dal 21 al 23 settembre i vescovi hanno dato vita a un incontro serrato, sottoscrivendo un documento conclusivo da cui emerge lo spirito fraterno e collaborativo dei lavori e che riepiloga i numerosi argomenti affrontati. Vi si auspica una “cooperazione tra l’Unione europea e gli Stati Uniti”, essenziale per costruire la pace e per far fronte alle nuove sfide che il mondo presenta nell’era globalizzata. L’incontro tra Comece e Conferenza episcopale statunitense “ha consentito ai vescovi di rafforzare il dialogo transatlantico, basandosi sull’esperienza della chiesa nella società e sul suo insegnamento sociale”. “Non ci siamo sostituiti ai politici – commenta mons. HIPPOLYTE SIMON, arcivescovo di Clermont (Francia) e vice presidente della Comece -. Il nostro compito è semmai quello di avvicinare i popoli; operiamo con questo spirito”. Fra i punti toccati spiccano la situazione in Terra Santa e nei Balcani, il dialogo islam-cristianesimo, la presenza dei credenti nella società di oggi: “La religione – conferma il documento finale – non può limitarsi alla sfera privata, dato che essa ha anche una dimensione pubblica”. COSTRUIRE LA PACE PERSEGUENDO LA GIUSTIZIA. Nel corso di una tavola rotonda su “La sfida della sicurezza globale e la governance“, lo stesso Homeyer ha osservato: “Ci sono molte paure che attraversano il mondo di oggi. L’orizzonte non appare sereno e le incertezze sono avvertite dai cittadini, ma anche da politici di elevata responsabilità. Neppure le Chiese ne sono esenti”. “In tale contesto crescono le responsabilità delle Chiese, chiamate a favorire il dialogo e a sostenere la pace e la speranza nel mondo di oggi”. Mons. JOHN RICARD, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb), ha spiegato come nel suo paese si percepisca questa “difficile fase di contrasti crescenti”: “Dopo gli attentati dell’11 settembre e le guerre che ne sono seguite, assistiamo a un paradosso. Respiriamo un forte senso di vulnerabilità, proprio nel momento in cui gli Stati Uniti sono rimasti l’unica superpotenza, sovraesposta sul piano politico e militare”. Ricard ha ricordato come la Chiesa cattolica americana abbia più volte fatto sentire la propria voce, “contraria alla guerra preventiva e all’unilateralismo politico”, pur concordando sul fatto che “ogni Paese ha il dovere di tutelare i propri cittadini e la loro sicurezza”. “La tutela dei diritti umani e l’impegno per la giustizia – ha aggiunto il vescovo di Pensacola Tallahassee – sono indispensabili per rimuovere le cause dei contrasti internazionali”. DELUSIONE PER IL RISULTATO DELL’ASSEMBLEA ONU. “Ho espresso delusione per i risultati dell’Assemblea generale dell’Onu della scorsa settimana, specialmente per quanto riguarda la lotta alla povertà. Le chiese si aspettavano di più. Occorre rilanciare gli Obiettivi del Millennio, assunti da quasi tutti i Paesi, perché le nazioni povere non possono attendere oltre e invano”. Mons. ADRIANUS VAN LUYN, vescovo di Rotterdam e vicepresidente della Comece, chiarisce un ulteriore tema sollevato durante l’incontro. “Occorre fare in modo che gli impegni assunti sotto l’egida dell’Onu siano rispettati, innalzando, come promesso, gli stanziamenti per combattere la fame, le carestie, le malattie, la mancanza di istruzione fino allo 0,7% del Prodotto interno lordo dei bilanci nazionali. Ritengo invece positivo il fatto che alla precedente riunione dei G8 si siano assunte decisioni rilevanti circa la cancellazione del debito estero dei paesi poveri”. I VESCOVI USA “FANNO IL TIFO” PER L’UE. “Ci rallegriamo per il processo di allargamento in corso da parte dell’Unione europea. Soprattutto perché l’obiettivo è di portare i benefici dell’integrazione continentale anche ai popoli dell’Est”: al termine del meeting di Bruxelles il card. THEODORE MCCARRICK, arcivescovo di Washington, spiega al Sir la posizione dell’episcopato statunitense nei confronti dell’Ue. “Ovviamente siamo a conoscenza e seguiamo le presenti difficoltà dell’Unione, legate specialmente alla ratifica della Costituzione. Spero che l’Europa comunitaria sappia gestire al meglio questa fase e la possa superare presto, facendo un passo avanti nella propria storia”.