“Il fatto che il caso Gotovina stia praticamente tenendo in ostaggio un’intera nazione è inconcepibile e dal punto di vista dei diritti umani è insopportabile”. Questo il convincimento di eljko Tanjic e Gordan Crpic, della commissione Giustizia e pace della Conferenza episcopale croata che hanno partecipato nei giorni scorsi a Lisbona all’incontro europeo delle commissioni Giustizia e pace. Il riferimento è al caso del generale Ante Gotovina, ricercato per l’uccisione di 150 serbi e la deportazione di altri 150.000-200.000, la cui mancata cattura ha finora bloccato l’avvio dei negoziati di adesione della Croazia all’Unione europea. Gotovina inoltre è inoltre accusato dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, di aver commesso crimini di guerra contro la popolazione serba durante il conflitto in Croazia (1991-1995).”Ci fu assicurato che il tribunale dell’Aja si sarebbe occupato delle responsabilità personali e che la nazionalità non sarebbe stata un criterio che avrebbe influenzato il giudizio della Corte”. Ciò non si sarebbe verificato, secondo Tanjic e Crpic, causando conseguenze per gli Stati sorti sulle ceneri dell’ex Jugoslavia. In relazione alla vicenda di Gotovina i componenti della commissione Giustizia e pace affermano: “è difficile da credere che oltre 4 milioni di persone non possano sottoscrivere accordi con l’Ue per il loro futuro a causa delle azioni di un solo uomo”. I commissari poi sottolineano la “grave” situazione in cui si trovano i cattolici in Croazia, che nonostante siano la maggioranza nel Paese (da un recente sondaggio rappresentano l’87,83%) vivono in una condizione di minoranza per lo scarsa visibilità sul piano sociale e politica.