La “presenza” che unisce

VERSO IL SINODO

“L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”. Si terrà, dal 2 al 23 ottobre, la XI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi. Un lungo iter costellato di iniziative, congressi e sessioni di studio, ha preparato l’evento. Innanzitutto il Sinodo concluderà l’Anno dell’Eucaristia voluto da Giovanni Paolo II per ridestare anche attraverso una capillare pastorale ordinaria “l’amore verso questo grande Sacramento”. I circa 250 partecipanti all’assemblea sinodale arriveranno a Roma dopo aver studiato attentamente l’Instrumentum laboris, il testo che contiene i contenuti portanti sui quali dibatteranno per tre settimane i padri sinodali.

IL METODO. Innanzitutto il metodo di discussione. Sarà “collegiale” anche perché l’assemblea del Sinodo dei vescovi è per sua natura “luogo privilegiato della collegialità tra i rappresentanti scelti dell’ordine episcopale radunato intorno al suo capo, vescovo di Roma e pastore universale della Chiesa”.

Questo “stile” – assicura il segretario generale del Sinodo, mons. NIKOLA ETEROVIC – ha accompagnato e accompagnerà l’intero processo sinodale, dalla preparazione dell’assemblea alla elaborazione delle propositiones. Le proposizioni contengono il consenso dei padri sinodali sui temi principali del dibattito in seno all’assemblea. Esse vengono consegnate al Santo Padre che le elaborerà in un documento tradizionalmente denominato Esortazione post-sinodale.

La celebrazione del Sinodo coincide quest’anno con il 40° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi. Benedetto XVI ha accettato la proposta di dedicare a questo anniversario una sessione con lo scopo di “fare una valutazione oggettiva del cammino sinodale” e di raccogliere “consigli per aggiornare la metodologia sinodale affinché il Sinodo dei vescovi diventi sempre di più uno strumento efficace di comunione e di collegialità”.
L’INSTRUMENTUM LABORIS. In 30.127 parole, l’ Intrumentum laboris ha raccolto in sintesi le risposte che le varie Chiese particolari hanno fatto pervenire a Roma sui Lineamenta, un testo che fu a sua volta pubblicato e diffuso nel 2004, in vista del Sinodo. Dalla vasta consultazione nasce l’ Instrumentum. Il testo si divide in quattro parti, incluse tra la prefazione con l’introduzione e la conclusione. Nelle singole parti l’Eucaristia è contemplata in quattro ambiti originari: il mondo, la Chiesa, la vita della Chiesa, la missione della Chiesa.
SENSO DEL SACRO. Nelle risposte ai Lineamenta vengono segnalati certi “atti che attentano al senso del sacro”. Ad esempio: “La trascuratezza nell’uso degli ornamenti liturgici propri da parte del celebrante e dei ministri, nonché la mancanza di decenza nel modo di vestire dei partecipanti alla Messa; la somiglianza di certi canti usati in chiesa a quelli profani; il tacito consenso a eliminare alcuni gesti liturgici perché ritenuti troppo tradizionali, come la genuflessione davanti al Santissimo Sacramento”.
IL MISTERO. “La presenza del Signore nel sacramento – si legge nell’ Instrumentum – è stata voluta da lui stesso per essere vicino all’uomo e nutrirlo di Sé, per restare dentro la comunità ecclesiale. La risposta dell’uomo è la fede nella presenza reale e sostanziale”.
Da alcune risposte ai Lineamenta, però, si ricava che “talvolta si diffondono dichiarazioni contrarie alla transustanziazione e alla presenza reale intesa invece in un senso soltanto simbolico, e si osservano comportamenti che manifestano implicitamente tale convinzione”.
LA PREGHIERA. Tra i problemi più gravi e diffusi nei Paesi occidentali e negli altri continenti, dove talvolta sono stati importati da alcuni agenti pastorali, v’è soprattutto la crisi della preghiera e la riduzione della celebrazione dell’Eucaristia a un precetto o a un semplice evento assembleare. Le risposte ai Lineamenta chiedono di “rilanciare la preghiera in senso pieno e completo, come dono, alleanza e comunione con le sue forme di benedizione, adorazione, lode, ringraziamento, domanda, espiazione, intercessione. Senza l’opportuna catechesi al riguardo, i fedeli non potranno beneficiare della linfa che fluisce dalla liturgia”.
VITA MORALE. Nelle risposte ai Lineamenta, “non mancano accenni al fatto che troppi si accostano al Sacramento senza aver riflettuto sufficientemente sulla moralità della loro vita. Alcuni ricevono la Comunione pur negando gli insegnamenti della Chiesa o dando pubblicamente supporto a scelte immorali, come l’aborto, senza pensare che stanno commettendo atti di grave disonestà personale e causando scandalo.

Del resto, esistono cattolici che non comprendono perché sia peccato sostenere politicamente un candidato apertamente favorevole all’aborto o ad altri atti gravi contro la vita, la giustizia e la pace. Da tale attitudine risulta, tra l’altro, che è in crisi il senso di appartenenza alla Chiesa e che non è chiara la distinzione tra peccato veniale e mortale”.

(30 settembre 2005)