In Germania, e non solo, si discute ancora sugli esiti elettorali e sull’ipotesi della “grande coalizione”. “ Se il nervosismo crescente è un termine di paragone, allora è chiaro per chi è più rischiosa la grande coalizione: per la Spd. Il partito sta vivendo un lungo momento di orgoglio recuperato, ma sente già venire il malessere. I suoi leader appaiono incerti, già solo riguardo la questione del cancellierato, questione altamente simbolica“, scrive Richard Meng sulla Frankfurter Rundschau (28/9), che così prosegue: “ Una coalizione è legittimata alla fin fine solo dai suoi contenuti. In questo momento, il programma può essere solo il rinnovamento della base e delle colonne dello Stato democratico, finché ha bisogno del consenso dei grandi. Nessuna svolta in termini di radicalismo di mercato, tanto meno un progetto di sinistra. Si tratta di salvaguardare la base“. Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung, Georg Paul Hefty osserva: “ In una grande coalizione futura, la Spd rappresenta indubbiamente il partner minore, che non determina il cancelliere ora ma che è tenuto ad aspirare al cancellierato, al coronamento di qualsiasi politica tedesca se non in questa legislatura, nella prossima. […] Pertanto, persino una riforma del federalismo ottenuta da una grande coalizione, non sarà grande tanto per le proprie decisioni, quanto piuttosto per la sua eco, poiché i due grandi partiti saranno pieni di sé. Contemporaneamente, la Spd lavorerà per distruggere la maggioranza dell’Unione nel Bundesrat con l’ausilio delle nuove regole future. Perché lo scopo di una grande coalizione è far sì che non ce ne sia un’altra nella legislatura seguente“. Lapidario, il settimanale Der Spiegel (26/9), nel servizio di copertina, annota: “ Dopo il voto poco chiaro degli elettori è iniziata una guerra di nervi per il potere. Angela Merkel lotta per una grande coalizione sotto la sua guida, Gerhard Schröder vuole impedirlo. Il capo della Spd, Müntefering lascia fare: per quanto ancora?“. “ Come cambiare senza una rivoluzione” è il titolo dell’editoriale di Time (3/10) sui risultati delle elezioni in Germania e sulla situazione di impasse che si è determinata dopo i risultati pari-merito dei due partiti maggiori. “ Alle elezioni del 18 settembre scrive Josef Joffe il messaggio popolare è stato che nessuno ha vinto“. Dopo aver analizzato le possibili coalizioni, tutte piene di problemi alquanto irresolubili, Joffe sentenzia: “ Alla fine, la Germania avrà un governo. Ma non sarà quello definitivo perché, qualunque sia la coalizione, si tratterà di un matrimonio forzato basato non sull’affinità, ma piuttosto sulla disperazione. Il divorzio sarà lì ad attendere non molto lontano dalla porta di casa, e così si potranno avere presto nuove elezioni“. Secondo il commentatore, “ la Cina di Germania è giusto dietro la porta, nella ‘nuova Europa’ appena ad Est, dove la produttività è alta quasi quanto in Germania, ma le paghe sono un sesto di quelle a Berlino o in Baviera. Solo i folli insisterebbero sulla longevità del prossimo governo, ma coloro che se ne intendono stanno comprando gli asset tedeschi a destra e a sinistra“. “ L’incubo tedesco” è invece il titolo dell’editoriale su The Economist, secondo il quale “ la conclusione è che i votanti tedeschi sono nel caso migliore divisi e nel peggiore ostili a ulteriori riforme“. Ad avviso del settimanale, quindi, “ qualunque sia la coalizione, se una dovesse emergere dalla confusione, non è probabile che riesca a dimostrarsi forte e stabile. I tedeschi sono quindi destinati, molto probabilmente, a tornare presto alle urne, certamente molto prima del tempo di quattro anni di una normale legislatura“. “ Dibattito sulla Turchia” si intitola il fondo su La Croix (26/09) a firma di Dominique Gerbaud, nel quale si riprende la questione se sostenere o meno l’adesione del Paese euro-orientale all’Unione europea. “ È un dibattito complesso afferma Gerbaud e la maggior parte di coloro che hanno scelto una posizione precisa su questo argomento non vogliono assolutamente intendere le ragioni opposte. È una sorta di spartiacque come se l’avvenire della Francia non dipendesse che da questo problema. Che i lunghi negoziati servano a preparare l’opinione pubblica francese a una eventuale adesione“. La prima sentenza al mondo, in Spagna, che riguarda l’11 settembre occupa le pagine dei quotidiani spagnoli del 27/9. Nell’editoriale intitolato “Condanne minori per Al Qaeda” l’ Abc scrive che “la sentenza rappresenta un precedente molto importante per l’azione giudiziaria internazionale contro il terrorismo islamico e alcune aspettative possono essere state ribassate rispetto ai risultati”. Secondo El Mundo “non bisogna avere il più remoto dubbio che Abu Dadah e la grande maggioranza dei condannati facevano parte di una cellula che si dedicava alla propaganda della Jihad, a finanziare i movimenti integralisti, a reclutare fanatici per la Cecenia, la Bosnia e l’Afghanistan”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1418 N.ro relativo : 67 Data pubblicazione : 30/09/2005