mediatore europeo" "

In ascolto dei cittadini” “

Aumentate le denunce per diritti lesi da parte delle istituzioni europee” “

“Dove le radici della democrazia sono più profonde, maggiore è la garanzia di rispetto dei diritti fondamentali delle persone”: NIKIFOROS DIAMANDOUROS ricopre dal 2003 la carica di Mediatore europeo, ovvero il “difensore civico” dell’Ue. Il suo ruolo è di tutelare i cittadini dell’Unione nei confronti delle istituzioni di Bruxelles e Strasburgo, intervenendo ogni volta in cui un individuo, un’impresa o un’associazione si sentono lesi nei loro diritti. Greco, giurista stimato negli Stati Uniti (ha insegnato fra l’altro alla State University of New York e alla Columbia University), Diamandouros spiega al Sir, che lo ha incontrato a Strasburgo: “Non bisogna mai sottovalutare le richieste dei cittadini e occorre interpretarle nel loro contesto, visto che l’Unione europea di oggi comprende ben 25 Stati”. La figura del Mediatore, prevista dal Trattato di Maastricht del 1992, compie dieci anni, essendo operativa dal 27 settembre 1995. Professore, quanti cittadini bussano alla sua porta? Per quali motivi? “Nel Rapporto che il Mediatore deve presentare ogni anno al Parlamento europeo, ho riferito di un forte aumento delle denunce. Nel 2004 sono state 3.726, con una crescita del 53% rispetto ai dodici mesi precedenti. Posso confermare che quest’anno il dato risulterà ancora molto elevato. Anche per il maggior carico di lavoro, l’ufficio passerà entro dicembre da circa 30 a una sessantina di funzionari, fra giuristi e personale di segreteria. Le motivazioni dei ricorsi sono molteplici: cattiva amministrazione, mancanza di trasparenza o rifiuto di accesso alle informazioni, presunte irregolarità nei concorsi per assumere personale nell’Ue, contratti non rispettati soprattutto verso le piccole imprese. In tutti questi casi apriamo un’inchiesta e sollecitiamo dall’istituzione coinvolta una risposta e, nel caso, una soluzione al problema”. Le denunce arrivano in egual misura dai paesi membri? Quali istituzioni sono più spesso nel mirino dei cittadini? “L’anno scorso in cima alla classifica c’era la Spagna con 482 casi, seguita da Germania, Francia e Polonia. In rapporto alla popolazione, invece, i paesi più ‘reattivi’ erano Malta, Lussemburgo, Cipro, Belgio e Slovenia. Per il 2005 confermo che l’area mediterranea è molto presente, ma crescono le denunce provenienti da cittadini e aziende dell’Est. L’istituzione che viene chiamata in causa più spesso è la Commissione. La ragione è evidente, dato che questo è l’organismo con il quale i cittadini hanno maggiori ragioni di contatto viste le sue competenze ‘concrete'”. I cittadini conoscono le funzioni del Mediatore? E, più in generale, sanno far valere i loro diritti? “La presa di coscienza dei propri diritti è il primo passo per poterli tutelare. Ecco perché, oltre al mio consueto lavoro a Strasburgo, giro per tutta Europa, incontrando istituzioni pubbliche, i colleghi mediatori che operano a livello nazionale o locale, i docenti universitari, i giornalisti. Ritengo altrettanto importanti gli incontri in cui vengo direttamente a contatto con i cittadini delle varie nazioni dell’Unione. Quest’anno, inoltre, abbiamo pubblicato il ‘Codice europeo di buona condotta amministrativa’, che è stato un piccolo successo editoriale, con una tiratura di centomila copie. È un libretto chiesto da tanti paesi, persino da fuori Europa”. Ma le normative non sono sempre così chiare per la gente comune… “È un problema reale… Non sono sicuro, infatti, che le direttive Ue siano facilmente intelleggibili per un cittadino. La legislazione europea è certamente complessa, anche per la vastità dei temi su cui deve intervenire e per il fatto di normare questioni che vengono avvertite con sensibilità diverse da uno Stato all’altro. Per tali ragioni, occorre tener presente la necessità di semplificare i linguaggi e di puntare sempre sulla trasparenza e il libero accesso delle persone al diritto comunitario”. Secondo lei, c’è un diverso atteggiamento dei cittadini dei vecchi e dei nuovi Paesi dell’Unione verso tali norme? “Io non direi che esiste una diversità tra Est e Ovest… Di sicuro, però, rileviamo come diritti e doveri siano avvertiti in modo differente da un cittadino all’altro, oppure fra un Paese e l’altro, fra una regione e l’altra dell’Unione. Nei nuovi Stati aderenti, ad esempio, è comprensibile una certa diffidenza, perché l’Europa chiede loro di cedere una parte di quella sovranità da poco riconquistata a Bruxelles. Quando si vedranno i benefici dell’adesione, tali diffidenze dovrebbero ridimensionarsi”. Come vede, dal suo punto di osservazione, il futuro dell’Unione? “Le difficoltà nel processo di integrazione non mancano e sono sotto gli occhi di tutti. Ma io vedo il bicchiere mezzo pieno, perché con il processo costituente si è innestato un grande dibattito che ha contribuito a rendere tutti più coscienti della posta in gioco con l’integrazione continentale. È importante anche – lo ripeto – il buon funzionamento degli organismi comunitari: in questo modo i cittadini si sentono più tutelati, vicini alle istituzioni e partecipi della vita democratica”.