L’arte della convivenza” “

Globalizzazione, dialogo e tolleranza al centro del "1° incontro delle civiltà"” “

Si è svolto dal 25 al 30 settembre scorso ad Antakia (ex Antiochia) il “Primo incontro delle civiltà”. La manifestazione interreligiosa è stata inaugurata con un discorso del premier turco Tayyip Erdogan . Alla conferenza hanno partecipato capi religiosi di quasi tutte le confessioni presenti in Turchia, otto ministri turchi e circa quaranta ambasciatori in rappresentanza dei rispettivi Paesi, centinaia di studiosi ed esperti di storia e sociologia delle religioni. Per la chiesa cattolica è intervenuto mons. Luigi Padovese , in rappresentanza della Conferenza episcopale cattolica in Turchia nonché vescovo di Antiochia, mentre il Vaticano è stato rappresentato, oltre che dal nunzio in Turchia, mons. Edmond Farhat , dal segretario del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, mons. Luigi Celata , e dal segretario della prefettura per gli affari economici, mons. Franco Croci . Durante l’incontro è stato letto il messaggio di Papa Benedetto XVI . PACE E RICONCILIAZIONE. “Nello sforzo di discernere i valori permanenti presenti nelle varie culture, noi possiamo trarre da esse un arricchimento. Ciò è particolarmente urgente in un’era di globalizzazione in cui può esserci il pericolo che valori fondamentali umani siano sacrificati nel nome del progresso o che siano perduti a causa di ideologie secolari distruttive”. Questo il messaggio di saluto inviato da Benedetto XVI al persone riunite ad Antiochia. “La priorità – secondo il Papa – deve essere data al rafforzamento della dignità della persona, che è sempre al cuore stesso di ogni vera civiltà. Ciò comporta – continua il messaggio del Papa, letto da mons. Celata – di trovare i mezzi e le strutture che assicurino che la vita in tutta la sua ricchezza, sia rispettata: che tutti abbiano accesso ad una condizione di vita dignitosa; che la sicurezza sia assicurata a tutti; che i giovani siano formati nella verità e con ideali nobili; che le comunicazioni culturali fioriscano; e che la libertà religiosa, inclusa quella delle minoranze, sia protetta. Prego – ha affermato il Papa – perché possiate approfondire la vostra determinazione a celebrare, nel vostro patrimonio spirituale e culturale, quei valori che riconoscono la centralità della persona e promuovono la comprensione, il rispetto e la pace reciproci. Antiochia è una città che è stata testimone del succedersi di varie civiltà. Non dobbiamo dimenticare di imparare dal contributo che ciascuna di esse ha dato, mentre dobbiamo confrontarci con le sfide del mondo di oggi. Non si può omettere di ricordare che ad Antiochia i seguaci di Gesù Cristo furono per la prima volta chiamati cristiani, indicando che il messaggio del Vangelo non è confinato ad un singolo popolo, ma attraversa tutti i confini etnici e culturali”. L’URGENZA DEL DIALOGO. Un invito a dialogare è giunto da mons. Padovese, per il quale nel “nostro mondo sempre più globalizzato” il dialogo è necessario per “la sopravvivenza, anzi è l’unica possibilità di non cedere alla spirale d’una violenza che non ha fine. Si tratta, come scriveva Agostino, di ‘uccidere la guerra con le parole anziché uccidere gli uomini con la spada e procurare la pace con la pace e non già con la guerra’”. Globalizzazione, ma anche pluralismo religioso che “impone il dialogo e al riguardo le regioni hanno un compito fondamentale. Esse non sono delle ideologie, ma devono piuttosto ridurre l’aggressività tra gli esseri umani”. Per il prelato la cultura del dialogo “è oggi uno dei compiti primari che le religioni hanno in contrasto quanti vogliono mantenere confini, chiusure, diffidenze”. Dialogare significa “ricercare insieme, come affermare Papa Giovanni XXIII, non quanto ci separa, ma quanto ci unisce. Non si può dialogare se non s’impara prima ad essere tolleranti. La tolleranza, infatti, precede il dialogo”. L’essere ad Antiochia, per Padovese non è casuale: questa città ha nel suo “Dna l’arte della convivenza”. “Proprio la storia di Antiochia – ha spiegato – dove uomini di fedi diverse hanno convissuto pacificamente per secoli, è un’indicazione per i nostri giorni. Antiochia ci richiama ad un dialogo della vita, dove si convive e si condivide; a un dialogo delle opere dove ebrei, cristiani e mussulmani operano insieme in vista del bene comune; Antiochia ci richiama infine ad un dialogo dell’esperienza religiosa dove si compartecipano le ricchezze spirituali per ciò che riguarda la preghiera, la contemplazione e le vie di ricerca di Dio”. NO ALLO SCONTRO DI CIVILTà. “Dobbiamo dire di no allo scontro delle civiltà e delle religioni e sì al dialogo e alla armonia”, ha affermato il premier turco Erdogan sottolineando che “il terrorismo non può essere ascritto ad alcuna religione e perciò non si può parlare nemmeno di terrorismo islamico. Il terrorismo è un delitto contro l’umanità e pertanto è fuori di ogni religione – ha aggiunto – La globalizzazione impone una scelta tra terrorismo globale e pace globale. Quest’ultima è una grande opportunità e deve essere la nostra scelta”. Erdogan ha quindi affermato che la formula da seguire è quella del “pluralismo nell’unità e dell’unità nel pluralismo” richiamando, però, poi, “l’aspirazione espressa dal sufismo (islam mistico, tradizionalmente forte in Turchia, ndr.) a diventare alla fine una cosa sola”.