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Al via i negoziati di adesione all’Ue” “
Sono incominciati nella notte tra il 3 ed il 4 ottobre i negoziati tra l’Ue e Ankara per l’adesione della Turchia all’Ue. “Per noi è l’inizio di una nuova era” sono state le prime parole del ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul, che ha siglato l’accordo alla presenza del presidente di turno dell’Ue, l’inglese Jack Straw, del commissario all’allargamento Olli Rehn e del responsabile della politica estera dell’Ue, Javier Solana. Un risultato raggiunto anche per le pressioni della Casa Bianca. Secondo alcune fonti diplomatiche il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, avrebbe telefonato al primo ministro turco, Erdogan, assicurandogli che il mandato negoziale dell’Ue con Ankara non avrà ripercussioni sulla Nato. La Turchia aveva espresso preoccupazione che Cipro potesse entrare nell’Alleanza prima di una soluzione del contenzioso con la Grecia. UN OBIETTIVO DA SOSTENERE. “Una Turchia stabile, democratica e moderna è un obiettivo che dobbiamo sostenere attivamente”. Con queste parole il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha commentato il via libera dell’Ue all’avvio dei negoziati di adesione della Turchia. “Naturalmente – ha aggiunto – il cammino sarà lungo e difficile. L’adesione non è né garantita, né automatica. La Turchia deve essere trattata come tutti gli altri Paesi candidati. Deve rispettare rigidamente i principi di democrazia, di rispetto dei diritti dell’uomo e lo stato di diritto se vuole aderire al club. L’Europa deve imparare a conoscere meglio la Turchia. E la Turchia deve conquistare i cuori e lo spirito dei cittadini europei perché sono loro che decidono sull’adesione della Turchia”. Positivo anche il commento del presidente dell’Europarlamento, Josep Borrell che ha dichiarato di “aspettarsi che la Turchia rispetti pienamente le condizioni poste”. “La Turchia fa parte dell’Europa” è stato il commento del Segretario generale del Consiglio d’Europa, Terry Davis, per il quale sarà importante verificare “se l’Europa sarà in grado di comprendere il fatto che un Paese islamico si dica pronto a fare propri i valori democratici e il primato del diritto”. IL QUADRO NEGOZIALE. Rigore, nessuna certezza sul buon esito del negoziato che potrà essere sospeso, rispetto del diritto Ue. Sono solo alcuni dei punti chiave alla base dell’accordo che regolerà l’adesione della Turchia all’Ue che in caso positivo avverrà, comunque, solo dopo il 2014, data prevista per l’entrata in vigore del bilancio successivo a quello 2007-13. Le trattative tra Ankara e Bruxelles saranno “open-ended” ovvero dall’esito non garantito. È prevista anche la sospensione dei negoziati “in caso di violazione seria e persistente, da parte della Turchia, dei principi di libertà, di democrazia, di rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello stato di diritto sui quali si fonda l’Unione”. Nel documento si parla anche di “Capacità di assorbimento” ovvero della “capacità dell’Unione di assorbire la Turchia, mantenendo il ritmo dell’integrazione”. Non manca, infine, un riferimento a Cipro. A riguardo l’Ue chiede il proseguimento degli “sforzi della Turchia per giungere a un regolamento globale della questione cipriota nel quadro dell’Onu”. I negoziati si svolgeranno nell’ambito di una conferenza intergovernativa”. UN CAMMINO LUNGO 46 ANNI. Risale al settembre del 1959 la prima richiesta di adesione come membro associato alla Comunità economica europea (Cee) da parte della Turchia. Ma ci vollero quattro anni, nel 1963, per vedere la firma di un accordo di “associazione” con la Cee per arrivare ad una unione doganale. Particolare importante, nel documento, all’articolo 28, si parla della possibilità di una eventuale adesione. Tra il 1974 ed il 1980 il cammino verso l’Europa della Turchia però si ferma a causa prima dell’invasione di Cipro (1974) e poi del colpo di stato militare ad Ankara (1980). Nell’aprile del 1987, un anno dopo la ripresa del processo di avvicinamento, la Turchia si candida per una piena adesione alla Cee. Nel frattempo era stato restaurato il sistema parlamentare. Nel 1996 entra in vigore l’unione doganale con la Comunità europea, ma l’anno dopo il Consiglio Ue di Lussemburgo gela le aspirazioni turche di adesione. Una decisione parzialmente mitigata da quella assunta dallo stesso Consiglio ad Helsinki, nel dicembre del 1999, quando al Paese viene riconosciuto lo status di Paese candidato ma senza indicare nessuna data per l’apertura dei negoziati. Per rispettare ed adeguarsi ai criteri di Copenaghen (del 1993) la Turchia tra il 2001 ed il 2002 avvia una serie di riforme nella direzione del rispetto dei diritti umani e delle minoranze. Nel dicembre del 2004 i leader europei decidono di avviare i negoziati di adesione il 3 ottobre 2005. Nel 2005 entra in vigore il nuovo codice penale turco, a luglio arriva la firma del protocollo di estensione dell’unione doganale e dopo varie fasi il 28 settembre l’europarlamento dà via libera ai negoziati senza ratificare il protocollo sull’estensione dell’unione doganale Ue-Turchia. Strasburgo chiede inoltre che il genocidio degli armeni sia riconosciuto da Ankara prima dell’eventuale adesione. Dopo lunghe trattative l’Ue fissa nel 3 ottobre l’avvio dei negoziati di adesione.