Una fede comune

IL SINODO

Avere la stessa fede, avere lo stesso pensiero di Cristo. Questo è uno degli inviti che Benedetto XVI ha rivolto ai vescovi convenuti a Roma per riflettere sull’Eucaristia. E non può essere diversamente dal momento che la fede ci precede e ci è consegnata. La fede è stata ampiamente professata dai padri sinodali, che nei loro interventi hanno finora richiamato universalmente l’insegnamento della Chiesa, vissuto nella concretezza delle diverse Regioni del mondo. E, così, la legittima differenza – si pensi all’Oriente o all’Occidente, ai Paesi di antica tradizione cristiana o a quelli di recente evangelizzazione – ha arricchito l’universalità.

Le parole dei vescovi sulla teologia dell’Eucaristia hanno davvero contribuito a rendere più ricca e completa la fede cattolica. Maestri di fede hanno dimostrato due preoccupazioni di fondo: che l’Eucaristia sia oggi al centro della catechesi, di modo che i fedeli ne abbiano una piena conoscenza ed esperienza e che sia evitato tutto ciò che può offuscare la grandezza e lo splendore del Sacramento, lasciato da Cristo alla sua Chiesa.
“Nell’Eucaristia si rivela che quello di Dio è un disegno di amore: in Essa il Deus Trinitas, che in Se stesso è amore, si abbassa nel Corpo donato e nel Sangue versato da Cristo Gesù, fino a farsi cibo e bevanda che alimentano la vita dell’uomo”. È il volto affascinante dell’Eucaristia, al quale ha fatto riferimento il card. Angelo Scola, relatore generale del Sinodo.

Per José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, l’Eucaristia è fonte ed epifania della comunione ecclesiale, polo di attrazione per tutti i credenti: “Il vero ecumenismo, infatti, non consiste tanto nell’andare noi verso i nostri fratelli separati o nel venire loro verso di noi, bensì nell’andare, noi e loro, sotto la guida dello Spirito, verso Colui che ha voluto rimanere con noi sotto le specie eucaristiche”.

La celebrazione eucaristica, ha detto il vescovo di Mende (Francia) Robert Le Gall, si coglie in quella linea discendente “per la quale Dio viene a noi attraverso l’Incarnazione redentrice” e compie la santificazione dell’uomo; la grazia donata suscita la nostra lode e il nostro agire: “Se noi rendiamo grazie è perché riceviamo la grazia”. Suggestioni antiche hanno provocato le parole di Ignace Pierre VIII, patriarca di Antiochia dei Siri, che ha raccontato come nella liturgia locale siano presenti le testimonianze della primitiva comunità giudeo-cristiana.

“In Egitto fu versato il sangue dell’agnello per la liberazione del popolo e a Sion fu versato il sangue dell’Agnello della verità. Guardando ai questi due agnelli contempliamo rassomiglianze e differenze. L’agnello dell’Egitto fu come un mistero nell’ombra, mentre l’Agnello della verità è il suo compimento. L’Agnello pasquale, Gesù Cristo, ha salvato attraverso il suo sangue il popolo dai suo errori. In Egitto il simbolo, ma nella Chiesa la realtà!”.

“Le Chiese orientali – ha detto l’arcivescovo di Changanacherry (India) J.Powathil – sono state definite Chiese liturgiche, data la grande enfasi che pongono sulla celebrazione eucaristica e sulla liturgia nel suo insieme. Per loro, la liturgia celebra la fede trasmessa dagli Apostoli, la teologia spiega ciò che viene celebrato e la disciplina protegge, come un guscio, ciò che viene celebrato, spiegato e vissuto”. Ancora P.Kang U-Il, vescovo di Cheiu (Corea), ha esortato i suoi confratelli: “Dobbiamo adoperarci più attivamente alla ricerca di strumenti che rendano agevole ai cattolici di oggi l’esperienza del valore autentico dell’Eucaristia, la piena partecipazione ad essa e l’esperienza della gioia che infonde”.

E le ombre? G.W.Wiesner, vescovo di Prince George (Canada), ha messo in evidenza come “molti non hanno una corretta comprensione dell’Eucaristia e pertanto non riescono a partecipare adeguatamente”. In tanti hanno notato come la secolarizzazione sia un pericolo mortale. L’arcivescovo di Prtoviejo (Ecuador), J.M.Ruiz Navas ha dichiarato: “L’evangelizzazione nel mio Paese presenta vive espressioni di pietà cristiana, che rispettiamo, ma le radici dell’evangelizzazione non sono profonde: occorre spingerle più a fondo, prima che la tempesta secolarizzatrice arrivi nei nostri Paesi”.

E dalla Grecia, l’arcivescovo Y.Spiteris ha notato: “Si ha la sensazione che, nella visione eucaristica dei nostri fedeli, sia prevalsa una pratica individualistica, pietista e intimista dell’Eucaristia a scapito del suo aspetto prevalentemente comunionale ed ecclesiale. Si vuole comunicare con Gesù, senza comunicare con Cristo totale, Capo e Membra”.

Tadeusz Kondrusiewicz, arcivescovo di Mosca, ha denunciato: “La violazione delle norme liturgiche offusca la fede e la dottrina della Chiesa sull’Eucaristia e porta al tradimento della regola Lex orandi – Lex credendi. Bisogna accettare il fatto che la Liturgia ha un carattere stabilito dall’alto e non libertario”.

(07 ottobre 2005)