IL SINODO
È in corso in Vaticano dal 2 al 23 ottobre l’XI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi su “L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”. Pubblichiamo alcuni stralci dei primi interventi dei padri sinodali europei. GIOVANI. “Sinceramente credenti e ben formati culturalmente” ma con “forte difficoltà a comprendere il senso proprio la presenza reale eucaristica”. Così il card. Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale d’ITALIA, ha descritto i giovani ai quali ha tenuto una catechesi a Roma in occasione della Gmg di Colonia.
“Era infatti chiara per loro – ha proseguito – la differenza tra cambiamento reale e semplice cambiamento di significato, ma era invece difficile comprendere come la presenza eucaristica di Cristo possa essere propriamente reale, dato che ai nostri sensi e ad eventuali esperimenti risultano sempre il pane e il vino”.
“Alla base della difficoltà vi era l’equazione, sia pure non del tutto consapevole, tra ciò che è reale e ciò che è sperimentabile”. A giudizio del cardinale “il tipo di razionalità e di cultura oggi prevalente pone alla comunicazione della fede il problema di chiarire preliminarmente che la realtà autentica è ben più ampia di quella che cade sotto la nostra esperienza”. MARTIRIO. “Mettendo fuori legge la nostra Chiesa greco-cattolica” i comunisti “avevano una grande paura del Dio presente nell’Eucaristia”. Mons. Lucian MureSan, arcivescovo metropolita di Fagaras e Alba Julia dei Romeni e presidente della Conferenza episcopale di ROMANIA, ha ricordato l’eroismo di tanti sacerdoti “martiri moderni” del XX secolo, che “hanno offerto tutta la loro sofferenza al Signore”.
“Quante sante messe celebrate clandestinamente in un cucchiaio al posto del calice e con il vino fatto di qualche chicco d’uva trovato sulla strada – ha rievocato -… quante umiliazioni, quando durante l’inverno a meno di 30° erano svestiti a pelle nuda per la perquisizione; quante giornate passate nella famosa stanza nera, come pena perché furono scoperti nella preghiera”. VITA. “Si delinea un quadro di svalorizzazione riguardo l’Eucaristia” e “ciò corrode anche il tessuto sociale della comunità della fede”. La denuncia è dell’arcivescovo di Utrecht e presidente della Conferenza episcopale dei PAESI BASSI, card. Adrianus Simonis, che tuttavia invita ad “avere compassione tenendo conto dei condizionamenti cui uomini e donne sono sottoposti” e, piuttosto che ricorrere “a cambiamenti strutturali come ad esempio” l’accesso di “uomini sposati al sacerdozio”, suggerisce di “continuare a fare memoria dell’intuizione fondamentale della vita come dono e sacrificio” per “iniziare a vivere più ‘eucaristicamente'”. COMUNITÀ. “Si ha la sensazione che, nella visione eucaristica dei nostri fedeli, sia prevalsa una pratica individualistica, pietista e intimista dell’Eucaristia a scapito del suo aspetto prevalentemente comunionale ed ecclesiale.
Si vuole comunicare con Gesù, senza comunicare con Cristo totale, Capo e Membra”, ha osservato mons. Yannis Spiteris, arcivescovo di Corfù, Zante e Cefalonia e amministratore apostolico di Tessalonica (GRECIA). Per il presule occorre mettere in pratica “l’affermazione ‘l’Eucaristia fa la Chiesa’” per “trasformare sempre più i credenti in comunità ecclesiali vive”. SACRIFICIO. “La globalizzazione economica e il libero mercato fanno in modo che nel mondo ci sia sempre meno spazio per lo spirito di sacrificio. L’essere umano è trattato spesso come una merce” e “a queste pressioni finiscono per cedere anche i cristiani” cercando una religione facile, senza precetti e senza croce”.
Tendenze “che si possono notare anche nell’insegnamento sull’Eucaristia di cui si sottolineano molti temi importanti: il banchetto, la comunione, l’ascolto della Parola di Dio, il sacramento… Tuttavia essi non hanno una ‘chiave di volta’”.
Ad affermarlo mons. Edward Ozorowski, vescovo di Bitetto (POLONIA), che denuncia i rischi di una “protestantizzazione della teologia dell’Eucaristia che si rivela un rito bello ma poco significativo per la vita”. ECUMENISMO. “Non sono possibili per noi l’intercelebrazione, l’intercomunione, l’ospitalità generale offerta a tutti i battezzati, ma la partecipazione alla santa comunione di singoli battezzati non cattolici, in casi eccezionali e a determinate condizioni, è esplicitamente prevista”.
La precisazione è di mons. Amédée Grab, vescovo di Coira e presidente della Conferenza episcopale della SVIZZERA, che invita “i pastori” a “tenere presente questa possibilità nel comportamento verso quanti, senza appartenere alla Chiesa cattolica, condividono la preghiera accorata di Gesù per l’unità”. SILENZIO. “La nostra cultura è piena di paradossi” ha detto il card. Godfried Danneels, arcivescovo di Malines-Bruxelles e presidente della Conferenza episcopale del BELGIO; “per l’uomo contemporaneo la percezione dell’invisibile è difficile, eppure vi è un sicuro interesse per tutto ciò che si trova al di là dell’orizzonte, dell’efficacia e della produttività”.
È “uomo d’azione”, ma “nasconde anche un’immensa sete di gratuità”, e “in molti dei nostri contemporanei vi è un’autentica sete di silenzio. Tutti questi elementi della nostra cultura, ha concluso il cardinale, “portano in sé dei semi per un’evangelizzazione della nostra cultura, e la migliore evangelizzazione è proprio la celebrazione della liturgia”. RICONCILIAZIONE. “L’esperienza del mio Paese ha dimostrato il potere di trasformazione che la liturgia della Parola e l’omelia operano”. A parlare è mons. Sean Baptist Brady, vescovo di Armagh, presidente della Conferenza episcopale di IRLANDA, per il quale “parole della Sacra scrittura quali giustizia, pace, perdono, sono diventate la ‘lingua franca’ del processo di pace”.
“Ciò testimonia il potere della Parola, sotto l’azione dello Spirito Santo, di fare nuove tutte le cose” ha aggiunto con riferimento al “ruolo avuto” da due uomini di Chiesa (un ex presidente della Chiesa metodista e un sacerdote redentorista) nel raggiungimento della firma dell’atto di disarmo. “In tante occasioni di grande tragedia e violenza” ha concluso, la Parola ha contribuito a trasformare “atteggiamenti di collera, vendetta e ritorsione in azioni di riconciliazione, perdono e guarigione”. UNITÀ. “Il Battesimo introduce nel corpo di Cristo, l’Eucaristia fa crescere e porta a compimento l’incorporazione. Così l’Eucaristia non solo esprime l’unità della Chiesa, ma la produce. In quanto elemento costitutivo dell’unità, non può venir meno; ma deve essere accolto come momento chiave per rendere pratiche le nostre aspirazioni ecumeniche”.
Lo afferma mons. Sofron Stefan Mudry, vescovo emerito di Ivano-Frankivsk (UCRAINA), sottolineando che “una comune partecipazione alla celebrazione dell’Eucaristia fra cattolici e ortodossi potrebbe essere quella luce che ci illumina” verso l’unità. Esigenze “forse non ben presenti nei rapporti ufficiali tra le nostre Chiese” ma “che si fanno sempre più sentire nel nostro lavoro pastorale quotidiano”. LITURGIE. “Quando sperimentiamo la vita della Chiesa nell’Eucaristia, non possiamo sperare che si tratti di ‘un’esperienza priva di tensioni'”: per mons. Dominik Duka, vescovo di Hradec Kralové (REPUBBLICA CECA) “molti di noi sono convinti che esista una ‘liturgia tridentina’ e una ‘liturgia posteriore al Concilio Vaticano II’. Ma non è vero. Ci sono liturgie differenti e ‘sviluppi liturgici’ ve ne sono sempre stati. Dobbiamo avere grande considerazione per la liturgia della Chiesa orientale, ma anche per i nuovi sviluppi della ‘liturgia latina’” e “devono essere ammessi anche modi diversi di venerazione di Cristo in Asia, Africa o Europa”. PENITENZA. “Mancando la voglia o la possibilità di riconciliazione sacramentale, ai cattolici diventa impossibile anche vivere l’unione più profonda con Gesù Cristo e con la Chiesa, favorita dall’Eucaristia” ha rimarcato mons. Rimantas Norvila, vescovo di Vilkaviskis (LITUANIA).
A ciò si aggiungono “tendenze opposte alla fede cristiana” quali la diffusione della “pratica esoterica, della magia, dell’occultismo”. Di qui l’urgenza di “riscoprire in una luce nuova” il sacramento della confessione per la “formazione della coscienza”, oltre che “di rinnovare la prassi della direzione spirituale”.
(12 ottobre 2005)